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giovedì 24 gennaio 2013

Ricordarsi di non sottovalutare le conseguenze della lettura

La sessione è la morte della lettura.
Alla sera arrivo così stanca che voglio solo diventare un onigiri di pail e dormicchiare vedendo una serie tv qualsiasi. Magari avere abbastanza coscienza per spegnere il pc prima di addormentarmi ed evitare che la puntata vada in loop per tutta la notte, penetrando nei miei sogni nei modi più svariati.
Poi ho visto campeggiare sulla mensola di AlexV un libro, decisamente catchy, nella sua allegra copertina fucsia: "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere". E me lo sono fatto prestare.
Posto che è indubbiamente un libro utilissimo per sviscerare i rapporti di coppia.
Posto che la sua struttura in brevi capitoletti concilia la narcolessia serale dovuta a cervello fuso.
Posto che è scritto a prova di idioti.
Poste tutte queste belle cose, l'ho restituito ad AlexV dopo il terzo capitolo.
Non ce l'ho fatta e si è rivelato per i miei sogni molto più disturbante di una puntata di Bones con morti e cadaveri ripetuta tutta la notte.
La ragione è semplice: essendo io afflitta da un senso di colpa perenne anche solo per lo spazio che occupo nel mondo, in questo periodo un libro del genere è devastante.
Ottocentomila modi per salvare un rapporto di coppia e quello mio e del Rufo è andato a puttane a quel paese. In sintesi il libro ha agito sul mio subconscio, e la mia garrula vocina interiore (che, per inciso, sembra la voce di Lucia quando mi fa la ramanzina), non ha fatto altro che ripetermi per giorni quanto fossi stata stupida e poco costante, che applicando quei metodi avrei salvato capra e cavoli. Mi sono aggirata quindi per giorni come uno spettro per casa, indecisa se dare voce al mio dolore ed al mio rimpianto con La(g)na del Rey o con Adele. Dopo qualche giorno di questa routine ho restituito il libro ad AlexV, ma la malinconia continuava (suono di violini strappalacrime in sottofondo). E poi, l'illuminazione.
Che rapporto vuoi salvare se quando dici ad uno "Ho dubbi su di noi, sto pensando di lasciarti", questo ti risponde "Io non ti ostacolerò"? 
A questa batosta il senso di colpa è scomparso, la mia vocina interiore tace ed ha dciso di dedicarsi allo studio della filosofia del linguaggio. 
La sessione è a giusta ragione la morta della lettura inutile.

                                                                                          Midori

sabato 29 dicembre 2012

As we were...

Ehi tu, ciao,
mio non più mio, ma da un bel po'. Rivederti è stato un attimino un colpo, ma tranquillo, mi sono ripresa in fretta.
Avevamo solo una cosa in sospeso, quel libro che ti avevo prestato e che dovevi ancora ridarmi. Libro che tu ovviamente non hai letto, ma questo è un altro discorso che non affronteremo, perché, a dirla tutta, un noi che affronta i problemi non c'è più.
Quando ti ho visto ero combattuta tra il darti una martellata sui denti e il farmi abbracciare, perché è stato strano rivederti e non stare con te. Ma la martellata sui denti te la meriti tutta. E non te l'ho data, perché in fondo sono una pappamolla che si commuove e tra noi c'è stato tanto, etc. etc.
Non mi hai chiesto di vederci per parlare. Non me l'aspettavo, perché sarebbe stato il minimo dato che ti ho mollato per telefono e considerando i nostri trascorsi. Il libro sarebbe stato l'occasione, ma ci siamo accordati in maniera implicita, me lo farai arrivare tramite terzi.

Quando avrò il libro tra le mie mani sarà arrivata veramente la fine. Sarà ufficiale anche per la minuscola parte di me che continua a remarmi contro e a dirmi che a parte te non troverò mai più uno straccio d'uomo. 

Abbiamo finito Rufo. 



Mi spiace, non avrò un finale alla "Come eravamo", ma del resto, tu non sei Robert Redford, io non sono Barbra Streisand, o meglio, sono io abbastanza entrambi per tutti e due. Ci siamo amati, non dico di no, ma adesso è il caso di mettere un punto fermo in qualche modo. E dato che io ho bisogno di simboli e non avrò questa ultima occasione, ho deciso che è il libro. Quando avrò il libro tra le mani, lo saprò.
Finirà così, quindi, quando stasera Renzo verrà a prendere mia sorella e mi lascerà il libro. 
E Rufo, entrerai ufficialmente nel mio passato. oppure no.Potrei darti occasione di parlarmi. Perché in fondo sono una pappamolla. Allora ti mando un messaggio. "Se hai bisogno di parlarmi,sai dove trovarmi". Puoi esserti comportato da stronzo quanto vuoi,ma un minimo di rendez vous è da persone mature. Ecco,inviato. Ora aspetto,anche se so che è finita,era già finta molto tanto fa. Dopo tre anni un rendez vous è il minimo,porca miseria! Me lo devi Rufo.  Si,sono una pappamolla,ma so che se non la chiudo per bene sarà come non averla chiusa del tutto. E allora il messaggio l'ho mandato. Vedremo se avremo la nostra ultima scena madre.
E no, hai deciso che non sei pronto, che non ti va, che ci siamo già detti tutto, che speri i miei rancori si siano sopiti. I miei rancori sopiti? Rufo, non hai idea. Si, ti ho fatto tutta questa tirata antipatica su WhatsApp e si, come Lucia ha detto sono sembrata tanto infantile ed antipatica. Finito. Abbiamo finito, male anche questa volta. Si vede che non è cosa di lasciarci bene. Ciao Rufo.

Mi hai dato tanto (oltre l'herpes labiale e avermi fatto venire il Fuoco di Sant'Antonio) e mi sento un po' morire all'idea di chiudere definitivamente.

Ma io vado avanti come un treno. 

                                                                                              Midori

martedì 11 dicembre 2012

Scrooge il pivello

Oggi è il compleanno del Rufo. No, non ve la starò a menare su quanto io sia malinconica. Su quanto tutto questo freddo mi faccia arrossare il naso e lacrimare gli occhi. Non vi dirò che è stato orribile fargli gli auguri via facebook ("Buon Compleanno.", risposta "Grazie."), come due conoscenti dopo che per tre anni ci siamo mischiati ed amati. Non vi dirò di quanto io sia nella fase in cui vorrei solo creparlo di botte e fargli notare che comunque lui mi ha fatto più male. Non vi dirò di come ho finalmente staccato l'ultimo ritratto che gli ho fatto dalla parete.

Vi dirò, invece, perché sono una persona meschina e ne sono felicissima, che oggi ho passato il tempo a sorridere come un'idiota.  Una persona fondamentalmente contenta. Ma meschina, un'anima nera, pessima e cattiva. Orribile. 

Ma volete mettere che dopo tre anni di svenamenti a dicembre tra compleanno e Natale, è il primo anno che i miei soldini riposano felici nel portafogli?




                                                                                       Midori

giovedì 29 novembre 2012

Deliri

Ehi ciao,
mi sa che è passato un mese e mezzo da quando ci siamo lasciati. La data precisa non me la ricordo e non la saprei dire. Forse ti avevo lasciato da prima di ufficializzarlo tra noi due. L'ho fatto senza cattiveria, scusami.[cazzata].
Quando ci siamo lasciati è stato tutto molto formale, molto garbato ed educato.
Da persone mature.
Adesso non mi sto comportando da persona matura, ma mica nei tuoi confronti. Nei miei. Non so se in realtà ho tutta questa voglia di uscire con ragazzi e cose simili. Una persona matura ammetterebbe di non sentirsi ancora pronta al lancio nel vuoto, che le parrebbe strano baciare un altro dopo tre anni e mezzo di te. Forse il mio è un metodo per non cedere alla tristezza di aver chiuso una parte importante della mia vita.
Certamente è un modo per non cedere alla rabbia che provo nei tuoi confronti.
Perché io con te sono arrabbiatissima. Per questi ultimi tre mesi estivi ho stretto i denti, lasciandomi umiliare da te. Perché ti amavo, perché eri in un periodo difficile (anche se la laurea se l'è presa un sacco di gente e senza smattare così), perché avevi bisogno di me. Ma le cose non stavano così. 
Per tre mesi non hai fatto altro che umiliarmi, farmi notare quanto fossi ingrassata e quanto tu per questo non mi desiderassi più E che lagna che mi consideravi, volevo stare sempre con te, tu volevi stare con i tuoi amici. Eppure quella che ha passato un inverno sotto psicofarmaci ero io. Ma te ne sei fregato.
In realtà l'intima decisione di lasciarti l'ho presa prima ancora che tornassi qui a Roma.
Il merito è di questo articolo. Si tratta del commento a due foto, ma quella che ci interessa è questa:
Nora Ephrom ed il marito. 
La frase che mi ha aperto u n mondo è stata questa:
La ragazza raccontò alla donna di un ragazzo con cui era uscita e con cui non aveva funzionato. Ephron rispose a Dunham che non era il momento di cercare un fidanzato: "È impossibile trovarlo ora. Quando ho incontrato Nick, ero già pienamente famigerata, e lui sapeva benissimo in cosa si andava a infilare. Non puoi trovare un compagno finché la tua trasformazione in ciò che stai diventando non è compiuta". Rimandiamo a un'altra volta l'analisi della delizia dell'utilizzo di "famigerata" in luogo di "famosa", e leggiamo quel che ci sta dicendo: perché con Carl non poteva durare, e con Nick sì. Non sposi una che scrive ricette per poi ritrovarti in casa un punto di riferimento del cinema e della narrativa. Non ti metti in casa una che faccia da badante al tuo ego per poi scoprire che ha un ego più ingombrante del tuo. Se lo fai, se fai quest'errore di valutazione, se lei ti inganna mascherandosi da moglie e poi invece rivelandosi per quell'altra cosa mostruosa partorita dalla modernità, quel genere di creatura che ha un marito ma anche un'identità, allora il minimo che tu possa fare è umiliarla sorridendo a un paparazzo mentre una tizia piacente ti si siede in braccio. 

Tu non mi hai tradita, ma di umiliazioni me ne hai inflitte tante.

Quando ci siamo innamorati io avevo solo 17 anni, tu ne avevi 21. Eri una persona matura, mi piaceva poter essere la tua piccola, essere la tua pupilla, nel senso etimologico del termine, ovvero il piccolo riflesso dei tuoi occhi. Quando un mondo così piccolo ha iniziato a starmi stretto tu hai pensato bene di fare il Berensten della situazione. Con quanto ne consegue.

Sono arrabbiatissima con te. Anche con me, perché sono stata anche io compiacente nel lasciarmi trattare da pezza vecchia per tre mesi. Ma verso di te provo questo rancore sordo che mi fa odiare qualunque cosa tu faccia o abbia fatto.
Ti odio perché ti stai ancora lamentando del fatto di avermi persa e condividi canzoni da stronzette tredicenne appena mollata dal fidanzatino. Fa eccezione Don't cry dei Guns'n Roses. Ma la canzone non giustifica i tuoi comportamenti.
Ti odio perché nonostante tutto non sei ancora riuscito a laurearti.
Ti odio perché per te avrei dato la vita, ma sei convinto che io sia una persona egoista.
Ti odio perché durante la rottura mi sono comportata come se fosse tutta colpa mia e non ti ho vomitato addosso tutto questo.

Non so che tipo di persona sto diventando. Qualunque sia il risultato hai avuto la tua parte, sia in positivo che in negativo.
Tutte le cattiverie che non ti ho detto, che mi sono limitata a pensare esistono, è inutile che ci rompiamo la testa o ci trinceriamo dietro false scuse. Si, di te penso cose cattivissime che non ti direi mai, perché ti conosco e so che ti distruggerebbero.

Non so se tu stia leggendo queste parole, dato che quando ci siamo lasciati hai solennemente promesso di non intrometterti in questo mio spazio. Il fatto che io dubiti delle tue promesse dovrebbe farti capire qualcosa.

A volte mi manchi, sappi anche questo. Non so però quanto sia vera nostalgia e quanto sia paura di rimanere sola.

                                Ciao Rufo.
                                                                                       Midori

mercoledì 7 novembre 2012

Di universi e riprese

Non credo più agli uomini inconsolabili.

Non da quando ho scoperto che il Rufo ha pensato bene di provarci con la sua amica, quella che è da tutta l'estate io gli dico che gli piace, della quale ero (magari sono) mortalmente gelosa.

In realtà la cosa che non perdono al Rufo e di non aver lottato per far stare su questa relazione. Sono stati tre mesi in cui ho fatto la giocoliera e l'acrobata per farla andare avanti e mantenerla in piedi.

Lui niente.

Anche quando l'ho lasciato, molte lacrime, rimpianti, ma nessun tentativo concreto di tenerla a galla.

Mi ha lasciato sola a risolvere il problema, lavandosene le mani. 

E adesso so anche il perché.

Quando l'ho scoperto, ho avuto una mezza crisi isterica. Ma nel vero senso della parola dato che in contemporanea mi è venuto il ciclo. 

Più che altro è la scena che mi ha fatto perdere la ragione.

Lui che dal politecnico va a pranzare con lei al policlinico, vanno a studiare insieme in biblioteca.

Si, perché lei studia Medicina a Bari, come avrei dovuto fare io, secondo i piani originari che avevo fatto col Rufo, quando ancora me la raccontavo, la favoletta su Midori medico.

La soddisfazione è che in universo parallelo sta succedendo, oggi sono stata con Rufo al policlinico a pranzo ed a studiare in biblioteca, stiamo ancora insieme e questa estate lui non si è comportato come un tale stronzo.

In un altro ancora l'ho beccato a tradirmi con questa e lo sto prendendo a calci nelle palle.

In questo sto scrivendo, realizzo che domani è un altro giorno, e decreto che adesso posso mandare messaggi di disponibilità sessuale al mondo, dato che è lui che ha iniziato la ripresa. In questa maniera recepisco le vibrazioni che Orso mi manda da quando mi sono lasciata, tengo sulla corda il Bisteccaro, il lunedì diventa giorno di minigonna per ammaliare il tipo che incontro sempre in autobus.

In un altro universo sono un ornitorinco sciagattante. Il migliore universo possibile.

Ma anche di questo non mi lamento.

                                                          Midori

sabato 3 novembre 2012

Fasi

Come in Trainspotting Mark Renton si barrica in casa per disintossicarsi, anche io sto applicando la mia personale forma di disintossicazione.
La differenza è che io non divellerò le assi dalla porta per andare a cercare la mia ultima dosa. Prima che cominciate a fare oooh, aaah, ma mi sembrava troppo strana per non essere fatta, specifico che non è dagli stupefacenti che mi devo emancipare.
Si tratta di disintossicarsi da una relazione di tre anni e mezzo.
Dopo tutto questo tempo trovarmi senza uomo al mio fianco è straniante. Un lancio nel vuoto, senza rete.
Ho già superato la prima fase, quella della settimana di euforia, la vagina è mia e me la gestisco io, all the single ladies, ouuoh-oh-oh-oh-oh.
Adesso sono nel pieno della seconda. Ogni cosa mi parla e mi ricorda del Rufo, sono nel panico perché sono in una fase nuova dell'esistenza. Tutto mi riporta a pensare a lui, anche cose nelle quali non centra assolutamente nulla. Questa è una delle fasi più pericolose. Basterebbe vedersi per ricascarci, ma che dico, anche solo sentirsi. Anche per questa ragione questo ponte mi sono tenuta ben lontana da casa. Ed ho il telefono spento la maggior parte del tempo. E su Facebook l'ho nascosto. (Anche se confesserò che l'ho contattato, con la scusa di sapere come gli fosse andato un esame. Non mi ha risposto. Ha fatto abbastanza male).
La prossima fase sarà q1uella "whatever", non me ne frega niente, ho sempre odiato quelle cose di lui, assurde, figurati, non sopportavo neanche come si allacciava le scarpe, figurati tutto il resto. Di solito questa fase è abbinata al cercare di farsi qualsiasi cosa si muova. Non sempre con gran risultati.
Ho calcolato che a questo punto dovremmo rivederci, sarà arrivato Natale. I rapporti saranno di fredda cortesia, credo.
Non appena lui ricomincerà ad avere movimenti con altre, scatterà la voglia di riprenderselo, perché è mio. Fase più infantile, nonché il motivo per cui tutti cercano di essere i primi ad avere qualcuno in pianta stabile rispetto all'altro partner.
L'ultimo step dovrebbe essere quello di serena accettazione.
I più bravi riescono anche a diventare amici.

                                                                                  Midori

giovedì 25 ottobre 2012

Della fine di un amore

Ad un certo punto non è che si possa continuare a dare craniate al muro. O ad ignorare l'elefante seduto in stanza con voi. Ad un certo punto bisogna dirselo, sinceramente e come coppia. Abbiamo un problema.
Premettendo che è una delle frasi più brutte che una persona possa sentirsi dire, la frase che fa camminare sull'orlo del precipizio. A volte porta a cambiamenti epocali nella relazione: da oggi rivoluzioniamo tutto e ci amiamo in una maniera completamente nuova, ricominciamo da noi due e sistemiamo il contorno. A volte porta a cambiamenti epocali e basta: finisce e non c'è molta più speranza di recuperare.
Io sono una grande negazionista dei problemi di coppia. Si tratta sempre di periodi, sindrome premestruale o problemi con l'università, o gelosie infondate. Ma il rapporto no, fino all'ultimo sono convinta vada bene. Fino a quando non riesco più a raccontarmele, queste pietose cazzate che dovrebbero far filare tutto liscio, ma nascondono solo la dura verità: c'è una malattia nel corpo della relazione. Tante volte in tre anni e mezzo si è riusciti a salvarla, col Rufo. Siamo stati dei bravi medici.
A volte però è terminale e diventa solo accanimento terapeutico.
A nessuno piace chiudere una fase della propria  vita in cui si è stati felici, si ha amato e si è creato qualcosa di speciale. Ma poi si torna a riva. Insieme ai rifiuti. Come sulla spiaggia di Follonica.
E che puoi dire, che puoi fare? Si può provare a farsi male. Ed anche in questo io ed il Rufo siamo stati bravissimi, perché ci siamo feriti in una maniera che non credevo immaginabile. Ai limiti della dignità.
Il colpo finale: la distanza. Perché se a 500km di distanza non hai voglia di sentire la persona che per tre anni e mezzo è stato il tuo cuore e stomaco e polmoni, diventa innegabile: il problema c'è.
Non importa di chi sia stata la colpa responsabilità (lo diceva sempre il mio professore di filosofia del liceo, che il termine colpa è abusato e che solo chi si macchia di reati è colpevole di qualcosa): un po' mia, un po' sua, secondo il proporzionale, il diretto o il ballottaggio. Si è arrivati a questo. E bisogna trovare il metodo meno doloroso per farlo.
Basta enunciare cazzate come l'esistenza di metodi indolore. Non esiste la ceretta indolore, figuriamoci la fine di una relazione. In ogni caso come si fa e si fa, si sbaglia sempre. Si tratta di salvare il salvabile.
Basta anche con la cazzata del chi lascia non soffre. Chi lascia soffre esattamente come chi è stato lasciato, con la differenza che non ha la simpatia del resto del mondo, perché "l'hai lasciato tu, cosa pretendi?".
Fatto sta che ogni volta è un salto nel vuoto, un lasciarsi dietro un posto dove si è stati felici per cercare fortuna all'Ovest, come pionieri nordamericani, con tanto di carro.
Ci vuole un maledettissimo coraggio.
Magari poi, mentre si sta lì a definire le cose pratiche (perché dopo tre anni e mezzo è un divorzio), allora ci si ricorda i momenti vissuti insieme e si attesta che a parte l'ultimo periodo è stata una storia meravigliosa. Si piange un po', per un attimo balena la pazza idea di tornare insieme ("lui mi ama ancora, siamo stati così bene in passato, funzionerà!"), ma basta poco per ricordarsi che ciò che è stato è andato.
Allora dai, ci risentiamo, ok, proveremo a rimanere amici, quando farà meno male, sicuro allora, ciao, ciao, è così difficile mollarsi, già, lo so, stiamo altri due minuti, ok. Adesso basta. 
Gli spietati salgono

sul treno e non ritornano
mai più, non sono come noi
perduti antichi eroi
noi due che al binario ci diciamo addio…

Tre anni e mezzo bellissimi, ma anche dolorosissimi. Grazie Rufo.

                                                                                              Midori 

domenica 16 settembre 2012

L'amour

La premessa dei tragici accadimenti che sto per raccontare è doverosa. 
Il Rufo è stato cresciuto da sua madre Wonder Woman come una perfetta donna di casa. Lui lava, stira, spolvera e rassetta che manco il migliore butler inglese. La sua passione è però una, bruciante ed ossessiva. L'aspirapolvere. Lo passa dalle tre alle sei volte a settimana, ma non una passata veloce come le mie, che si tratta di uno spostamento della polvere dal punto A al punto B meno visibile. No. Lui, in maniera maniacale fa sparire ogni minima traccia di polvere. Tutta. E alla fine si coccola l'aspirapolvere, pulendo e lavando le spazzole, controllando il sacchetto ed oliando le rotelle.

Tranquillo pomeriggio con il Rufo, a casa sua. Solita formazione: io sul divano a leggere, lui alla scrivania a bestemmiare contro la tesi, contro l'ingegneria, i professori ed il mondo tutto. 
-Basta, devo fare qualcosa che mi appaghi. Mi sa che passerò l'aspirapolvere.
-Eh beh, allora è sicuro che ti rilassi.
-Ah, ah. No comunque non mi ricordo se te l'ho detto ma abbiamo cambiato aspirapolvere.
-Ah si?
-Si, adesso abbiamo quella autonoma, che fa da sola.
-L'aspirapolvere tonda che evita gli ostacoli e si fa tutta la stanza? Quella che noi non possiamo prendere perché altrimenti Nonna P ci litigherebbe e finirebbero ad inseguirsi per tutta la casa?
-Si e vacci piano con le parole.
-Che?
-Lei è un robot, non un'aspirapolvere, anche se a volte per comodità la chiamo così.
-...
-Eccola, sta partendo.
-...
-...
-...
-...
-Rufo, la stai guardando come si guarda un cucciolo o un bimbo che gattona.
-Già... non è meravigliosa?
-Tu mi spaventi.

                                                                                             Midori

sabato 15 settembre 2012

Le conseguenze di un micio

La cugina del Rufo è tornata in terra pugliese per il week end. La cugina del Rufo vive in zona romana con convivente, un gatto ed un cane. Essendo famiglie veracemente del sud, fino a quando la cugina ed il compagno non avranno la fede al dito, si dormirà esclusivamente ognuno a casa dei propri genitori, perché anche se vivono tutto il resto dell'anno insieme ed hanno entrambi 30 anni, non sta bene. Così ogni volta che scendono a casa, lui la porta a casa dei suoi, e poi col cane va dalla madre. Il problema è il micio. Dove lasciare il micio? Entrambe le famiglie dei genitori hanno cani, che tollerano già a malapena il cane della cugina. Ed ogni volta si pone il problema del micio. Per fortuna che c'è Wonder Woman.
Wonder Woman è la madre del Rufo, che ha sopravvissuto tutta una vita in una casa piena di maschi. E che maschi.  Wonder Woman adora gli animali, specialmente i gatti. Dopo la dipartita di Bianca, la loro amata, coccolata, viziata gatta, ha giurato che non avrebbe mai più avuto un gatto. Ma non ha detto nulla riguardo all'ospitarli.

Per questo motivo ieri mattina il micio è sbarcato a casa del Rufo. Spaventatissimo, diffidentissimo e carinissimo. Quando nel pomeriggio sono arrivata a trovarlo (non il Rufo, il micio), si era rintanato tra il divano ed il termosifone. Povero cucciolo. Poi ho preso confidenza e me lo sono messo sulla pancia.

-Guarda Rufo, guarda come gioca.
-Veramente si sta divincolando.
-Ti ho detto, CHE STA GIOCANDO. Oh, ha smesso, guardalo si è accucciato.
-Veramente si sta preparando a saltare.
-Rufo, con tutto l'amore del mondo, vaffanculo.

Dopo un po' io ed il micio siamo venuti a patti: purché io continuassi a grattarlo sotto il musetto, lui avrebbe continuato a ronfarmi sulla pancia.

Sarà stata la pet therapy, sarà stato il sole autunnale che entrava pallido nella stanza, ma è stato un bel pomeriggio, il Rufo alla scrivania ed io sul divano, un giallo ed il gatto sulla pancia. 

-Rufo, ma tu ci pensi mai ad un domani?
-Cosa fare domani sera? Veramente stavo pensando di...
-No, non quello stupido. Ad una casa nostra, un pomeriggio così, io sul nostro divano, col nostro gatto, tu al nostro computer...
-Il computer sarà sempre e solo mio.
-Ok, al tuo computer.
-Ma un bambino? Non dovrebbe esserci un bambino? Perché parli del gatto e non del bambino?
-Il bambino sta dormendo. Ed ecco, l'hai svegliato. Adesso gli vai a cambiare tu il pannolino puzzolente, mentre io rimango a coccolare il gatto.
-Forse hai ragione, nel pomeriggio che dici tu non c'è un bambino.
-Volevo ben dire...
-Però magari in un altro pomeriggio ci sarà...
-Ci sarà un altro gatto. 
-Che?
-Torna a studiare.

Decisamente, i gatti hanno conseguenze pericolose.

                                                                                                        Midori

mercoledì 18 luglio 2012

Frammenti di conversazione

-no perchè quello si è laureato, ma in gestionale che non è ingegneria...
-Ma perchè, vuoi mettere, quell'altro che si priscia di stare già a lavorare con una laurea scrausa?
-A proposito, ma tu l'esame di Misure come lo hai preparato? Roba pallosissima.
-Mai pallosa quando l'esame di economia.
-Ma economia è una cazzata a confronto di macchine a fluido.
-Vabbè, mo, stiamo parlando di esami fluffa come quelli di Midori

Il superomismo degli ingegneri non ha fine.
                                                                                                      Midori

martedì 10 luglio 2012

Peggio di una donna

Accompagnare il Rufo a fare spese è sempre un'esperienza. Tanto più se ci andiamo con WW (Wonder Woman), ovvero sua madre. Una scelta di compagnia che è un passo verso l'emancipazione dalla mamma per comprarsi le mutande.
Il Rufo in queste cose, però è donna, o per lo meno più donna di me. Lui ci mette due anni per decidere se prendere qualcosa o meno. E la maglia mi fa difetto, qui? Ma mi fa sembrare grosso? Ma dici che questa scarpa è troppo lunga?
Inevitabile che abbia bisogno del parere di due persone. Inevitabile che queste due persone dopo un po' comincino a sclerare, specialmente se il modello è pignolo all'eccesso.

Personalmente io ormai sono una macchina da guerra nel comprare i vestiti e le scarpe. Non esistono dubbi. Io vado e colpisco, rapida e silenziosa. 
L'unica volta che non è stato così è stato quando ho provato l'abito dei miei 18 anni. Sindrome di Stendhal istantanea. Venti minuti davanti allo specchio, muta.

Mentre ripensavo a queste cose, il Rufo mi ha costantemente chiesto il mio parere. Dopo tre ore e mezza siamo usciti dal negozio.

-Però è stato divertente, no?
Ha chiesto lui ignaro. Io e WW abbiamo alzato gli occhi al cielo. Pietà.

                                                     Midori
P.S. Che poi WW mi adora. Ma questa  è un'altra bellissima storia d'amore che verrà raccontata in seguito.

giovedì 28 giugno 2012

Vengo anch'io!-No tu no!

-Amore, allora oggi la partita la vediamo da te?
-Noi si, tu non so.
-Scusa?
-L'ultima volta che l'hai vista con noi abbiamo pareggiato...oggi non si può pareggiare e rischiamo...
-Quindi?
-Eeeeeh....
-Stai dicendo che porto sfortuna?
-No, io veramente...
-Aspetta, porto sfortuna secondo te?
-Ma veramente...
-E SONO ANCHE GRASSA?
-Non l'ho detto...
-MA L'HAI PENSATO!
-Ma...ma...
-Ecco. Lo sapevo. Ti odio.

Il Rufo è rimasto dieci minuti ad interrogarsi su che avesse fatto di male. Poi nel dubbio è venuto a chiedermi scusa. Dopo altri cinque minuti ha capito che lo stavo prendendo in giro. Ed ha cominciato a rincorrermi per casa. Ah, l'amour.

Nel frattempo incrociamo l'incrociabile.

Forza azzurri :)


                      Midori



domenica 24 giugno 2012

Baba VS Rufo: spot the differences


Telefonata con Baba
-Baba, ho un problema.
-Dimmi.
-Non so come sia potuto accadere. Una cosa orribile, inumana. Uno crede non possa mai capitare a lui...Ti giuro, è la prima volta.
-C-cosa è successo? [nella sua mente già cominciano a fiorire immagini della sottoscrita col pancione, voci argentine che chiamano Nonno!]
-Ho una macchia sul molare sinistro inferiore.
-Chee?
-Lo so, è orribile. Mi lavo i denti tre volte al giorno, ci passo il filo interdentale, evito le cose troppo zuccherate ed ogni sei mesi faccio la pulizia dal dentista. Ed ecco che mi viene una carie. Ti rendi conto? Orribile, una cosa orribile.
-Non è la fine del mondo. 
-Baba, io non ho mai avuto carie! Lucia non ha mai avuto carie! A tre anni sapevo usare lo spazzolino!
-E vabbè, noi da piccole vi abbiamo fatto fare fior fiori di trattamenti per evitare le carie. Ti ricordi le "pinnolette"?
-Si, ok,va bene, allora il fior fiore di trattamenti non ha funzionato. E neanche i cinque anni di apparecchi tra mobile e fisso. E vogliamo parlare dei denti del giudizio? Del bruxismo?
-E che c'entrano?
-La carie è il primo sintomo di decadenza! Tra poco comincerò a perdere i denti e dovrete farmi la dentiera! O l'impianto! Ti rendi conto?
-Dai, che una carie è!
-Ma ti rendi conto?  IO MI LAVO I DENTI TRE VOLTE AL GIORNO! vado ovunque con lo spazzolino da viaggio.
-La carie mica dipende solo dalla pulizia dei denti.
-Quindi dici che potenzialmente non potevo evitarla?
-Già.
-Quindi tutti gli anni di terrorismo psicologico sul lavarsi i denti ASSOLUTAMENTE perchè se no si diventava come la figlia della cugina di mamma che li aveva tutti neri, erano una scusa educativa? Tipo il lupo cattivo o il pancino che ti scoppia la notte se la sera prima di andare a nana non fai pipì?
-Più o meno.
-Quindi la carie non è colpa mia?
-No. Allora stai tranquilla che quando scendi andiamo da dentista e li controlliamo tutti i denti, così togli anche i denti del giudizio. E vedo, che se riusciamo a prendere l'appuntamento quando sono libero ti accompagno. Ma stai calma, che tanto tu hai anche la pasta del dente bianca e nonostante tutti i problemi, i tuoi denti sono ancora dritti.
-Grazie Baba. Tu mi sai rassicurare.

Telefonata col Rufo
-Pronto Rufo? Temo di avere una carie.
-E si vede che non ti sai lavare i denti.

Baba, insieme alla Disney, mi ha dato delle aspettative irrealistiche sugli uomini.

                                                                                        Midori, la principessina del suo Baba

mercoledì 6 giugno 2012

Messaggini d'amore

Biip-bip
"Rufo adorato, ma se un giorno ti chiedessero di scegliere tra me e la migliore macchina in circolazione, tu chi sceglieresti?
Biip-bip
"Tu non la vuoi sentire la risposta."
Biip-bip
"In che senso? Dai, tra me ed una Ferrari"
Biip-bip
"Ti penserei molto, dopo, seduto nella mia bellissima macchina"
Biip-bip
"Ok, sei single"

                              Mdori

mercoledì 30 maggio 2012

Because I love you is too mainstream



Apro la casella di posta.
Messaggio del Rufo con allegato. 
"Tu dici che sono poco romantico. Ma 
vedendo queste cose non ringrazi?"
Apro l'allegato.

                                    

Risposta: "Continua a trattarmi poco romanticamente. Grazie".


                                                                                                Midori

venerdì 18 maggio 2012

Di arti femminee...

Mentre AlexV e Dude andavano in giro a comprare vibratori con rabbit e palline, io facevo un passo in più verso la mezza età, comprandomi una retina per i capelli.
Uno dei vantaggi di non vivere col mio uomo a portata è che gli sono risparmiate tutte queste cose antisesso: della serie che la sera posso andare a dormire con la suddetta retina, il bite ed il pigiamone con gli orsetti che si abbracciano.
Diciamo che mi posso prendere un bel po' di libertà per il fatto che non devo preoccuparmi di risultare sexy o anche vagamente carina (che poi palle signori, il Rufo mi ha visto anche nelle peggiori vesti possibili).
Mi posso concedere il lusso di mettermi i mutandoni della nonna. E tutti quegli adorabili completini intimi tutti pizzo e trine ma importabili rimangono a dormire nell'armadio.
Tipo, al compleanno il Rufo mi ha regalato un baby doll. Per carità, una cosa stupenda, di questo blu cielo impalpabile e vaporoso, che quando lo indossi ti senti una diva. Ecco, ma normalmente quando lo indossi?
O anche i perizomi. Sarò provinciale e non emancipata ma a me i perizomi stanno scomodi. E mi danno di sporco, non so perché (o meglio lo so: praticamente è come mettere i jeans senza mutande, con tutta la mercanzia che struscia sul tessuto).
O anche la gioia delle maschere di bellezza: me ne faccio tante e vago con questi mascheroni di creme e cremine, con cetrioli sugli occhi. Il Rufo ha assistito una sola volta e non so se si sia ancora ripreso.
Ora, non crediate che siamo una di quelle coppie molto stilnoviste, ovvero io una donna angelicata, pura ed eterea. No, siamo anche parecchio terra terra, rispetto ad altri. Il limite "faccio pipì davanti a te" è stato abbattuto molto presto. Ed anche quello della cacca. E lui sa esattamente gli anni che impiego a truccarmi.
A volte un po' di mistero ci vuole, però. 
Per esempio mica lui sa come faccio ad avere sempre la pelle liscissima.
Non conosce il trucco della retina per conservare i boccoli intatti.
Ed altri trucchetti qua e là, che lo portano a credere naturali delle mie qualità che proprio naturali non sono.
Non per dire, ma presente tutto il casino tra Amore e Psiche? 
Va bene, accendiamo quella lucerna, ma evitiamo di accendere i neon. 
Ed ora scusate, ma devo togliermi la maschera ai capelli. Quella per farli venire lucidi.

                                                                                                   Midori

mercoledì 16 maggio 2012

Tazzine e valigie

Io ed AlexV abbiamo accompagnato il Rufo all'autobus per l'aeroporto.
Devo dire che non è stata tragica.
Mi sono messa la maglia che mi ha regalato al compleanno e per strada abbiamo continuato a sparlare allegramente.
Quando l'autobus è partito ho anche evitato di fare la Magnani in Roma città aperta. Non sono corsa dietro all'autobus.
Sono anche stata collaborativa nella fase precedente.
Di solito quando sta per partire mi prende un po' di blues e divento dispettosa. Roba che lui sta facendo la valigia ed io gli rubo e nascondo le cose. Non sono certo collaborativa. Poi non parlo. Grugnisco.
Lui, da santo quale è, sospira, recupera le maglie che provo a rubargli, i maglioncini nei quali faccio il nido e sostiene da solo la conversazione.
Oggi no, sono stata brava. Gli ho fatto la valigia (che lui ha rifatto, dicendo che era troppo disordinata). Ho ciarlato tutta allegra ed ho ricominciato a spargere le mie cose per la stanza. Che lui ha rimesso in ordine, fulminandomi con lo sguardo. Ok, non lo faccio più.
Che poi se ci penso io sto con Mastro Lindo, solo con i capelli e meno abbronzato. Ieri prendevamo il caffè con AlexV e Amando.
-Midori è il tuo turno di lavare le tazzine.
-Rufo puoi lavare le tazzine?
-Io ho detto a te, Midori.
-Ma io gli sto liberando la poltrona dai tuoi vestiti.
-Non ti preoccupare AlexV, le lavo io. Questa è una sfalzina di quelle che non ti immagini.
-Mo non le state tutti addosso, suvvia.
-Grazie Amando. Per fortuna ci sei tu.
-AlexV ma devo lavare anche queste?
-No, quelle no, ma se proprio insisti...
-Oh, non te ne approfittare del mio Rufo!
-Zitta e piega gli shorts della discordia. Comunque Midori sei dimagrita.
-Omioddioomioddioomioddio, veramente?
-Certo gioia. Tu Rufo l'avevi notato?
-Si, un po'...
-Cioè mi sto emozionando. Io me ne ero accorta un po', dal seno.
-In effetti il reggiseno le sta largo...
-Certo, dimagrire dalle tette come prima cosa è triste. Non sei scontento Rufo?
-Basta che dimagrisce.
-Stronzo. Intanto ogni tanto perdo il reggiseno. Spero sia un buon inizio.
-Vabbè, nel frattempo le tazzine non sono mai state così pulite.
-Cazzo si. Rufo, vieni a vivere con noi.

Già, Rufo, vieni a vivere con noi.
E facci da donna delle pulizie, mon amour.

                                                                                  Una Midori emotivamente sbilanciata

martedì 15 maggio 2012

Sguardo esterno...

Io ed AlexV in compagnia del Rufo. Passa la Bitchy, tutta latte, miele ed organza.
-AlexV, ma non ti sembra un maialino da latte, così bianca e tonda?
-Si.

Il Rufo ci guarda.
-Mò, quanto tagliate. E siete acide.
-Zitto tu, Mozzarello.
                                                                            Midori

lunedì 14 maggio 2012

Giorni

In questi giorni il Rufo mi è venuto a trovare.
Questa strana intimità, queste prove di convivenza hanno del dolce e dell'amaro.
Nonché sono all'origine di liti assurde.
La causa principale sta nella nostra diversa concezione di ordine.
E nella mia richiesta di non toccare assolutamente nulla delle mie cose, perché io nel mio caos mi oriento divinamente. Ma lui no. Lui mette in ordine tutto. E la cosa mi fa smattare. Seriamente.
Altro guaio è il dormire insieme. Nel letto ad una piazza si riesce anche a stare comodi volendo, insomma, io sono piccola e comprimibile, fate un po' voi.
Il problema è che fa caldo. E lui si riscalda tipo stufa. Ed io lì che sudo e soffro. Poi lui se la prende se non lo abbraccio mentre dormiamo. Sfido io.
Quante liti poi per il mangiare. Mangio troppo o troppo poco.
E lui dice che lo ammorbo per lo studio. 
E che gli ho messo in disordine la valigia cercandogli dei calzini puliti.
E quindi litighiamo.
E poi facciamo pace.
Facendo dei patti.
Io mi impegno a buttare giù la pancetta se lui la smette di mangiarsi le unghie.
Se mai conviveremo io avrò una stanza biblioteca e lui un tavolino del salotto che riproduce un motore di automobile.

Al mattino gli preparo la colazione.
E lui mi gratta la schiena.
Io lo sfotto per la carnagione bianca stile mozzarella.
E lui fa la lotta con me.

Penso che mi mancherà quando sarà partito.

                                            Midori

domenica 29 aprile 2012

Surprise

Dopo il  mio fortunato exploit col treno sono scesa a casa in autobus. 
Il mio intento è diventato anche quello di fare una sorpresa al Rufo. E così fu. 
Armata di cornetti al cioccolato alle 8.30 del mattino ero sotto casa sua. Citofono, aspettandomi che venisse la madre. Invece no, mi risponde lui.
-Chi è?
La cosa migliore che mi è venuta in mente è stato di belare un "Posta", poco convinto. Lui evidentemente non si è fatto domande ed ha aperto il portone. Sul pianerottolo poi ho suonato il campanello, bella, radiosa e sorridente. Il Rufo mi apre la porta in pigiama, con gli occhi a mezz'asta e chiaramente appena sceso dal letto. E le prime dolci parole che mi dice sono:
-Ma sei trimona?
Dove trimone è un termine di derivazione francese che letteralmente significa il trumeau, ovvero la credenza da cucina, metaforicamente sta ad indicare l'atto di amare se stessi per i maschi.
Dolci parole del ricongiungimento. Per lo meno dopo mi ha abbracciato così forte da lasciarmi i lividi. Ahia.

                                                                     Midori