Visualizzazione post con etichetta midori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta midori. Mostra tutti i post

domenica 7 luglio 2013

Sabati sera DIFFERENTI

A qualche giorno dalla picciola vigilia non ho ancora aperto la tesi per prepararmi.
In compenso ieri sono andata al Gay Village, accompagnata dalle fighe sorelle Judoka.

Il posto è ancora più figo di quanto pensassi: la possibilità di essere chiunque si voglia essere è lì, a portata di mano e la si coglie. Ballare in una pista piena di uomini che non sono interessati a toccarti il culo. E riuscire comunque a rimorchiare.

Ammirare le drag queen e chiedersi perché non si è così femminili ed eleganti come loro.
Vedere gente che si ama, o si bacia o si tiene per mano e pensare che per strada sarebbero additati, o peggio.
Ballare scatenandosi, cantando a squarciagola.
Oppure semplicemente stare con le amiche, sedute sul prato, con i tacchi ed i vestiti, a guardare il mondo, dicendosi che è meraviglioso perché è vario.

                                                                                            Midori

venerdì 5 luglio 2013

No way, Bitchy



A Roma da due giorni, rivisto tutti i miei amici (tranne Zzia, Zzia dove sei mi manchi). Consegnata la tesi al professore e la settimana prossima accadrà: la laurea.
Dal sud giungono preoccupanti notizie di pulmini, pranzi con due primi e "tu non ti preoccupare che ci pensiamo noi". Non ti preoccupare un paio di palle. Nel dubbio sto ignorando il problema come se non esistesse. Perché io ho altro a cui pensare: ho trovato uno stage questa estate. In una città partenopea. Il mondo gira.

E dovrebbe girare anche il karma.

-Ciao Watusso! Ciao Bitchy!
-Midori! Ma sei scura quanto la kebabbara dell'angolo!
-Watusso, certamente Midori è abbronzata, ma è anche il contrasto col rosa pallido del vestito. [sfodera il sorriso latte&miele, dall'alto della sua carnagione fosforescente]
Mandata dal cielo arriva AlexV, arriva, sorride e dice:
-Veramente è un corallo acceso.




                                                                                                 Midori

lunedì 1 luglio 2013

Corsi e ricorsi storici

Sera tardi in casa Pa. Squilla il mio telefonino.
-Midori, mi DEVI aiutare.
-Ciao Cuginetta, dimmi.
-Ho un problema.
-Ovvero?
-Il mio ragazzo mi ha fatto un succhiotto e mi vergogno con i miei.
-Correttore, correttore come se piovesse.
-Io sono in giro e non lo ho con me.
-...
-...

Quattro anni fa. Vigilia delle nozze d'oro dei miei nonni. Lucia è di fresca storia d'amore con Renzo. Nel pomeriggio è stata al parrucchiere, si è fatta i capelli corti e poi è uscita con la sua dolce metà.
Al mattino, mentre io già pronta passo nel corridoio, una mano esce dal suo bagno e mi ghermisce.
-Midori, mi DEVI aiutare.
-Dimmi Lucia, me che hai, il torcicollo?
-No, ho questo.
Il succhiotto più grosso che io avessi mai visto.
-Io ho finito il correttore e mutti e baba se lo vedono mi scuoiano.
-[Il pensiero corre al mio correttore di Chanel, che ho risparmiato mesi per comprare, che uso con il contagocce] NO!
-Si tratta dell'unica soluzione.
-No.
-...
-Mettine poco.
L'antico succhiotto fu portato in salvo. Il correttore fu implacabilmente finito. In tutte le foto Lucia posa con il viso piegato, come una gallina a cui avessero tirato il collo.

-Ho capito Cuginetta, passa pure.

Cuginetta è passata ed ha preso in prestito il correttore. Non Chanel, questa volta, ma abbastanza costoso.


Dovrei imparare a dire di no.

                                                                                     Midori

I don't like mondays


Te lo dico io perché non mi piacciono i lunedì: perché questo qui in particolare, alla vigilia del rientro a Roma, tra le altre cose, è iniziato con la visita dalla ginecologa. Olè.

Non ricordo di averne già parlato, ma la mia ginecologa è la stessa che mi ha fatto nascere. Praticamente Inception con le vagine al posto dei sogni. 

I maschietti difficilmente potranno capire il fastidio dello stare seduti a gambe aperte, mercanzia al vento, parlando del più e del meno, mentre la dottoressa ti visita con i guanti gelidi.

-Allora, fastidi o altro?
-No, tutto regolare.
-Bene, bene. Stai avendo rapporti?
-Diciamo che sono credente, ma è un po' che manco da Messa.
-Come scusa?
-No, non ne sto avendo.
-Ma li hai avuti, vero? Perché se no la modalità della visita cambia...
-Si, li ho avuti [mocc a te, sono tre anni che mi visiti, ogni volta sta domanda].
-Allora, rilassati.
-...
-...

A parte cinque minuti per trovare la mia ovaia sinistra con l'ecografia,  tuto è andato normalmente.

Lamentandomi più tardi al telefono con AlexV.
-Non puoi capire la sgradevolezza.
-Posso.
-Buah.
-Si, si, come se poi non ti piacesse.

Per lo meno di solito prima mi faccio offrire un caffè.

                                      Midori

venerdì 28 giugno 2013

San Giorgio mi fa un baffo

Un urlo squarcia il silenzio di casa Pa. Mutti. E poi Nonna P. Io e Baba, imboscati sul balcone a fumare rientriamo di gran carriera. In cucina è  il panico. Le donne sono lì con le vesti scomposte ed i capelli scarmigliati. Riusciamo a capire la ragione di questo panico. Sotto il tappeto.
Coraggiosamente sollevo questo novello velo di Maya, comprato al mercato per pochi euro al metro. Il mostro è lì. Una lucertolina poco più grande della mia unghia del mignolo. 
Adorando i rettili, la porto in salvo.
La quiete domestica è salva. Novella San Giorgio mi aggiro baldanzosa.
Per Mutti, la donna che fa tremare docenti, alunni e appuntati di segreteria con uno sguardo,  si prospetta un'estate di prese per il culo. Battuta da una lucertolina.

                                                                             Midori

martedì 25 giugno 2013

La chiara spiegazione del mio pessimo karma

Sono una persona orribile.
All'inferno c'è già un posto chiaramente assegnatomi.
Faccio male alle genti.
Merito tutto il karma negativo di questo mondo.

Domenica abbiamo portato Nonna P al mare. A me il compito di metterle la protezione sul corpo e sul viso.

Ad oggi nonna p sfoggia una bruciatura solare pari pari al tatuaggio di Mike Tyson.


Mi cospargo il capo di cenere. 

                                                           Midori

lunedì 24 giugno 2013

Compiti

Tra la corveè domestica nella quale sono ripiombata, ci sono vari compiti che mi spettano.

Il primo scontatissimo è coccolare Nonna P, eseguire i suoi desideri e provare a non smattare quando per la quarta volta decide di fare il tuffo del pinguino per le scale. Il tuffo del pinguino è quello di pancia giù per l'iceberg, nel caso non aveste presente. 

Ci sono i lavori di bassa manovalanza in cucina. Nonostante io abiti da tre anni fuori casa, in cucina devo ammettere che sono ancora un disastro. Nel senso che saprei anche cucinare, ma il prezzo è sempre qualche scottatura. Per questo motivo Mutti nella sua pragmatismo mi ha relegato alla pulizi di verdura & co. Pomeriggi interi a pulire fagiolini e piselli.

Il terrazzo da innaffiare. Se lo fa baba tutto funziona perfettamente. Quando siamo io e Mutti ad annaffiare scenette alla Stanlio ed Ollio. L'ultima volta Mutti ha pensato bene di annaffiare anche me. E di farmi recuperare i rami che baba aveva potato dalle chicas. Voi lo sapevate che i rami della chicas hanno le spine? Io no, riflettevo, togliendole con una pinzetta. Ho scoperto poi che questo è un lavoro che si fa con i guanti da giardiniere.

L'ultima incombenza è recente: più che un'incombenza è una crociata, una lotta per la giustizia. 
Tutto è iniziato con mutti che urlava alla finestra: "Sciò! Vattene!". Io e Baba abbiamo pensato a qualche tipo losco per strada, a ragazzetti molesti, teppistelli. Peggio: mutti urlava ai due piccioni che hanno deciso di fare del nostro balconcino la loro alcova. D'ora in poi, ogni volta che vedo le immonde bestie, devo scacciarli, in attesa che si compri l'apposito spray repellente.

La vita del soldato semplice in casa Pa riserva sempre grandi emozioni. 

                                                Midori

giovedì 20 giugno 2013

Compagni di viaggio

Prima di partire per rotolare verso sud (rotolare letteralmente dato che ho pranzato al giapponese no limits con Judoka e sister), sono ovviamente passata in libreria.

Sono dell'opinione che i viaggi in treno siano un qualcosa di enormemente serio. I viaggi in treno hanno bisogno di un certo numero e tipo di distrazioni e non possono assolutamente essere intrapresi senza un buon libro. Ovviamente non è che il libro si possa scegliere a caso tra quelli che si hanno a casa. Oppure non si può arraffare il primo tascabile che capita sotto mano in libreria. La scelta di un libro per un viaggio in treno è qualcosa di minuzioso e viscerale.

Si deve passare per i corridoi tra gli scaffali lentamente. Prendere in mano, soppesare e chiedersi se questo libro sarà un buon compagno per il viaggio. Chiedersi cosa si vuole provare durante il viaggio. Si sta cercando un amico con il quale dialogare? Si vuole ridere a voce alta spaventando tutto il vagone? E se questo libro fosse il vicino di sedile antipatico che occupa tutto il bracciolo?
Scegliere un libro per un viaggio in treno lungo è una cosa dannatamente seria.

Il libro che questa volta mi ha chiamato dagli scaffali è una raccolta di racconti di Murakami.
Si, lo so: avevo mangiato giapponese, Murakami è il mio scrittore preferito, si tratta proprio di una scelta filosofica. Lo so, lo so. Ma vi assicuro che è il libro che mi ha chiamato.


Un po' mi ha intrigato la copertina, lo ammetto. Ma il peso, l'odore, tutto era giusto. Prometteva di essere un buon compagno di viaggio.
Così è stato.

Nei racconti di Murakami sembra non succeda nulla, ma in realtà accade di tutto. La cosa più bella è il ritrovare pezzi di ricordi che sono poi all'origine di altri suoi libri. I racconti vanno letti uno ad uno, con delle pause tra l'uno e l'altro, perché devono Affondare. 

Già dalle prime righe ho capito che era il libro giusto, perché mi sono riconosciuta in tutti i personaggi, anche se non mi ero mai trovata in quelle situazioni, anche se agivamo dalle parti opposte del mondo. Ma io ero loro.
E poi altri due plus:
  • La raccolta contiene il racconto La lucciola, primo germe di Norvegian Wood.
  • I racconti sono tradotti di Antonietta Pastore, garanzia di un amore verso la cultura giapponese e di una letterarietà che non tradisce gli originali. Anzi, lei vale anche come scrittrice. Suggerisco Leggero il passo sul tatami (primo regalo di compleanno che mi ha fatto AlexV. E scusate se è poco).

                                              Midori

mercoledì 19 giugno 2013

Nuovi talenti nel mondo della moda

Nonna P ha una nuova passione.
Hanno momentaneamente abbandonato il suo cuore i panni da stendere, ritirare e ridisporre sui fili.
Adesso Nonna P gioca a fare Kate Moss.

Nonostante mangi tutto ed in grandi quantità (specialmente cose dolci. Si, Nonna P con l'età è diventata golosissima), l'amabile vecchietta dimagrisce. Adesso ha un figurino che levàte. Così è la vita.
Avevo già parlato della sua gara con Cuginetta a chi i reggiseni andassero più larghi. Il leitmotiv è stato quindi questo.

In casa, io, nonna P e Maria Midori.
-Ame, mi tengono larghi i reggiseni. Chiamindat, Mirò, MariaMidò.
-Si nonna, lo sappiamo.
-Venit ddow, che me li provo.

Ha così avuto luogo una sfilata di biancheria intima per la terza età, nel corso della quale nonnaP con una simil catwalk ci ha deliziato con l'immagine dei suoi reggiseni che le vanno larghi.

Si è reso così necessario l'intervento della Mutti-sister. Mutti-sister è la zia che tutti hanno in famiglia: quella che è amica di una tipa che possiede un negozio di biancheria intima. La zia che procura a tutti mutande, calzini, reggiseni e leggings. Previo accordo telefonico, io e Maria Midori abbiamo fornito a Mutti-sister le taglie di tutti i reggiseni di Nonna, implorandola di risolvere al più presto questa situazione.

Ma la Claudia Schiffer de nmoantri non era ancora soddisfatta.
-Vist che m so spogghiat, vdim come m vonn le gonne ed i sinali [ndt: i sinali sono i grembiuli].

Ha avuto luogo così la sfilata Moda Anziana Mare 2013. Nessun problema sugli scamiciati, sulla gonna di panno e poi il  dramma sulla gonna di jeans.
Larga, troppo larga. E come la fai stringere una gonna simile?
Il panico.

L'emergenza è rientrata spontaneamente quando Nonna P si è ricordata che si era fatta una certa e voleva, anzi doveva, mangiare.

La moda, questa tiranna.

                                                                  Midori

martedì 18 giugno 2013

Se un pomeriggio estivo una professoressa con una connessione

Andando in giro per l'avita cittadina, incontro una mia professoressa del ginnasio.

-Midori, ciao! Come va? Tutto bene?
-Si professoressa, tutto benissimo.
-Finiti gli esami?
-Si.
-Ma quindi ti laurei, che brava! Che io ogni tanto su Facebook ti seguo!
-Eheh [no dico, ma che si risponde ad un'affermazione come questa?]
-E vedo che sei felice, hai un ragazzo...
-Ragazzo?
-Eh, quello al quale stai avvinghiata nelle ultime foto.
[Flashback di un venerdì sera alcolico:qualcuno tira fuori una macchinetta fotografica ed è il panico. Ho foto avvinghiata a chiunque].
-Ma quale, prof?
-Capelli lisci, alto, bellissimo.
-Ahhhh, ma quello è Amando, un mio amico.
-Non era un abbraccio da amico.
-Prof, è il mio coinquilino, mi ha visto con la maschera di bellezza ed il pigiamone. 
-Ah.

Facebook genera mostri.

                                                           Midori

sabato 15 giugno 2013

Rapidi aggiornamenti

Tornare a casa dai miei significa pigiami ancora più imbarazzanti di quelli che uso a Roma. Tipo quello che sto usando: rosa porcello, sulla maglietta dei finissimi inserti zebrati. Di quei pigiami che non si capisce mai da dove siano spuntati, che si generano spontaneamente nel buio degli armadi.
Sono già andata dal dentista, a farmi torturare dall'igienista bionda e boccoluta. Quella che mi tortura e mi fa domande, alle quali non posso rispondere perché ho i ferri in bocca. Ma lei è geniale, signorina.
In due giorni mi sono risintonizzata sulle frequenze di casa Pa.
Roba che sono tornata a casa dal dentista e mia cugina e mia Nonna facevano a gara a chi delle due i rispettivi reggiseni andavano più larghi. Con conseguente defileè di nonna P in tutti i suoi reggiseni. 
Mi perdonino le persone in sessione, ma ho un bel colorito, finalmente prendo un po' di sole.
E con la tintarella sono anche andata a farmi un taglio di capelli. Tornato alfine il mio carrè riccio.

E questi sono gli aggiornamenti, per ora.

                                                                                              Midori

martedì 11 giugno 2013

Nausea

Ogni tanto mi vengono i rigurgiti di odio verso l'umanità. Sto lì bella tranquilla a farmi i fatti miei e poi, bbbussc, il mio stomaco si contorce e la bile sale. 
Non ci posso fare niente, sto lì e rosico, rosico fino a quando non mi sfogo. Con AlexV, che sta lì e sente le mie dissertazioni con tanto di opzione multimediale interattiva.
-No perché questa la devi vedere. Adesso va di moda il rap.
-Ne sono consapevole.
-Ed ecco qua,  tutti a fare i ghetto boy, guarda le ditine che fanno i gesti da rapper, guardali come sono vestiti tutti larghi, li vedi, no dico, li vedi?
-Li vedo, li vedo.
-Ecco, adesso senti qui. Perché quando si mettono a fare i rapper fanno i seri, fanno i video e vanno in sala da incisione.
-Si. Sento.
-E adesso la chicca: la parte in inglese!
-Ah.
-Ah, ah un paio di palle! La parte in inglese perché loro sono internascional. Mei cojoni.
-Veramente non si capisce nulla di quello che dice.
-eH...eh. non si capisce si. ma sai la cosa che mi fa PIÙ disperare?
-cosa?
-CHE questi ragazzetti così, fino al mese scorso stavano a giocare a tennis nei loro completini bianchi, che a confronti i Finzi Contini erano dei simil proletati. Ma eccoteli qui che adesso cantano della vita dura, di quanto è difficile arrivare a fine mese, delle ragazze che sono tutte cagne...ma secondo te quanti anni hanno?
-Pochi?
-Esatto! Pochissimi! E la cosa divertente che le ragazze alle quali danno delle cagne sono le stesse che gli vanno dietro dietro a dire quanto sono bravi. Non ti sale la nausea?
-...
-Perché poi ci sono le ragazze.Ed anche lì è una valle di lacrime. Ragazzette brave a niente che "voi non mi capite, mi capiscono solo su Tumblr". Embè, allora. Ragazze che mettono come città nella quale vivono New York, Parigi, ma che quando hanno avuto la possibilità di andarsene dalla provincia, che hanno fatto? Che hanno fatto? Sono rimaste a casa, perché tra il dire ed il fare c'è di mezzo Tumblr. E adesso ogni sabato sera della loro vita vanno negli stessi locali, con le stesse persone e con la stessa musica di merda.
-...
-E tutto quello che mi viene da dire, vedendo queste cose è che un bagno di realtà se lo devono fare ste persone. Ma un bagno serio.
-Finito?
-Si.
-Camomilla?
-Si, grazie.




mi sono rotto il cazzo delle signorine che vogliono fare un sacco di cose 
ma non ne sono in grado e se ne accorgono tardi 
e allora 800 euro per la reflex, 200 per yoga e 300 per i peli del culo e 600 d'affitto 
per emanciparsi 


                                                         Midori

martedì 4 giugno 2013

Goal

Una ragazza, ferma sul marciapiede. Sorride. Sulle spalle uno zaino Eastpack. Nello zaino un libretto. Sul libretto tutti gli esami di una laurea triennale. Gli ultimi due con la data di quello stesso giorno.
Una macchina accosta, la ragazza sale, e ride e canta con l'amica che è venuta a prenderla. Più tardi la ragazza organizza un aperitivo con questa amica ed i due coinquilini, provando infruttuosamente a contattare un'altra amica (irrintracciabile, come sempre).
La sera a letto, la ragazza sorride ancora. E credo si addormenti così.

Alla fine ce l'ho fatta. Vi ho ammorbato da ottobre, ma eccoci qui, gli esami finiti, la tesi work in progress.
Alla fine è vero.
Midori si laurea a luglio.

I festeggiamenti, per lo meno quelli per la fine degli esami sono già iniziati. Oltre allo chicchissimo aperitivo (sic) nel quale ho stappato un prosecchino in offerta a 3.99€, brindando col tè freddo (perché l'antibiotico non perdona), mercoledì si prospetta una giornata da Zzia e sabato...beh, sabato girls night out, io, Zzia e Judoka. Lasceremo che la vita notturna romana ci inghiotta e pace. Ci si rivede domenica mattina in un bellissimo hang over condiviso.

Quando ho stappato la bottiglia, al momento del brindisi, hanno voluto un discorso (prendendomi palesemente in giro). Eppure io il discorso l'ho fatto, perché ogni tanto divento sentimentale:
"Grazie di essere qui accorsi. E adesso brevemente, vi dico solo che se esistesse una figura di testimone di laurea, voi e Zzia, la grande assente, sareste i miei.". E poi basta, che altrimenti ci si alzava la glicemia in una maniera mortale.

Mi fa strano pernsare che una fase della mia vita si sta per concludere. Mi fa ridere il fatto che ogni esame sia come il primo.

I primi esami della mia vita sono stati quelli della primina e quelli di inglese. Dai sei anni almeno un esame all'anno (Mutti era una madre tigre da prima del boom dell'omonimo libro. Una madre tigre hipster, quindi).
Ogni volta, da quando ho sei anni aspetto davanti alla porta della stanza nella quale si terrà l'esame, le emozioni e le risposte fisiologiche ed ormonali sono le stesse.
Prima l'ansia, un'ansia terribile, che sale dallo stomaco ed arriva alla gola. L'adrenalina che sale e poi, di colpo, il nulla. Il vuoto, dentro il quale mi muovo, la schiena perfettamente dritta, a voce all'improvviso calma.

Anche ieri è andata così. E così sempre andrà.

                                          Midori

giovedì 30 maggio 2013

Fortuna, sfortuna, chi lo sa?-di oggetti, sentimenti e prospettive

Nei commenti a questo post, Doppio Geffer mi ha consigliato di munirmi di cornetto rosso antisfiga.
Vedo così davanti ai miei occhi l'occasione per mostrarvi il mio arsenale di portafortuna (che evidentemente no, non sta fungendo come dovrebbe). Ed ecco a voi, l'Armata.

Andando in senso orario:

  • Due cornetti in corallo. Ciondoli indispensabili ogni volta che sostengo un esame.Entrambi regalo della mia prof. In realtà indispensabili sempre.
  • Cornetto napoletano in cartapesta, regalo di AlexV. Comprato a spaccanapoli, da allora sempre appeso in camera mia, insieme a...
  • Befana-scopetta spazza malocchio. Regalo di mia zia. Particolarmente indicata per evitare le disgrazie nelle abitazioni. 
  • Santino nr.1. Regalo di Zzia. Sempre al suo posto nel mio portafogli.
  • Santino nr.2. Santa Rita, la santa dell'impossibile e dei casi disperati. La santa a cui Nonna P ha raccomandato tutti i nipoti, e d anche Amando, AlexV,R enzo, le persone che amiamo.
Io non credo molto nei portafortuna, nei santini o simile. Certo, culturalmente è socialmente accettabile che un oggetto porti fortuna, perché nei secoli si è sdimentata una tradizione in tal senso. Però io sono convinta di un'altra cosa. Io credo che questi oggetti abbiano potere a seconda del sentimento nei nostri confronti che anima chi ce li ha regalati. Io so che quando la prof mio ha allungato i cornetti ("Contro il malocchio" e mi ha sorriso) lo ha fatto con tantissimo affetto e con una voglia di proteggermi da chi mi vuole male. Inutile dire che so che a Napoli AlexV mi ha pensato e con affetto mi ha comprato il cornetto. Mia zia, che mi chiama una volta a settimana, sa di quanto io sia imbranata nelle faccende domestiche e sono certa che tra tanti portafortuna ha scelto questo, perché non sono rare le volte in cui la chiamo e le chiedo "Zia, ma è normale che il bucato sia diventato violetto?". Di Zzia, beh, è Ziza, ci sentiremo anche poco in questo periodo, perché siamo due farfallone nelle relazioni, ma so che ci pensiamo spesso. E Nonna P... è veramente necessario che ve lo stia a raccontare?
Ecco, allora per me questi oggetti sono talismani solo nel momento in cui da parte di chi me li ha regalati ci sia un forte sentimento di affetto. E questi sono solo alcuni, solo quelli che sono universalmente riconosciuti dal mondo come portafortuna. Ho un ciondolo, regalo di Baba. Ho un braccialetto appartenuto in giovinezza a Mutti. Un anello gemello di quello di Lucia. Una lettera scrittomi  da Amando. Piccole cose, che però so sono fatte con amore. 
La fortuna sta nell'avere persone che ci amano. Gli oggetti sono solo simboli. 

Inutile dire che il discorso vale anche al contrario: se una persona ci tradisce, o non vuole più il nostro bene, beh, allora i portafortuna che ci ha regalato devono sparire. O non essere più considerati come tali. Certo, di alcune cose è difficile disfarsi. Ma alla fine si fa, in qualche modo*.

Vi chiederete voi perché allora tutto questo arsenale di buoni sentimenti ultimamente non si stia rivelando così utile. Bella domanda. Me lo chiedo anche io. Dopo aver scartato il karma ed il dharma, scartata (ma non del tutto) l'ipotesi malocchio, Baba, come al solito, mi ha fornito una risposta, tramite questa fiaba (che non ho idea da dove sia stata pescata, ma ne vale la pena):
Un uomo viveva in una fattoria. Aveva un cavallo, che un giorno scappò. Tutti i suoi amici gli dissero: "Oh, che sfortuna". Lui rispose "Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?". Qualche giorno dopo il cavallo tornò alla fattoria con altri cavalli selvaggi al seguito. Di nuovo i vicini commentarono con l'uomo l'accaduto:"Che fortuna!". L'uomo rispose "Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?". Un giorno mentre suo figlio montava uno di questi nuovi cavalli, cadde e si azzoppò. Ancora una volta i vicini commentarono: "che sfortuna!". Ed il contadino: "Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?". Poco tempo dopo scoppiò una guerra ed i giovani vennero richiamati alle armi. Tutti i giovani del villaggio furono arruolati, tranne il figlio del contadino, a casa della zoppia. Ai vicini che gli dicevano che era stato fortunato, il contadino continuava a rispondere:"Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?".
A questo punto aspettiamo e vediamo tutti i prossimi svolgimenti. Al momento mi è solo scappato un cavallo. 

                                                                                             Midori
 *[O magari a volte non si fa, non ci si riesce, perché in fondo siamo tutti un po' mammolette. Alcune cose le teniamo, magari in un angolo dell'armadio, inutilizzate. E poi le rimettiamo solo quando anche quel residuo di sentimento che avevano non c'è più e tornano ad essere solamente cose.]

venerdì 17 maggio 2013

So long, so gone.

Ogni tanto la mia bacheca Facebook si popola di fantasmi. Mica di gente morta, solo di amicizie perse via via per strada. E allora divento curiosa e spizzo un po' tra le foto, i post, per vedere come se la passano le persone che ad un certo punto sono state importanti nella mia vita. Di alcune me ne importa poco, perché, si sa, le persone cambiano. E magari l'amicizia è finita anche per quello.

La mia migliore amica per i primi quattro anni del liceo è una di quelle persone che mi mancano poco, temo. Un po' perché ho scoperto che con me non è mai stata del tutto sincera, un po' perché non riesco a capire se sia cambiata o se sia sempre stata così. Frivola, chiusa nella vita da provincia, con lo stesso ragazzo da quando aveva quindici anni. Quando penso a lei, penso a Le Rane, dei Baustelle. Io me ne sono andata, se vuoi ti ho tradito. Ma alla fine è stato un allontanamento reciproco, lo ammetto, non ci ho sofferto più di tanto.

La persona che più mi manca è un'altra.
Avevamo sedici anni, diciassette da compiere. Corso di inglese, reciproca simpatia tra me, lei e Lucia. Un'amicizia cominciata grazie ai cartoni animati Disney e alle patatine fritte dopo lezione.

Ci trovavamo, ci trovavamo tanto. Si era un po' in una fase di caduta libera, tutte e due. Lei usciva da una storia importante. Io avevo voglia di innamorarmi. E cercavamo le farfalle nello stomaco, parlavamo di questi ragazzi che ci avrebbero amate e di quando saremmo scappate dalla provincia, dal soffocare. Ridevamo, ma con lei avevo una confidenza che adesso ho solo con AlexV e Amando. Con lei mi ero aperta del tutto. E lei con me.

Sono secoli che non ci sentiamo. I nostri rapporti si erano già allentati quando ero ancora giù.

Per colpa mia.

Ad un certo punto ho smesso di chiamarla. E per lei non era un momento facile.

Un giorno avrò il coraggio di mandarle una mail.

                                                         Midori

giovedì 16 maggio 2013

Blogger meeting #2

Dopo che l'incontro con Raffy di passaggio nella Capitale è stato un successo, ci abbiamo preso gusto a incontrare altri blogger, e quindi, allentando la morsa sulla nostra vera identità (anche i supereroi hanno bisogno di togliersi la maschera ogni tanto), abbiamo deciso di darci appuntamento con un altro blogger, questa volta romano (ché gli esami incombono e il tempo per viaggiare è sì poco): Lucius.
Che poi in realtà si è trattato comunque di una traversata, visto che abitiamo in due punti diametralmente opposti della città, che è come dire che abitiamo in due villaggi diversi.
E così, sotto l'obelisco di Piazza del Popolo, lato chiese gemelle (urge specificare, dopo quella volta che Midori si è trovata a girare per ore attorno alla Minerva per vendere un libro, senza sapere che l'acquirente stava girando in tondo come lei!), l'incontro è avvenuto.

Di solito, quando si incontra una persona, quella ha una faccia, dei lineamenti, un corpo, espressioni particolari...prima si vede, si guarda con gli occhi, ed è quella la prima cosa che si conosce di una persona. Poi arriveranno i pensieri.
Per i blogger è esattamente il contrario: si conoscono i pensieri, e non la forma che contiene quei pensieri. 

Quando abbiamo incontrato Lucius, mentalmente abbiamo preso tutti i pensieri, le idee, le parole, gli episodi, le storie da lui raccontate, e finalmente gli abbiamo dato un corpo concreto. E l'opera compiuta ci è piaciuta, ma non poteva non essere così, visto che già ci piaceva quello che diceva.

Tra due passi in centro e un gelato al Pantheon (era una vita che non andavo da Giolitti), ci si è raccontati a forza di aneddoti e storie, passato, presente e futuro.

Alla fine ci ha separato la metro, ma Roma è grande e allo stesso tempo piccola (vedi gli incontri di Midori al cinema eheh), chissà che non ci troviamo assieme sull'autobus per l'università!

Per adesso: pulchra tibi, caro Lucius :)


Alex V & Midori

mercoledì 15 maggio 2013

Karma is a true bitch

Come accennato da AlexV, andare al cinema regala sempre grandi emozioni. O infarto. L'episodio merita però di essere narrato più ampiamente anche nelle sue premesse.

Quel pomeriggio.

-Pronto Midori? 
-Ciao Zietta dimmi tutto.
-Stasera te la vieni a fare una birretta con noi?
-Veramente non so, anche con gli altri si pensava di andare al cinema per non fare tardi...
-Guarda, neanche noi faremo tardi. Andiamo giusto qui dietro l'angolo.
-A quale?
-A quella dove lavora il Manzo cotto-e-mangiato in poco tempo.
-Ehm... a questo punto direi che faccio passo sicuro. Sarebbe imbarazzante trovarselo davanti all'improvviso. 
-Come vuoi tesoro.

Cinema. Intervallo.
-Midori...
-Si?
-Ma quello seduto accanto a Watusso non è il Manzo di marzo?
-Ma che stai dicend...Ommioddio nascondimi.

E così ho passato il secondo tempo sperando che Watusso, Orso e Bedda, seduti nella fila davanti non si girassero a parlarmi. All'accensione delle luci, poi,  fugone verso il parcheggio. E grasse risate con tutti.

In tutto questo dovrebbe esserci una morale. Indubbiamente si può dire che nelle vite precedenti devo aver maturato un karma di quelli pessimi. Ma dopo essermi tanto arrovellata, sono giunta ad una conclusione:
AlexV ed un litro di birra sono pessimi consiglieri.

Con questa chiosa chiudo.

                                                                  Midori 

P.s. nel caso in cui qualcuno si fosse perso l'avventura a causa del trambusto del trasloco, la trova qui e qui

martedì 7 maggio 2013

Bellezza

Che gli spot della Dove fossero i migliori di sempre lo sapevo.
Ma questo, questo è tutto su un altro piano.
Ogni donna si vede brutta o ha qualcosa di se che vorrebbe cambiare. Lo potrà mascherare, potrà dire "Ma io mi piaccio così", ma la verità è un altra. Quel piccolo sguardo ipercritico ogni mattina allo specchio ci sarà sempre. Il problema può essere il colorito, i capelli, l'altezza, il fisico, una macchia da abbronzatura, un'espressione, tutto. La criticona che è in noi sta lì e con un puntatore laser indica i punti da cambiare, qui, qui ed ancora qui. Una noia.
Il mio personalissimo rito mattutino in bagno è partire dai capelli e cercare somiglianze con personaggi grotteschi. Passo poi al conteggio capelli bianchi (al momento stabile su tre), conteggio rughe (a viso inespressivo e poi sorridendo, mettendo il broncio, aprendo la bocca, ridendo o fingendo di parlare), stato dei peli superflui, caccia ai brufoli. Passo indietro, in modo che nello specchio si veda anche il busto. Allora raddrizzamento di spalle, occhio millimetrato che controlla l'altezza del seno, ispezione della flaccidità delle braccia nelle varie posizioni. Se mi trovo proprio in un momento di forte autocritica salgo sullo sgabello e mi specchio a figura intera (si, ho vietato ad Amando e ad AlexV di mettere specchi a figura intera negli ambienti comuni e non ne ho messo uno in stanza). Esamino girovita, giroculo e pancia. Frontale, profilo e di tre quarti. pancia indentro, pancia in fuori. Spalle dritte e spalle scese.
Di solito non sono mai contenta del tutto di quello che vedo.
Eppure non si nasce così.
Ricordo un momento preciso. Avrò avuto quattro o cinque anni. Uno di quei momenti che ti si fissano, e chissà perché, non c'è nessuna ragione in particolare, ma va così.
Camera da lettodei miei, mattina. Il sole entra dalla porta finestra in raggi obliqui, si allunga nella stanza e sul letto sgranato tra le ombre dell'inferriata bianca e della zanzariera. Mutti sta facendo il cambio di guardaroba, fa avanti e dietro tra il grande armadio bianco ed il letto in ottone. Pile di cappotti sono ammucchiati sul letto, Lucia è quasi in trance ad accarezzare quelli più morbidi. Io mi sono incantata tra le ante aperte dell'armadio. C'è uno specchio per anta. Mi metto di profilo ed ecco che ci sono tante Midori, che si allungano nell'infinito dei due specchi. Poggio le mani sulle freddi superfici ed accenno un mezzo can can, il kilt scozzese aiuta. Gioco a scuotere la testa, a far ondeggiare i riccioli, a vedere questi gesti minuti ripetuti all'ifinito, da tante altre me. Mutti mi arriva alle spalle e mi da un colpetto sulla nuca, Spostati, smettila di fare la vanesia, vai a giocare con tua sorella. Mentre mutti mette i cappotti nell'anta in alto dell'armadio io me ne vado, scocciata perché è stato interrotto il gioco del mio corpo di ballo. Ciondolo fino al bagno, dove monto sullo sgabellino sul-quale-non-si-sale-perché-è-traballante-e-se-cadi-e-ti-fai-male-hai-anche-il-resto. Compaio nello specchio del lavabo. Ma c'è solo uno specchio, siamo solo in due, io e la Midori dello specchio. E allora mi guardo e penso alle mie amichette della scuola materna. Mada ha le lentiggini, Miriam i denti cariati, Anna ha sempre il fiato che le puzza di mortadella, Anna è grassa. Roberta porta gli occhiali perché è strabica. Ma io, Midori Pa, di anni quattro o cinque sono certamente la più bella di loro. Perché ho gli occhi verdi e grandi, i riccioli, tutti i denti e nessuno cariato.Non porto gli occhiali e sono magra magra, ho ben due fidanzatini e non ho le orecchie a sventola come mia sorella. Per non parlare del naso a patata di mia cugina. Si, allo specchio sullo sgabello giungo alla conclusione di essere la più bella tra le bambine di mia conoscenza.

Ne è passato di tempo da quel giorno. Ho tagliato e cresciuto i capelli, qualche volta li ho stirati. Ho messo gli occhiali, sopportato brufoli, apparecchio, monosopracciglio e baffetti. Ho fatto la ceretta, sono ingrassata, dimagrita, ingrassata ancora ed adesso dimagrisco. Ho pianto perché avevo poco seno e perché ne avevo troppo. Ho sognato dita dei piedi più lunghe e mani meno paffute. Ho provato a tingermi i capelli ed ho usato balsami che ne esaltassero il colore naturale. 
Ci sono stati bambini che mi hanno detto che ero bellissima, ragazzini che mi hanno detto che "facevo schifo ai cani" (ovunque tu sia, ragazzino allora dodicenne che mi rifiutasti con queste esatte parole, ti auguro la calvizie precoce), adolescenti brufolosi e non che mi dicevano mazza che tette,ma il culo è meglio quello di tua sorella, tanti, forse troppi che dicevano di perdersi nei miei occhi. Chi mi voleva in carne, a chi facevo schifo perché troppo grassa, amiche che "tanto non ti merita, sei troppo carina per lui" e anche amiche che "no, quello non te lo puoi permettere, scusa, meglio una gonna più lunga". Ho osservato l'inarcarsi delle sopracciglia di mia madre e di mio padre ad ogni mia nuova uscita, ho fatto merende ipercaloriche con Lucia ed ho digiunato per giorni, oppure correvo in bagno a vomitare.

E adesso mi domando, ma ogni volta che mi guardavo allo specchio, era quello che vedevano gli altri?
Ogni volta che mi guardo allo specchio, io cosa vedo? E gli altri?

Non si arriva al sentirsi belle dall'oggi al domani. 
A volte basta solo svegliarsi e sentirsi bene, perché i capelli per una volta non hanno la forma del cuscino.


                                                                 Midori

sabato 4 maggio 2013

Senso delle proporzioni -pt.2

-Pronto?
-Ciao Midori, bella di papà!
-Ciao Baba.
-Allora, siamo alla fine eh?
-Veramente no, dato che mi mancano ancora due esami.
-Ma comunque siamo alla fine. Senti, ma tu ti laurei di mattina o pomeriggio?
-Che?
-No, mi chiedevo se ti laureassi di mattina o pomeriggio, perché noi dobbiamo prevedere un certo numero di pranzi e cene, no, per i parenti...?
-Baba, se non ho neanche una data, come faccio a dirti se è di mattina o di pomeriggio?
-E vabbè, allora facciamo un prospettino, su dammi una mano. Allora se è di mattina, noi partiamo il giorno prima e quindi abbiamo una cena poco importante e il pranzo per festeggiare, ripartendo poi il pomeriggio.
-Baba, ma veramente?
-Se invece è di pomeriggio o partiamo la mattina alle 5, ah, no, tua madre mi fa segno di no, dice che è comunque rischioso, sai mai arriviamo in ritardo. Partiamo comunque il giorno prima. Quindi abbiamo 2 cene, di cui per festeggiare ed un pranzo.
-Baba, voi state scapocciando, state correndo troppo.
-Dai fai la seria e dammi una mano. Dove li portiamo a mangiare?

La conversazione è proseguita su questa falsa riga.
Vi avevo già detto di quanto volessi andare in Nuova Zelanda a tosare le pecore?

                                                                                                                              Midori

venerdì 3 maggio 2013

Midori zitella -pt.4 [avrà mai fine questa storia?]

Caffè da me con Orso. 
La bella stagione è arrivata, io sono dimagrita ed ho un sacco di camicioni comprati l'anno scorso. Camicioni moolto larghi. Larghissimi.Che adesso posso sfoggiare con leggings ed amen. Oggi è il turno di quello bianco, il mio preferito.
Cianciamo allegramente. Campanello.
-Salve Midori, c'è  AlexV?
-No, PadronaDiCasa, è a lezione.
-Eh, volevo mi prendesse la pressione. Pazienza.
-Ma vuole un caffè, lo stavo giusto mettendo su?
-Eh, grazie ciccetì. Aaah, ma hai compagnia. [strizzata d'occhio].
-Metto su il caffè.
Preso il caffè, la simpatica vecchina si alza.
-Bella sei Midori! Quanto è bella questa ragazza eh? Bella, bella! [mi stritola in un abbraccio]. Che poi con questo vestitino mi pari una sposina!
-Magari quello no.
-Embè, l'età ce l'hai!
Accompagno PadronaDiCasa alla porta.
-Eh, beceretta beceretta, ma ti vedo palliduccia. Che hai?
-Eh, il ciclo.
-Ah, quel periodo del mese, ti capisco. Ma tranquilla, un paio di pupi ed i dolori passano! Tra un po' non li sentirai neanche più! Mi raccomando di ad AlexV di passare da me quando torna!
-Sarà fatto.

Rientro.
-Ma che ti stava a dire, Midò?
-Niente.

                                                                                      Midori