Ho un esame venerdì prossimo. E Dinklecceh ha deciso che non c'è modo migliore di disfare la valigia di farlo con Kesha a palla. E con improbabili remix di canzoni dello Zecchino d'Oro.
Il mio relatore per poco non ha messo in giro per la facoltà manifestini con la mia foto e sotto Wanted. Ha bisogno delle prime dieci pagine della mia tesi, che non sono esattamente pronte. Non sono esattamente. Più che altro non sono.
Il corso a scelta sulla lirica provenzale si sta rivelando un esercizio di intelligenza e pazienza non indifferente. Perché il professore vuole che correggiamo le esercitazioni sull'analisi della lingua a voce alta, davanti a tutti. E indovinate chi è la prima a parlare.
Necessito di una ceretta. E della manicure. E di una maschera all'argilla.
Sono stanchissima, sbattutissima tra università, corsi, esami e tesi.
Eppure se mi guardo allo specchio, nonostante le occhiaie, i brufoli e le unghie malandate, sono soddisfatta, perché tutto quello che sto facendo lo adoro.
Certo, magari qualche ora di sonno in più non la schiferei.
E sto decisamente fumando troppo e bevendo troppo caffè.
Eppure questo strano sentimento me lo studio, non provo a squadrarlo o limitarlo, lo lascio espandere.
Pare si chiami serenità.
Bella cosa.
Midori P.S. Serenità zen a parte, penso abbiate capito che questo è il motivo per cui latito. Ma mi impegnerò, promesso.
Bitchy is back, e molto meno Bitchy. Che lo so, sembra impossibile, eppure, è successo. Almeno per ora.
Si sta creando questo nuovo equilibrio, tra me, lei, Watusso ed Orso, anche con la Bedda. Comunque rimane che io e la Bitchy ci stiamo riprendendo le misure, circospette, dopotutto io sono diventata il polo femminile con Watusso ed Orso durante la sua assenza, adesso il polo è doppio. Siamo tutte e due abbastanza intelligenti e mature da aver capito che questo territorio di amicizia non è esclusivo. Che bisogna decidere di convivere io e lei, al massimo allearci, perché così noi ragazze siamo di più.Certo ogni tanto le frecciatine ce le mandiamo, non è che adesso l'Erasmus diventa la via di Damasco. Ogni tanto stiamo anche lì un po' a fare a gara a chi ha più attenzione dai maschietti, sono abitudini dure a morire.
Adesso vedremo. Ha imparato addirittura a vestirsi meglio,che sia vero che i cardigan siano stati abbandonati nella fredda Tedeschia? Lo speriamo tutti.
Tutto quindi sembra volgere per il meglio, in un orizzonte idilliaco in cui questa sera andremo a bere. Se...
Se io non avessi la predisposizione ai casini.
Se quindi non mi fossi presa una cotta per un amico. Per Watusso.
Perché questo cambia tutte le carte in tavola.
-Non è che ne sia stupita, mi ha detto AlexV serafica, rosicchiando un biscotto, alla fine ti sei presa una cotta per tutti i tuoi amici maschi.
-Me ne ero accorto, cara, credevi forse mi sarebbe sfuggita una cosa del genere? mi ha apostrofato Amando, servendomi una tazzina di caffè.
-Watusso? Ma è un cesso, ha invece sentenziato Lucia dalle brume meneghine.
Fatto sta che non s'ha da fare. Troppi casini. Poi Midori, devi un po' impararli a gestire i rapporti con i maschi, che il fatto di aver vissuto praticamente in un gineceo tutta la vita ti ha un attimino deformata mentalmente.
Che tra le altre cose io in questo periodo non so neanche cosa voglio dalla mia vita, se cerco una storia, un pene o un abbraccio. Forse ho solo bisogno di staccare il cervello e sorridere di più, senza arrovellarmi ad cazzum su cose quali il senso della vita o l'importanza di farsi la ceretta una volta al mese.
Forse è tempo che io mi concentri anche un attimo sullo studio, sull'occitanico, per dire, o sul teatro moderno. Magari è anche giusto che io mi metta a disegnare, senza fare altro per un giorno intero.
Fatto sta che questo post non sa dove andare e si vede, poverello, zoppicante sulle sue pretese del voler parlare di tutto e niente, di vita e morte, di Bitchy e Watussi, di cotte e crude.
Saranno gli esami. Sarà che ieri sarebbero stati 3 anni e otto mesi col Rufo, se fossimo rimasti insieme (di quelle cose che non ci pensi mai, fino a quando non ti stai piegando a raccogliere un calzino fuggitivo e all'improvviso, sbam, il pensiero del " che giorno è oggi" ti cade tra le scapole e ti schiaccia a terra). Sarà che San Valentino si avvicina e cuori rossi e coppiette proliferano ovunque.
Sarà aver visto questo cortometraggio Disney.
Un motivo per il quale è candidato all'Oscar c'è ed è evidente.
Ecco sarà allora per tutti questi motivi, ma oggi, guardandomi allo specchio, mi sembrava di avere dello spazio vuoto al mio fianco. A sinistra dal lato del cuore.
Forse sono fatta per stare in coppia io, anche se professo pubblicamente il contrario.
E allora mentre studiavo, mica li riuscivo a tenere gli occhi sul foglio. Mi chiedevo se là fuori c'è qualcuno che lancerebbe aeroplanini di carta per me. Magari anche col nasone, come nel corto.
Mi sono concessa due minuti per sentirmi miserable. Ho anche pianto un po'.
Poi, mi sono asciugata queste lacrime che non so da dove venissero ed ho ripreso a sputare sangue sul modello ostensivo-inferenziale di Sperber e Wilson.
Che io fossi abbastanza socially awkard me n'ero già resa conto in passato. Tipo che non sono affatto brava a parlare e fare conversazione con la gente appena conosciuta. Io me ne uscirei con cose assurde che non stanno nè in cielo, nè in terra, ma la conversazione deve essere pertinente, educata, leggermente seduttiva e witty, alla Oscar Wilde mica sconclusionata e vivace come Pippi Calzelunghe (che alle ultime indagini non è proprio al primo posto nella lista delle ragazze con le quali i ragazzi uscirebbero).
Poi a volte le mie serate sono all'insegna di Ironic, di Alanis Morisette.
Molto ironico che da Zzia il suo amico carino fosse dentro al bar e noi bloccate fuori a sentire gli sfoghi di uno ubriaco che le chiedeva insistentemente di uscire.
Molto ironico che comincio a trovare veramente molto simpatica la ragazza del fratello gnocco di Zzia e, conseguentemente, mi senta in colpa per il mio trovarlo gnocco.
Molto ironico che in questo sabato sera meraviglioso con Zzia e Judoka io abbia scoperto il Melì, grappa alla mela verde, buonissima, ma che mi sia dovuta dare una regolata a bere, perché mi è presa la sbronza da arrovello.
La sbronza da arrovello è una cosa brutta,effettivamente. Si tratta di quel tipo di sbronza che ti fa vedere le cose sotto una luce cinica e disincantata, altro che la vie en rose. La vie en merde, on pourrait dire. La cosa importante con la sbronza da arrovello è il sapere quando fermarsi, perché il confine con la sbronza "la mia vita è una merda, indi piango", è molto labile.
La domenica è stata devastante, però.
Andare a dormire alle 4 e svegliarsi alle 11 non è buono. Farsi rimpinzare dalla famiglia di Zzia non aiuta a combattere il sonno che cala. Bei momenti, ma ora crollo dal sonno. Letteralmente.
Midori
P.S. Piccio di sonno a parte adoro stare con Zzia, Judoka e famiglia. Tipo Harry Potter dai Weasley. E so che prima o poi troverò qualcuno a cui piaccia il mio fare conversazione bislacco.
Non ci sono premesse migliori: una gonna (e svariati altri capi di vestiario femminile) nuova, lo studio che procede fin dalla mattina presto e il tempo da casa, buono per il tè e per guardarsi semmai un film. Poi però Midori torna sprisciata e,maledetta empatia, la giornata si rivela per quello che è: una domenica triste e uggiosa, con il MioUomo che rompe ché la gonna è trasparente, e voglia di studiare zero. Che poi, per la gonna c'è il sottogonna apposta, ma evidentemente non va bene neanche quello. E allora vorrei davvero uscire per rivedere quelle solite tre facce del paesello, dove vai,come stai, cosa brighi o meni, e gira e rigira le persone son sempre quelle. E' una cosa che nel vivere fuori ho imparato ad apprezzare. Che poi, è vero, ci sono quelle serate che anzi che ritrovarsi nel solito posto alla solita ora ti strapperesti le vene a morsi e rimani a casa sotto il plaid a vedere Masterchef o XFactor o Servizio Pubblico, che tanto ormai son tutti uguali. Però alla fine vai fuori, e due risate le strappi sempre. Ché qui a Roma la vita è tanta, la vita è bella, ci sono sempre un sacco di cose nuove,un sacco di posti in cui andare, ma a volte la sicurezza di un posto piccino, tranquillo, anche un po' ripetitivo non guasta mica. Ché per come la vedo io, per quello che ho imparato, non conta dove sei, ma con chi. Ma forse anche questo è relativo. C'è quel giorno in cui sei la persona più solare e simpatica del mondo, e sorridi a tutti quelli che incontri, e saluti in giro e così via, ma magari, il giorno dopo, anche no. Misantropia portami via. E' tutta una questione di tempistica: nel posto giusto al momento giusto, certo, fondamentale, ma si deve anche essere nell'umore. Sono stufa delle solite facce versus Non ne posso più di tutta questa gente nuova. Anche se a volte prenderei tutti a testate, amici, conoscenti e non. E così fuori piove, e il tè me lo prendo da sola e ci sono gli appunti da ripassare... ...e poi arriva Amando e risolleva l'umore delle truppe con il suo pesce. Di pasta di mandorle. Che, tanto per cambiare, ho appena finito. Alex V
N.B. IL POST CHE SEGUE PRESENTA CONTENUTI ESPLICITI, NON ADATTI A LETTORI PARTICOLARMENTE SENSIBILI E RAGAZZI/E SOTTO I 13 ANNI.
Di solito i miei post li scrivo di getto, mettendo il caos che ho dentro in bella mostra, con tutte le sue imperfezioni ed irrazionalità. Ma questa volta no, sarò seria.
C'è una frase che viene detta spesso, a cuor leggero, da uomini o donne. Una frase che ormai è luogo comune e per questo ancora più pericolosa; molti la credono inoffensiva, bonaria, in realtà nasconde abissi di crudeltà.
"Se ti vesti così non ti lamentare quando ti fanno delle avances".
A tutte le ragazze è capitata di sentirla almeno una volta. Quello che non si sente, almeno non a primo impatto e tutto quello che c'è dietro. Ovvero il solito concetto: se una viene violentata/molestata/infastidita deve essersela cercata. Molta gente neanche lo ammette, è un'idea così radicata e subdola che sta acquattata in un angolo, che avvelena la mente.
Molte vittime di stupro o molestie confessano (se rivelano mai nella loro vita di aver subito molestie o violenze: in Italia la percentuali di stupri non denunciati si aggira intorno al 90%) di sentire la pressione ed il giudizio di chi le circonda. Il "se l'è cercata", oltre ad essere retrogrado ed umiliante, è fondamentalmente inutile ed ingiusto. Dopo una violenza, una molestia, ma anche uno sguardo troppo pesante, a cosa può servire addossare tutta la colpa alla donna, ragazza, bambina o bambino? Chi è schiavo del "se l'è cercata" non fa altro che mettersi dalla parte del molestatore, violentatore. "L'uomo si sa, è bestia, se poi tu vai in giro mezza nuda che pretendi?", "Colpa tua, che l'avrai provocato", "Spero tu abbia imparato a non vestirti da zoccola". E poi le frasi dei violentatori. Basta fare un giro sul sito del progetto Unbreakable* per capire una cosa: la maggior parte delle frasi ruota attorno al concetto di colpa della vittima. "Non fossi stata così carina", "Non ti fossi fidata di me", "Come pensavi mi sarei potuto fermare con un seno come il tuo?". Si può veramente pensare che la colpa sia della vittima? Ed a livello ancora più infido e gretto, il "she asked for it" può portare a creare una spirale senza fine, in un crescendo di intolleranza e paura. Perché le donne, a sentire chi è pronto a puntare il dito, devono vivere nella paura e lasciarsi condizionare da essa.
Ho letto una cosa agghiacciante: il "Vademecum per la tua sicurezza", realizzato a Roma. Nella maggioranza dei suoi punti si può dire che risulterebbe utile, ci sono comunque consigli utili di buon senso e felice ispirazione. Sono tre, però, i punti che mi hanno ghiacciato il sangue nelle vene.
Pagina 17, sotto le regole per andare sicure a piedi in un quartiere isolato :
Se hai già previsto di rientrare la sera da sola, non indossare abiti
vistosi o gioielli, tieni il cellulare e i documenti in tasca invece che in borsa.
Pagina 19, regole per la sicurezza sui mezzi:
• Non indossare vestiti particolarmente appariscenti se prendi la
metro di sera da sola e se puoi evita di portare con te la borsa.
NON INDOSSARE ABITI VISTOSI
NON INDOSSARE ABITI VISTOSI
NON INDOSSARE ABITI VISTOSI
Ovvero sii modesta, moderata, china il capo, sta al tuo posto, perchè questo è un Paese libero ma non per tutti. Un Paese dove se una donna stuprata indossa dei jeans, beh, non può essere stupro, perchè il jeans
non si può sfilare nemmeno in parte senza la fattiva collaborazione di chi lo porta
è un dato di comune esperienza
Non è una frase sentita in giro per caso. Si tratta della sentenza numero 1636 della Cassazione, del 1999.
Ricapitolando: se ci si veste da troie è colpa nostra, se si è vestite normalmente evidentemente non è stupro. Si tratta dell'eterno binomio Santa-Puttana. Eppure alla fine è sempre colpa della vittima.
C'è un movimento nato a Toronto nel 2011. Vi rimando alla pagina di Wikipedia sulla SlutWalk.
Da che parte sto io? Cosa pretendo con questo post?
Io sono dalla parte della libertà. Sono per un mondo senza etichette, senza limitazioni. Perché se io mi voglio mettere una minigonna devo poterlo fare senza il timore di essere palpata sull'autobus. Perché se voglio uscire la sera o faccio orari tardi all'università, non devo rientrare nel terrore che mi succeda qualcosa. Perché in caso qualcosa mi succeda, non voglio sentirmi in colpa. Perché la libertà si misura anche nella misura in cui la vittima viene colpevolizzata.
Non so se in Italia o in qualsiasi altro posto nel mondo si realizzerà mai un'idilliaca visione di questo genere.
Le donne potranno diventare capi di stato, scienziate, astronauti, tutto e di più, ma fino a quando saranno individuate come vittime designate, addirittura come COMPLICI in qualche modo, beh, tanto vale fossero rimaste a lavare piatti e padelle**.
Non se ne parla mai abbastanza, temo. Giornata mondiale contro la violenza sulla donna, grandi applausi, foto condivise e link di Facebook, parole, parole, parole. Ma fatti concreti per cambiare la mentalità, di quelli zero.
La cosa più brutta è che le vittime non sono solo le donne: ci sono altre violenze sessuali, quelle sugli uomini, sui bambini, ci sono addirittura donne che perpetuano violenze, non sto cercando di santificare la categoria.
La verità, la terribile verità, è che la gente non può perdonare alle vittime di essere state sopraffatte.
Midori
* Non consiglio alle persone troppo sensibili di leggere. Quando ho finito di preparare questo intervento sono andata a vomitare. Per avere comunque un'idea generale, ecco il video di presentazione del progetto:
**Non vuole essere un insulto a quelle donne che hanno scelto di dedicare la loro vita alla famiglia ed alla casa. Vuole essere un'immagine topica riferita alla condizione tipo che, fino a settant'anni fa, era imposta alle donne, volenti o nolenti che fossero.
Non è bello svegliarsi con una notizia così. Non è bello sentire che la propria terra è stata lacerata e ferita ed uccisa.
Perché è brutto morire a qualsiasi età, ma morire a sedici anni è ancora più brutto.
E ci saranno le dirette dei telegiornali, i caroselli in televisione con Barbara d'Urso che piange e non si capacita, i funerali in diretta tv, prendi un po' di dolore e portalo a casa. E poi il cordoglio di uno stato, Napolitano che segue con apprensione, le autorità sul posto, tutti si stringono alla famiglia nel momento di dolore, non è possibile che questo accada, tutti uniti contro le mafie, si farà lotta senza quartiere! E la solita merda continuerà, invece, perché la mafia è attaccata alla spina dorsale di questo stato. E se non è stata la mafia, chi è stato? Trova il colpevole! Alla berlina! Non si fanno gli attentati ai ragazzini! E processi e circhi in tv, fino a quando non istituiscono un premio, o una borsa di studio a nome della ragazza, non le dedicano una scuola, olè, l'Italia si stringe nel dolore ed intervistiamo ora lo zio della giovane vittima, ad un mese, un anno, cinque dieci anni da questo luttuoso giorno, celebriamo il ricordo di questa ragazza la cui vita è stata tragicamente spezzata...
Ed in questo brusio mediatico monta solo lo schifo, la nausea e la disperazione.
Perché aveva sedici anni.
Perché ad una famiglia mica bastano le condoglianze di Napolitano.
Perché si useranno le stesse parole, trite e ritrite.
Dai 14-15 anni ho avuto questo amico, che chiameremo M. Io ed M. abitavamo a due stradine di distanza, si andava a scuola insieme. La mattina passavo da lui, citofonavo e già mentre scendeva le scale mi chiedeva di fargli copiare qualcosa dei compiti a casa, e mi sorrideva con quegli occhi chiari e sinceri. Come potevo dirgli di no? E sulla strada per scuola si parlava e rideva, ed al ritorno lo stesso. Il secondo anno lui cambiò scuola, ma si faceva ancora la strada assieme. Passavamo anche un sacco di pomeriggi assieme, da me o da lui, anche a non far niente, lui a giocare alla play station ed io a leggere. Come una famiglia.
La cosa bella di M. erano le mani. Erano grandi, e quando mi toccava o abbracciava sentivo quasi una scia di calorino dove passavano. Alle feste ed ovunque si ballasse ballavamo sempre insieme. Anche se nella nostra concezione di ballo non c'è la chiara idea del "concedere un ballo", "riservare un ballo", tanto cara a Jane Austen e K. Mansfield, noi sapevamo che avremmo avuto quei due o tre balli insieme. In un immaginario carnet lui era la mia certezza.
Insieme ballavamo bene, ci muovevamo come un solo corpo e anche i balli lenti, che posso risultare in un semplice dondolio, con lui erano qualcosa di più complicato e naturale insieme: le sue mani sui miei fianchi mi guidavano in piccoli impercettibili otto tracciati sul pavimento dai nostri piedi.
A questo punto io me la prenderei con le stupide commedie che per anni hanno riversato inutile melassa nelle orecchie di una qualsiasi fanciulla x, portando all'estremo del patologico un luogo comune, pilastro portante dell'happy ending: i due amici che finiscono insieme scoprendo di amarsi alla follia. Carrozza in dissolvenza verso il tramonto, fine.
E balla oggi che balla domani, e stai insieme, comportati da fidanzati senza far nulla, ecco che lui comincia piacermi. E lui si mette con un'altra, dimenticando completamente anni di amicizia.
Finisce così, senza dissolvenza al tramonto, ma con il fermo immagine di saluti cordiali ma distanti ogni volta che ci vediamo.
M. sta ancora con quella ragazza, da tre anni. Da due anni e mezzo io sto col Rufo. Ogni tanto mi manca il mio amico, prima che io sputtanassi il tutto cercando di portare su un altro piano quello che non era fatto per essere elevato.
Chissà, forse in un universo parallelo sta accadendo.
Midori
giovedì 19 gennaio 2012
Camera di AlexV. Semi sdraiate sul letto dopo pranzo.
- Le mie idiosincrasie hanno raggiunto livelli patologici.
-Ovvero?
-Non sopporto le pareti spoglie.
-...
-Quando sono qui da te devo per forza sedermi sul letto ed avere la parete vuota alle mie spalle. Se mi siedo sulla poltrona non mi sento a mio agio e dopo un po' me ne vado.
-Già.
-Ecco perché camera mia ha tutte le pareti con qualcosa attaccato. Horror vacui.
- Se ti fa stare bene.
-Anche qui da te si sta bene.
-Lo sai che tra poco ci addormenteremo tutte e due, vero?
- Si.
E poi non ci siamo addormentate, perché qualcuno è venuto a chiedere l'aiuto di AlexV per qualcosa. Tutti chiedono aiuto a lei. La chiamiamo Mamma Alex. E non c'è soprannome più giusto.
Io penso che se sei una persona disponibile ad offrire tea e conforto ad ogni ora del giorno e della notte, beh, sei una bella persona.
A volte basta stare in una stanza, la schiena voltata alla parete nuda, a fare niente, mentre AlexV legge su Internet, Dude ordina le bustine di tea per colore e tipo, Amando soglia l'atlante di anatomia.
Forse questa è felicità, forse è serenità. Per il momento so che è un balsamo per l'anima.
e la conosci bene questa sensazione è una specie di ottimismo senza una ragione (Brunori SAS, Una domenica notte) Midori P.S.l'esame andò felicemente. ora sotto con l'altro
Gennaio è un mese che non sa di niente. Una specie di limbo grigio, segnato da interrogazioni, dalle pagelle, dal freddo umido. Anche febbraio è della stessa categoria di mesi. Quei mesi che stanno lì, ma potrebbero non esserci, perché sarebbe bello che dopo il Natale iniziasse la primavera.
Gennaio e febbraio avevano un colore tra il grigio ed il marroncino al liceo. Adesso che corrispondono alla sessione d'esami sono un di bel grigio piombo. E non sono più mesi che non sanno di nulla. Sono i mesi delle nottate, dei ripassi esasperati e delle occhiaie. Sono diventati dei mesi necessari. Lo stesso luglio non è più in giallo grano o blu mare. Adesso ha il colore dell'argilla riarsa. La sessione è un periodo secco.
La concezione del tempo cambia con l'età.
Midori (che ha avuto queste epifanie a 24h dall'esame e dalla consapevolezza che quando dice "a 16 anni" si riferisce non a due anni fa, ma a quattro).