sabato 1 giugno 2013

Back on air

Giugno è arrivato, anche se il tempo meteorologico non sembra essersene accorto. Eppure è arrivato. Ed ha portato delle novità.



Dopo aver tenuto il blog sotto i radar per tre mesi, eccoci di nuovo qui in pubblico. 
Si cari, siamo da oggi di nuovo ricercabili sui motori di ricerca. Di nuovo pubbliche e non più super blindate. 
Ringraziamo chi ha avuto la costanza di seguirci in questi due mesi, con tutto il caos ed il fastidio.
Non vi nascondo che un po' di paura mi rimane. Sarà un attimo venire ritrovate da chi  ci mi ha dato motivo per blindarci. Ma sapete che c'è? Leggano. Leggano pure, leggano tutto, ridano di me. Non mi farò portare via la gioia di vedere il blog crescere, nutrirsi di commenti, di lettori capitati qui per caso, di lettori che ormai si sono affezionati. Un blog vive anche di questo, dell'essere condiviso con un pubblico. Non si dispiacciano i nostri pochi affezionati lettori che ci hanno accompagnato in questa fase privata, ma c'è bisogno anche della possibilità di essere "scoperti" cercando parole, magari frasi strane su Google. 
Vedere il numero delle visite e delle visualizzazioni che cresce, contare i commenti e pensare che tutto questo è perché al pubblico piacciamo.
Per me il blog è anche una forma di terapia, un modo per mettere ordine tra i pensieri e le emozioni. Il confronto che nasce con voi che leggete e magari scrivete sui vostri blog è uno degli aspetti più importanti e belli, più terapeutici anzi. Perché nulla è come vedere che altrove, magari in contesti differenti, qualcuno sta passando le stesse cose che stai passando tu. 
Lo confesso: ho anche pensato di mollare veramente, abbandonando AlexV ed i nostri elefanti. Per questo motivo per un bel po' il blog non è "esistito" più. 
La mia vita però non può essere dominata dalla paura o da altri.
Quindi eccoci qui, in pubblico. Di nuovo. 

venerdì 31 maggio 2013

Maggio fatti coraggio...e dopo?

Maggio: studente fatti coraggio
...
e dopo?

Posto che questo maggio c'è stato davvero da farsi coraggio, visto che stamattina mi sono rifiutata di uscire dal letto senza lo scaldabagno attaccato a tutta potenza (e siamo al 31 di maggio, a Roma capitale, non a Vladivostok al 1 di gennaio ), gli esami in realtà iniziano a giugno. E per buona pace di quanti aspettano il caldo per andare al mare abbronzarsi e rilassarsi un po', sono sicura, anzi, sono CERTA, che il caldo arriverà proprio quando meno lo desidero: il momento clou di preparazione degli orali. (ok, lo ammetto, questa un po' era una gufata...)

Comunque, meno male che maggio è finito. La giornata tipo di questa ultima settimana di maggio può essere tranquillamente esemplificata da stamattina: vado dal parrucchiere, esco e diluvia, con conseguente frangia molto precaria che crolla sui miei occhi.
Bello il taglio nuovo!
Bello sì; mi raccomando scrivetelo anche sulla lapide che mi fate dopo che mi ha preso una macchina perché non ci vedevo...
Senza contare lo scoppio di un cioccolatino- che non sapevo di avere- nella borsa.
E poi il MioUomo che va al concerto dei Kasabian a Milano e nemmeno me lo dice...no, ma dico, grazie, eh!

Sono in queste giornate quelle in cui m metto davanti allo specchio, mi guardo e decido che tutti i miei problemi stanno nel mio naso, o nelle mie occhiaie, o nel brufolo sulla fronte. 
Non c'è molto da fare.
Ma chissenefrega, tanto domani inizia giugno!

Alex V


giovedì 30 maggio 2013

Pissed off

Oggi ho capito tante cose. La principale è che tollero troppo bene le persone che si accollano. Ma non ho né il tempo né la voglia di fare cose che non mi va di fare.

La seconda cosa che ho capito è che a 21 anni sono ancora troppo educata per farlo notare, e questo provoca non poche incomprensioni. 

Quindi agirò in modo delicato: semplicemente, svierò ed eviterò di mostrare qualsiasi altro appiglio cui tu ti possa aggrappare per rallentarmi.

Scusami (sono troppo educata, ché mi scuso perfino per qualcosa di indipendente da me), ma adesso ho proprio bisogno di tirare dritto senza perdermi in chiacchiere inutili.
Piacevoli, fino a un certo punto, ma inutili.

E poi, il mio cervello è fin troppo di compagnia. A rompermi i maroni, come si dice, basta lui.

Alex V

Fortuna, sfortuna, chi lo sa?-di oggetti, sentimenti e prospettive

Nei commenti a questo post, Doppio Geffer mi ha consigliato di munirmi di cornetto rosso antisfiga.
Vedo così davanti ai miei occhi l'occasione per mostrarvi il mio arsenale di portafortuna (che evidentemente no, non sta fungendo come dovrebbe). Ed ecco a voi, l'Armata.

Andando in senso orario:

  • Due cornetti in corallo. Ciondoli indispensabili ogni volta che sostengo un esame.Entrambi regalo della mia prof. In realtà indispensabili sempre.
  • Cornetto napoletano in cartapesta, regalo di AlexV. Comprato a spaccanapoli, da allora sempre appeso in camera mia, insieme a...
  • Befana-scopetta spazza malocchio. Regalo di mia zia. Particolarmente indicata per evitare le disgrazie nelle abitazioni. 
  • Santino nr.1. Regalo di Zzia. Sempre al suo posto nel mio portafogli.
  • Santino nr.2. Santa Rita, la santa dell'impossibile e dei casi disperati. La santa a cui Nonna P ha raccomandato tutti i nipoti, e d anche Amando, AlexV,R enzo, le persone che amiamo.
Io non credo molto nei portafortuna, nei santini o simile. Certo, culturalmente è socialmente accettabile che un oggetto porti fortuna, perché nei secoli si è sdimentata una tradizione in tal senso. Però io sono convinta di un'altra cosa. Io credo che questi oggetti abbiano potere a seconda del sentimento nei nostri confronti che anima chi ce li ha regalati. Io so che quando la prof mio ha allungato i cornetti ("Contro il malocchio" e mi ha sorriso) lo ha fatto con tantissimo affetto e con una voglia di proteggermi da chi mi vuole male. Inutile dire che so che a Napoli AlexV mi ha pensato e con affetto mi ha comprato il cornetto. Mia zia, che mi chiama una volta a settimana, sa di quanto io sia imbranata nelle faccende domestiche e sono certa che tra tanti portafortuna ha scelto questo, perché non sono rare le volte in cui la chiamo e le chiedo "Zia, ma è normale che il bucato sia diventato violetto?". Di Zzia, beh, è Ziza, ci sentiremo anche poco in questo periodo, perché siamo due farfallone nelle relazioni, ma so che ci pensiamo spesso. E Nonna P... è veramente necessario che ve lo stia a raccontare?
Ecco, allora per me questi oggetti sono talismani solo nel momento in cui da parte di chi me li ha regalati ci sia un forte sentimento di affetto. E questi sono solo alcuni, solo quelli che sono universalmente riconosciuti dal mondo come portafortuna. Ho un ciondolo, regalo di Baba. Ho un braccialetto appartenuto in giovinezza a Mutti. Un anello gemello di quello di Lucia. Una lettera scrittomi  da Amando. Piccole cose, che però so sono fatte con amore. 
La fortuna sta nell'avere persone che ci amano. Gli oggetti sono solo simboli. 

Inutile dire che il discorso vale anche al contrario: se una persona ci tradisce, o non vuole più il nostro bene, beh, allora i portafortuna che ci ha regalato devono sparire. O non essere più considerati come tali. Certo, di alcune cose è difficile disfarsi. Ma alla fine si fa, in qualche modo*.

Vi chiederete voi perché allora tutto questo arsenale di buoni sentimenti ultimamente non si stia rivelando così utile. Bella domanda. Me lo chiedo anche io. Dopo aver scartato il karma ed il dharma, scartata (ma non del tutto) l'ipotesi malocchio, Baba, come al solito, mi ha fornito una risposta, tramite questa fiaba (che non ho idea da dove sia stata pescata, ma ne vale la pena):
Un uomo viveva in una fattoria. Aveva un cavallo, che un giorno scappò. Tutti i suoi amici gli dissero: "Oh, che sfortuna". Lui rispose "Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?". Qualche giorno dopo il cavallo tornò alla fattoria con altri cavalli selvaggi al seguito. Di nuovo i vicini commentarono con l'uomo l'accaduto:"Che fortuna!". L'uomo rispose "Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?". Un giorno mentre suo figlio montava uno di questi nuovi cavalli, cadde e si azzoppò. Ancora una volta i vicini commentarono: "che sfortuna!". Ed il contadino: "Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?". Poco tempo dopo scoppiò una guerra ed i giovani vennero richiamati alle armi. Tutti i giovani del villaggio furono arruolati, tranne il figlio del contadino, a casa della zoppia. Ai vicini che gli dicevano che era stato fortunato, il contadino continuava a rispondere:"Fortuna? Sfortuna? Chi può dirlo?".
A questo punto aspettiamo e vediamo tutti i prossimi svolgimenti. Al momento mi è solo scappato un cavallo. 

                                                                                             Midori
 *[O magari a volte non si fa, non ci si riesce, perché in fondo siamo tutti un po' mammolette. Alcune cose le teniamo, magari in un angolo dell'armadio, inutilizzate. E poi le rimettiamo solo quando anche quel residuo di sentimento che avevano non c'è più e tornano ad essere solamente cose.]

mercoledì 29 maggio 2013

Like a Sheldon

AlexV fa la socialitè e mangia ostriche in centro, io invece mi consumo.
Lunedì ho gli ultimi due esami della triennale. E fin qui tutto bene.
Da ieri sono bloccata a letto, alternando una simpatica emicrania a febbre alta. Ma alta veramente.

Stanotte penso sia stato il peggio.
Inutile dire che ero settata in modalità ripetizione-ad-ogni-costo. Così non è stata una notte comune. Man mano che la febbre saliva, nonostante le vagonate di medicine prese, eco che mi trasfiguravo in Don Rodrigo, la notte in cui viene colpito dalla peste. E allora via a recitare il sogno, solo che al posto di un simpatico bubbone, rischio un'altrettanto simpatica otite. Alle ore 3.35 di notte la febbre ha toccato i 38.8, che per una che ha la temperatura corporea di 35.5 in media, beh, è alto. 
La cosa brutta della febbre è quel mezzo delirio che impedisce di essere lucidi. Perché io ieri sapevo che chiamare mutti,baba o nonna p non li avrebbe fatti comparire magicamente al mio capezzale, eppure io sono convinta di averli chiamati urlando e piangendo. Cosa che in realtà non è avvenuta, dato che AlexV ed Amando hanno continuato a dormire tranquilli. Ed io mi dibattevo nel letto, aspettando un orario decente per pigolare alla ricerca di aiuto dai coinquilini(di questo periodo il sonno è sacro, non posso disturbarli, già mi stanno facendo da balia). Mi dibattevo e speravo veramente comparisse Mutti al mio capezzale, o nonna p a reggermi la testa mentre ero inginocchiata vicino al water.
Hai ventun'anni, direte voi, figlia mia, fai pace con il cervello e renditi conto che  non puoi avere sempre mammina e papino che ti cantano Soft kitty, warm kitty, lo so, lo so bene. 
Il problema è che da questo punto di vista io sono molto viziata. Crescere con la nonna in casa alza automaticamente tutte le aspettative nei confronti di coccole e malanni vari. Ancora oggi, quando sto male a casa, nel dormiveglia, il pomeriggio, apro gli occhi e trovo nonna p appollaiata sullo sgabellino accanto al mio letto. Mi guarda dormire e se ho la febbre mi mette la mano fresca sulla fronte.

Sono queste piccole cose che mi mancano.
Anche mentre sto qui, con un cerchione alla testa a ripetere per l'esame, ogni tanto penso che mi mancano. 
Poi la febbre mi si abbassa e devo fare la forte, la ragazza cresciuta.
Io lo faccio per carità, però ogni tanto è bello pensare a loro.

                                                                                     Midori

lunedì 27 maggio 2013

Like a sir

E se una sera, pensando di andare a mangiare una pizza, ti ritrovassi al contrario in centro in un locale tres chic con dei semi sconosciuti a bere vino di chissà quali terre lontane e a ordinare ostriche, filosofeggiando sui grandi temi della vita?
Ma partiamo dall'inizio.
Anzitutto, svelo il mistero delle basse temperature di questo fine maggio: ho preso l'abitudine di andare a correre la sera. Anzi, io e il MioUomo abbiamo preso l'abitudine di andare a correre la sera, e con noi Clark Kent, amico/conoscente/qualunque cosa sia più del MioUomo che mio, visto che hanno fatto la triennale insieme. 
Ieri sera dopo la corsa (il MioUomo non c'era, era a casa), mi invita a mangiare una pizza, ché è domenica sera, la voglia di cucinare non ce l'ha nessuno e comunque ci sono pure altre due amiche comuni. Midori e Amando sono per i fatti loro e io vado, che può succedere?

Quando uno parte con nessuna aspettativa o con base aspettative, queste si posso solo alzare, è intuitivo. E così, a metà serata, arriva il Grande Gatsby de no'artri e da un momento all'altro mi ritrovo in un locale dove i camerieri hanno i guanti bianchi, mentre cortesemente  qualcuno mi chiede se gradisco anche io delle ostriche.
-Mah, guarda, io non le ho mangiate mai...
-Cameriere, ostriche per tutti!

Una volta fuori, mentre andiamo alla macchina, non posso non notare l'insegna luminosa Martini che sbuca dai palazzi di fronte: è l'icona festaiola in La Grande Bellezza, che né io né Midori né Amando ricordavamo dove fosse. 

Alex V

PS: le ostriche sanno di mare ma nel complesso sono sopravvalutate. La Nutella invece è per sempre.

sabato 25 maggio 2013

Una sera al cinema

A Roma è arrivata la stagione dei monsoni ed io mi sono prevedibilmente ammalata.L'altro ieri, al mattino, ad un orario che è praticamente l'alba in casa nostra, mi sono trascinata in cucina, ho riscaldato un po' di latte e sono andata a morire un po' a letto.
Quando AlexV ha fatto capolino nella mia stanza ha subito capito con cosa avesse a che fare.
Sono stata quindi confinata in camera, con un tè caldo e l'obbligo di stare coperta.

Ieri, neanche fosse un temporale estivo, il mio febbrone era già passato.
Inutile dire che sono andata in università nonostante lo sciopero dei mezzi e che quando sono tornata a casa, voglia di studiare zero. C'è stata solo una cosa, allora che ho avuto voglia di fare.

Dopo cena, io, AlexV ed Amando siamo andati al cinema, solo noi tre, senza gente di mezzo (anche se avevamo invitato Dude, che ha graziosamente declinato: "Lunedì ho un esame. Ma grazie di avermi pensato").

Abbiamo visto "Una grande bellezza".
Era il film giusto per ieri sera. E penso per ogni altra sera nella vita.

Di solito trovo i film di Sorrentino molto lenti e pesanti. Ho amato "This must be the place" (a parte alcune scene verso la fine del film), ho russato sonoramente su "Le conseguenze dell'amore", sono arrivata a due quinti de "Il Divo" prima di andare "un attimo al bagno, torno subito". Ogni volta mi beccavo un'occhiata di rimprovero da Dude, che si inchina ogni volta che viene pronunciato il nome del regista e che suppongo di Toni Servillo abbia anche il filmino del matrimonio.

Ma il film di ieri, il film di ieri era un'altra cosa. Due ore e mezza e non sentirle. 

Del film ho letto tanto e di tanti. Recensioni, commedie, opinioni, dichiarazioni d'amore a Servillo, Sorrentino e Roma. Potrei quindi diffusamente parlarvi della scena jazz etiope, di undici libri di impegno politico, di tatuaggi di papi, delle razze di cani più stupide, di occhi chiusi,  di chiavi, di sarti romani, di tornare al paese e principesse. 

Potrei raccontarvi di una Roma notturna e all'alba, bella, bella da togliere il fiato e da essere felice di viverci.
O potrei spendere parole e parole sulla colonna sonora, variegata eppur sempre giustissima.

Potrei parlarvi di tutte queste cose, essere profonda ed intellettualmente stimolante.
Potrei atteggiarmi a critica, scegliendo i paroloni, asserendo che "è chiaramente un rifacimento della Dolce Vita di Fellini ai giorni nostri, insomma, tutto il simbolismo, tutto molto felliniano", pulendo le lenti degli occhiali da pentapartito e con aria non chalant.
Potrei arrivare all'anima del film, come riesce sempre a fare Raffy, ma ahimè, il film mi ha dato emozioni che non riesco a proferire in ordinate parole.

Non farò nulla di tutto questo.
Vi dirò invece che mentre uscivamo dal cinema, io ed AlexV davanti, Amando al seguito, due tipi ci hanno fermato e ci hanno fatto la seguente domanda:
-Scusate, avete appena finito di vedere Fast and Furious 6?

Addio poesia.

                                                                                      Midori