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venerdì 13 aprile 2012

People I know


Prima o poi a tutte le ragazze capita l'Idealista Irrealista. non ha importanza in quali valori imbarazzanti lui creda. in realtà sotto la facciata idealista è un porco inveterato di quelle che ce ne sono pochi.
l'anno scorso  mi ero lasciata con l'Ingegnere. e mi guardavo attorno, dato che non sono votata allo stare sola. ed ecco che questo compagno di corso mi comincia a parlare e a provarci. era lui. l'Idealista Irrealista. Comunistone contro ogni tipo di tecnologia, rovesciamo il sistema, tutto il potere agli operai e vedi che ti mangi.
-Tu ce devi venì alle riunioni del gruppo mio, Midò, saresti una compagna fenomenale, già te ce vedo, ce serve gente come te, poi si sta 'nziame un po? (occhiolino) eh, Midò? (strizzata di mano sulla spalla e occhiata alle tette). Te se' 'ntelligente, mazza oh, poproprio spaccà...- Ed altre amenità del genere. Cosa di preciso facesse questo gruppo non era dato saperlo. 
-Semo de sinistra, mò famo na partita de calcio co' quelli de San Lorenzo, ddevì venì a tifamme, poi 'nnamo alla riunione e mi dici che ne pensi, Bbella Midò.
 Il ragazzo era tollerato solo per due motivi:
1. Era uno dei pochi galli nel pollaio, dato che io faccio lettere. rapporto uomini-donne uno a venti.
2. Il tipo era tremendamente carino. E che ci vuoi fare allora in quei casi.
peccato che l'idillio sia stato troncato allo scambio dei numeri di telefono e dopo qualche messaggiata. si era dimenticato di darmi qualche inormazione fondamentale, tipo che aveva una ragazza da tre anni o giù di lì.

Iniziate di nuovo le lezioni, ciao, ciao, passata bene la Pasqua, dato questo esame, etc. etc.
Fuori dalla libreria universitaria.
-Ciao Midò, che sta a ffà?
-No aspetto un'amica, tu?
-Io sto annando a 'nnaltra libreria, tacci loro, qui fanno solo il 10% di sconto...
-Eh sì, ma è più vicina...
-Ehggià, poi non so, forse vado dalla ragazza mia. sai, gli istinti. (occhiolino).

Todos unidos por la F**a.
                               Midori

domenica 25 marzo 2012

Post Agrodolce della Domenica Mattina

Il senso di svuotamento interiore che si prova a finire un libro è qualcosa di drammatico. Se poi era una collana di libri letta tutta d'un fiato il buchetto nell'anima aumenta. A Song of Ice and Fire è stata una scoperta meravigliosa (grazie AlexV): posso solo dire che ho comprato tutti i libri in inglese e che in meno di un mese li ho divorati. Attendo il prossimo con ansia. Si, peccato che ci vogliano tre anni, come minimo. L'altra cosa che non mi è piaciuta è la qualità dell'inchiostro dell'ultimo libro, A Dance with Dragons. Sapete, no, quell'inchiostro che ci passi sopra il dito e sbava? Quello. Inchiostro non adatto alla carta ecologica utilizzata dalla Harper per la realizzazione del libro. Hanno praticamente dato alle stampe un libro che non tende all'immortalità (non era neanche un'edizione economica, ma quella figa con la copertina rigida). In queste cose la piccola prosivendola che è in me alza il capino e minaccia il mondo col dito.
Stamattina  stato bruttissimo svegliarmi, tendere la mano sul comodino per prendere il libro, cercare il segno e ricordarsi che no, è finito. A queste piccole bestemmie interiori si aggiunge Baba che mi chiama all'alba (le otto, vecchio orario...ma di domenica mattina è alba). E poi Baba mi ha passato Nonna P.
Ormai le telefonate con lei seguono uno schema preciso, lo stesso che seguivano le mie con baba quando partiva per qualche congresso.
-Midò, midori? Come stai alla nonna?
-Bene nonna, e tu?
-Tutto a posto. (tono lamentoso) E quando torni?
-A Pasqua, nonna.
-AAh (conta sulle dita quanto manca.) Na settimana?
- (ha sbagliato il calcolo.) Quasi nonna.
-C'jè bell. Mò io e Maria Midoriti prepariamo la camera. Sei contenta alla nonna?
-Si nonnna.
-Na settimana. mèh, mèh, mèh. Nu vas allà nonn.

Un tempo ero io ad occuparmi di lei, adesso è il contrario. Che piccola stretta al cuore.

                                                                                                                     Midori

venerdì 17 febbraio 2012

Di fatine della casa ed altre facezie

Ieri ho fatto un dolce per il Rufo. Ogni tanto la fatina della casa che è in me si sveglia e prepotentemente decide che devo essere l'angelo del focolare anni 50, quella classica da manifesto pubblicitario americano. La scelta del dolce non ha richiesto particolari ragionamenti: doppio pan di spagna al cioccolato farcito con crema al cioccolato. Una robina che ti fa salire il conto delle calorie alle stelle. Non mi è uscito neanche male. Se non fosse che per fare la crema ho quasi fuso il fondo del pentolino. Pentolino che ora è in rianimazione e bolle con acqua ed aceto. La Mutti mi ha già fatto presente che se il paziente non migliora sta a me ricomprarlo. Ouch.  Del resto non sono nuova a disastri di questo genere. L'anno scorso mentre preparavo la pasta al forno (sempre la fatina della casa ch'entro mi cinguetta) ho quasi dato fuoco alla casa. La cosa esilarante è che nonna P non si è accorta di nulla mentre le fiamme si alzavano dal piano cottura, bruciando una tovaglia, a perenne memoria di quella mattina scellerata. 
Non essendo io un tipino casalingo, o pratico, ogni mia impresa culinaria è da nonna p considerata come eroica ed essenziale, convinta che non appena il Rufo si accorgerà che non so cucinare, mi lascerà impietosamente, come alla "svergognata". Santa nonna p. 
Per quanto riguarda le faccende domestiche in generale, beh, oserei dire che stiamo messi peggio. Sono assolutamente inetta e sbadata. A ciò non ha contribuito il fatto di aver sempre avuto la signora delle pulizie ed ai tempi, la nonna. Per quanto riguarda la signora delle pulizie abbiamo sperimentato i vari tipi: quando ero molto piccola veniva una signora più anziana di nonna. E finiva sempre che la nonna lavorava più di lei. Ci ha mollato quando ci siamo trasferiti in una casa più grande. La seconda era energica (anche troppo), impicciona  e non voleva farsi mettere in regola, altrimenti avrebbe perso la pensione del marito. Ci mollò da un giorno all'altro. E poi, circonfusa di alone divino, è arrivata Maria Midori. In regola e palleggiata tra tutto il nostro clan. Si perché il lunedì, martedì e sabato viene da noi, il mercoledì e venerdì da mia zia ed il giovedì dai nonni. Si chiama come me, Midori e questo causò parecchi problemi nelle conversazioni dei nonni, fino ad arrivare alla salomonica decisione di chiamarla con il nome completo, Maria Midori, appunto. Decisione che a me pare quella presa dalle datrici di lavoro vittoriane, del tipo :"Ti chiami Eleonor mia cara? Ma non è un nome adatto ad una cameriera! Ti chiamerò Mary, d'ora in poi". Ma comunque.
Maria Midori è più di una signora delle pulizie. Oltre a discutibili abilità, quale il generare campi elettromagnetici che fanno smettere di funzionare qualsiasi attrezzo elettrico al suo passaggio o staccare cavi o invertire meticolosamente l'ordine degli scaffali quando spolvera, Maria Midori si prende cura di scarrozzare nonni e nonna p, di cucinare se necessario, di consolare, redarguire e portare giustizia, di assumersi insomma tutti quei compiti che in un clan con età media  46 anni saranno utilissimi. in sintesi si prepara a fare il salto di qualità da signora delle pulizie (nome con il quale nessuno la chiama. Lei è Maria Midori che ci da un aiuto) a badante ufficiale del clan.
No wonder che io sia inetta, anche se da quando studio fuori sono migliorata, ed anche tanto.
God bless Maria Midori. E le torte al cioccolato.
Sperando che la mia fatina della casa interiore abbia ricevuto abbastanza sfogo dopo ieri
                                                            Midori