mercoledì 3 ottobre 2012

Stranger

Quando cambio ambiente o riprendo a fare qualcosa dopo un po' che avevo smesso mi scende addosso un senso di straniamento. Tipo riprendere a srivere o ritrasferirmi a Roma. E per un po' sto lì a rimuginarci, in questa fase di passaggio che mi lascia un po' perplessa.
E poi arrivano Cavallo Pazzo e Dude per il caffè.
-No, dico, l'avete visto l'ultimo di Immanuelk Casto?
-Il gioco?
-Si, una figata, cioè questo qui non è un cantante! Si tratta di un visionario!
-Dude stai attento a non scalciarmi i pelouches.
-Midori, chiedi a tuo padre perchè mi suda solo l'ascella destra?
-Si tratta non di un idiota qualunque!
-Ma di un idiota con i controcoglioni.
-Dude e stai attento!
-Mi sa che hai bruciato il cafè Midori.
-Alex, nè che risitmi tu la caffettiera? 
-Cioè un genio. Un genio.
-Ma è gay?
-Midori non riesco ad aprirla!
-Aspetta arrivo.
-Poi vi faccio vedere questo qui che è forte pure...
-DUDE LASCIA STARE ROBERTO!

Lo straniamento spero sia finito.

                               Midori

martedì 2 ottobre 2012

Mostri digitali

-Pronto Midori?
-Ciao Cuginetta.
-Chi ha detto la frase "Vorrei proprio vedere se avessi un culo meno sodo o un seno più piccolo se i ragazzi ci starebbero"? Hai dieci secondi per rispondere.
-Non lo so. Una cinica quarantenne?
-No. Si tratta di uno stato su Facebook.
-Ti giuro non ne ho idea.
-La figlia di G., l'amica delle nostre mamme.
-See, è troppo piccola.
-Ti giuro!
-Ma quanti anni ha?
-12.
-Omamma. Ma i suoi genitori niente sanno?
-Lo sai che G. non sa usare il pc. Anzi, non capisco dove questa bimbetta abbia imparato.

Flash nella mia mente: quattro anni fa.
-Midori potresti insegnare alla mia bambina come usare il comuputer? Glielo vogliamo comprare, ma non lo sappiamo usare.


-Ma, guarda non saprei...

Ho creato un mostro.

Sound mattutino


La mia madrina per il nuovo anno accademico mi ha regalato uno stereo.
L'ho impostato su Virgin Radio, lo uso soprattutto quando mi faccio la doccia, a tutto volume.


Il mio vicino di casa la mattina si sveglia con la radio a tutto volume e poi canta Gigi D'Alessio sotto la doccia.

Stamattina ho acceso lo stereo in concomitanza con "le domeniche d'agosto quanta neve che farà". A tutto volume.
Passavano i Nirvana. Poi Led Zeppelin. Poi Ligabue. Poi gli immancabili REM.

Le gerarchie sono state ristabilite.



Alex V

lunedì 1 ottobre 2012

Ritorno

Cospargendomi il capo di cenere torno a scrivere, invocando il perdono di voi magnanimi lettori.
Oggi mi sono ritrasferita a Roma con armi e bagagli, dopo un'intensa settimana a casa.
Come al solito non ci sono stati avvenimenti notevoli, a parte un nuovo (ma vecchio in quanto già sperimentato) taglio di capelli, la generosità di mutti, che ha voluto condividere con me l'influenza e l'ormai perenne sclerare del Rufo su questa benedetta tesi. Il ragazzo è arrivato al punto di affidare ad una scimmia il compito di trascrivere numeri e fare addizioni. La scimmia in questione ero. Tralascerò dell'impazzire nel rifare il bagaglio e dei lacrimevoli saluti in aeroporto, con tanto di violini e violoncelli di sottofondo. Se mi chiedeste di queste cose, l'unica cosa che potrei rispondervi è : "Regina iubes renovare infandum dolorem".
Partirò quindi dal momento in cui ero in coda per l'imbarco, attornianta da rampanti giovani manager pugliesi. Ci sarà un qualche congresso a Roma in questi giorni, non so, so solo che l'imprenditoria barese si è riversata sul mio volo, munita dei suoi i-phone ed i-pad, sciorinando frasi del tipo "No, ma questo semestre lo chiudiamo in attivo, sicuro". Embè e allora.
Oltre ai giovani manager c'era un'improbabile sosia di Briatore alle orecchiette e cime di rape, un prete ed un signore grasso con delle bretelle con su la faccia di Mozart.
Lì in mezzo ero sicuramente l'unica under 30. 
Atterrati ed arrivati a Roma ho verificato quello che è stato detto già da gente più autorevole di me: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un viaggiatore recuperi la sua valigia in tempi non biblici".
Il bello è stato il taxi (genrerosamente offerto da mamma e papà), o meglio il tassistA.
-Nvedi un po' che roba, sti zozi che nun mettono a freccia, a stronzi. Nun te pare signorì?
E così per tutti i trenta minuti di percorrenza.
Ma alla fine, ho aperto la porta ed ero qui.
A casa.

                                                           Midori

Questione di decibel

Quando mi arrabbio, che io abbia ragione o torto, non importa: devo urlare. 
Della serie: Urlo Libero.
Non sono per nulla una di quelle che quando si incazzano diventano freddi e muti e sibilano. 
La mia voce attraversa i muri. 
Ecco perché è meglio non farmi arrabbiare (neanche fossi Hulk, ma ti prendo per sfinimento- d'orecchie).



Alex V

domenica 30 settembre 2012

De amicitia

Nella mia vita, mi sono sempre circondata di un sacco di persone per divertirmi e ridere e scherzare. Per confidarmi,invece, ne ho scelte sempre molte di meno.Ora come ora,ne ho più o meno quante le dita di due mani, equamente distribuite tra Roma e casa, e sono felice di costatare che stanno superando bene la prova tempo, e la prova distanza. Devo dire che mi è andata quasi sempre bene, con le amicizie. Insomma, col senno di adesso, non posso lamentarmi. 
Non è che io non abbia commesso i miei, di errori, nei confronti degli amici. Oh, si sbaglia tutti, e io per carattere non sono una che per un errore sbarra la porta o ti toglie il saluto. Adesso però vedo il mio errore più grande nei confronti dei miei amici, soprattutto delle mie amiche del liceo, errore che oltretutto, recidiva,ho commesso per ben due volte di fila: lasciare che l'"amore" soverchiasse l'amicizia. 
Per ben due volte,ho permesso alla mia prescelta metà di inglobare tutto il mio mondo, di diventare il mio unico mondo. Per ben due volte, quando mi innamoravo, non esistevo più per nessuno. 
Ingiustificabile, lo so.Ma ero giovine e stolta.
Non è un caso se quelle relazioni non hanno superato la prova del tempo, e non è un caso che le amicizie più strette, a casa, le abbia costruite dopo aver defenestrato Lui. 
Devo anche dire che con quelle di Roma è stato quasi più facile, le ho coltivate più sapientemente, avevo un po' più di sale in zucca.
Se guardo al passato, mi stupisco che la mia migliore amica sia rimasta al mio fianco sempre e comunque. Facendomi delle lavate di capo (fin troppo leggere!) però è rimasta.
Proprio dalla Orange, ho imparato che l'amicizia e l'amore sono due cose ben distinte, e che non è giusto che l'amore annienti l'altra: le due cose possono felicemente correre sullo stesso binario, lasciandosi spazi e tempi reciproci. Oddio, questa cosa l'ho maturata io adesso, perché per la Orange la questione è molto più elementare: l'amicizia viene prima, punto.
Io le ho ridato il giusto valore,e per certi versi mi confronto più con i miei amici che non con il MioUomo; in effetti forse dovrei fare una revisione anche della concezione che ho dell'amore, perché mi si sono creati certi paradossi che...vabbè, lasciamo stare per ora. 
Comunque, il MioUomo è il MioUomo. E poi ci sono i miei amici, che corrono in parallelo. I miei migliori amici sanno tutto di me, come il MioUomo, più del MioUomo. Che non è il mio migliore amico. E' il MioUomo, ne sono innamorata, ma amicizia e amore sono due cose diverse. Mi aspetto tanto da entrambe, e da entrambe mi aspetto anche cose diverse.
Insomma, da quando ho imparato a coltivare le mie relazioni interpersonali, da quando ho capito che io non sono certo indispensabile, e che le persone diventano amici perché è una cosa bella, bhè, caspita, mi ci impegno. E son felice d'impegnarmi, perché è davvero gratificante, proprio a livello di circuiti neuronali.
Mi rendo anche conto di essere diventata esigente. Mi aspetto che i miei amici ci siano, per me, come io ci sono per loro. Fisicamente e non. Mi aspetto comprensione, consigli, complicità. Non mi aspetto del sesso, ecco, quello no. Neanche lo voglio, visti i risultati disastrosi  che derivano dal mescolare le due cose (a volte tre, ci si infila anche l'amore). Però, come io mi metto in gioco e a loro disposizione, mi aspetto un minimo di ricambio. Anche perché sennò non è amicizia, è sfruttamento. 
Quello che non mi aspetto, è che un mio amico mi tradisca. Cioè, non da un amico amico. Posso sopportare le sviste, posso capire la differenza di carattere. Ma certe cose mi mandano fuori dal brocco.
Cioè, se succede,quando succede, mi incazzo. E non poco. Perché se ti ho raccontato una cosa, e ti ho detto esplicitamente di non dirla, bhè, eccheccazzo, allora vuol dire che non la devi dire. Soprattutto se te l'ho raccontata come confidenza, come sfogo personale, sfogo di rabbia, perché non sapevo proprio a chi raccontarla, e sapevo che il MioUomo non mi avrebbe capito (e in quel momento non volevo minimizzare, volevo proprio solo sfogarmi).
Anche perché poi, che l'hai raccontata, razza di deficiente, lo vengo a sapere. E il minimo che puoi fare, è scusarti. A me non me ne frega una beata minchia del perché e del per come, del fine che giustifica i mezzi, del fatto che tu pensavi e tu volevi e tu non immaginavi che poi e l'hai fatto a fin di bene. Che se guardiamo tutte queste cose, bada che sono d'accordo. Però il punto è un altro: TU QUELLA COSA NON LA DOVEVI DIRE. PERCHE' IO, IN QUALITA' DI TUA AMICA, TI AVEVO DETTO DI NON DIRLA. E TANTO BASTA.
Non è "Votami, ti spiegherò poi", è un "Mi sto sfogando, sei mio amico,'sta cosa te la devo dire perché voglio un appoggio, ho bisogno di un ascolto, e, cazzo, cuciti quella bocca, invece di raccontarla". Invece, per tua presunzione (e questo per tua stessa ammissione), hai pensato che tutto sommato andava detta. In questo modo, non solo mi hai mancato di rispetto (se intendevi comunicarla con tutte le buone intenzioni che mi hai detto ora, bhè, grazie al cazzo, potevi dirmele anche prima di parlare, e io ti avrei anche dato ragione), ma hai pure tradito la fiducia che avevo riposto in te. E BADA CHE MI INCAZZO PERCHE' NON E' LA PRIMA VOLTA CHE SENTO DIRE IN GIRO COSE CHE TI HO DETTO E CHE TI HO DETTO DI NON DIRE (cose, a volte, che pure mi riguardano). Ma che cazzo, ti avevo detto di non dirlo. 
Ti avevo detto "Oh, mi raccomando, questa cosa non dirla. Te la sto dicendo perché mi dovevo sfogare". Ti avevo detto di non dirlo. Ti avevo detto che me la sarei vista da sola. Invece no.
Hai dovuto parlare. HAI DOVUTO FARMI INCAZZARE. 
MI INCAZZO PERCHE' TU TE NE FREGHI. So che siamo amici, e siamo ancora amici, perché io, al contrario di te, le situazioni le capisco. MA MI INCAZZO PERCHE' OGNI VOLTA CHE TI METTO ALLA PROVA, TU PUNTUALMENTE FALLISCI.
E fallisci perché, nella tua infinita presunzione, non ci pensi, che anche gli altri, ogni tanto, possano aver ragione. E io mi incazzo. 
Mi incazzo parecchio, Dude.

Alex V

Bollettino meteo

-Buongiorno
-Ciao! Come va?
Sto andando a buttare la spazzatura e intanto scambio due parole con il ragazzo nuovo del primo piano. E' venuto dall'isola per fare l'università, e dopo averlo salutato un paio di volte, finalmente ha capito che non voglio mangiarlo, e quindi adesso addirittura mi saluta per primo.
-Eh, oggi fa un po' più fresco...
-Sì, oggi si sta bene...
Io sono in jeans e canotta, lui è in jeans e maglia nera a maniche lunghe. Ieri io ero in mini e canotta, e lui in jeans e maglia nera a maniche lunghe. E c'erano 30 gradi all'ombra.
-Ma tu sei freddoloso? Ti ho sempre visto in maniche lunghe,anche con il caldo di questi giorni...
-Eh, è che quando sono salito a casa mia c'erano solo 20 gradi, quindi ho pensato che di conseguenza qui al nord fosse più freddo e ho portato solo roba pesante...
-Ah, qui al nord...non fa una piega...
Mi sa che qualcuno ha confuso Roma con Milano. E con le steppe siberiane.


Alex V