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lunedì 25 febbraio 2013

Italia sì, Italia no

La mia amica Orange esce con uno. Dice che la gente per strada li guarda sempre con curiosità, anche se non si sbaciucchiano mai in pubblico (la Orange non è proprio il tipo da smancerie); anche quando sono nei locali e ordinano qualcosa da bere, la cameriera si stupisce sempre un po'. Niente di eclatante, ma lei dice che percepisce qualcosa, e fa strano. Non brutto, strano.
Il fatto è che Mario è cinese. Cioè, Mario è di etnia cinese, ma è italiano. Italiano italiano, nel senso che è nato qua, ha cittadinanza italiana, domenica è andato a votare. Italiano nel senso che si sente italiano vero, parla pure dialetto meglio di me! 
E dalla mia io so di sicuro il cinese meglio di lui.
Eppure, le persone si aspettano inconsciamente che "oldini uno spliz" pronunciando la "r" come una "l". Ci si fa tanto la bocca con la globalizzazione e tutto il resto, e poi la realtà dei fatti è che ancora  a occhio riusciamo a distinguere chi è italiano da chi è tedesco o rumeno o russo o albanese. E a comportarci di conseguenza. 

Se il nostro interlocutore ha pure un diverso colore di pelle, e beh, ma allora ti piace vincere facile.
Per quanto si possa guardare al futuro, l'italiano medio ancora vede se stesso come appartenente a una razza ben definita, proveniente da quel preciso bacino geografico e pool etnico. Una visione più anacronistica che non si può; non ho mai invidiato gli statunitensi, ma mi sembra che la maggior parte di loro sia riuscita a lasciarsi alle spalle il concetto di wasp (white anglo-saxon - ma io qui metterei straight- protestant) da almeno 50 anni. Ok, la Lega non aiuta,ma c'è una mentalità di fondo da cambiare.
La città da dove vengo non è grande, e io riesco quasi a vedere la faccia del barista medio di fronte a una coppia mista (potrei quasi dire che "la coppia di etnia mista è la nuova coppia gay", visto che, almeno da me, gli omosessuali non fanno più notizia da un pezzo!), oltretutto coppia in cui è lui a sembrare straniero (ché se fosse stata lei con l'occhio a mandorla, vabbè, allora è il ragazzo che ha gusti esotici...)
Mario parla italiano, pensa italiano, ha vissuto solo in Italia, e tale si sente, eppure ancora si fatica a pensarlo così, italiano, solo perché non riusciamo a discernere l'appartenenza a un popolo dalla semplice appartenenza a un'etnia. 
E' abitudine, ma è anche che purtroppo spesso il pensiero non riesce a stare dietro all'innovazione. E pensare che io dopo un'ora e mezzo d'aereo mi trovavo a Istanbul!
Genetica e politica: ciò che è servito per unire, adesso divide. 
Ci sono minoranze etniche perfettamente integrate che si considerano italiane, e nient'altro. E voglio credere che l'eccezione non siano loro, ma la controparte, il gruppo ancora legato alle origini, e che magari non è nemmeno interessato a diventarlo, italiano.
Voglio credere che la nostra generazione sia pronta al salto: sia matura e acculturata abbastanza da aprire i propri orizzonti al bene di una sana e culturalmente avanzata globalizzazione. 
Voglio credere che tutto il mondo è paese, nel senso che in ogni posto in cui vai puoi trovare gente di tutti i colori e di tutti i pensieri che fa colazione al bar.
La mia amica Orange non è una pioniera, come ama definirsi: è solo l'incarnazione pratica di un processo non può posticipabile, una cosa che, una volta tanto, può solo arricchirci, in tutti i sensi.
Oggigiorno aggiornarsi, non solo con i programmi internet, ma anche con il modo di vedere le cose e il mondo, è l'unica opportunità per andare avanti. Serve dinamismo e elasticità.
Chi si ferma è perduto.

Alex V

venerdì 8 febbraio 2013

La nascita della tragedia- e del mio amore per lei

Ho sempre amato la mitologia classica, fin da quando ero piccola e Mia Madre mi leggeva un libro che raccontava un sacco di miti...non mi ricordo come s'intitola, mi ricordo solo che i protagonisti erano due bambini a cui la mamma raccontava appunto i vari miti greci (giuro che quando vado a casa lo cerco, perché quanto l'ho adorato!)...e insomma, storielle mica da poco, il pomo della discordia, o Atreo che dà da mangiare al fratello Tieste i suoi stessi figli...roba forte, mica pizza e fichi!
Leggere Le nozze di Cadmo e Armonia è stata la consacrazione del mio amore per il mito. 
Poi, al liceo, studiare la tragedia: praticamente, la manna dal cielo. Ché poi in fondo in fondo mi piace perché al di là del piacere della poesia pura, c'è il gusto del gossip: chi ammazza chi, chi è figlio di chi, chi tradisce chi, chi maledice chi, il misunderstanding, l' "ah, ma io credevo che tu avessi detto che, e invece..."...Altro che Beautiful! Quello sì che è stile!
Ho anche provato a darmi ai miti nordici,alle leggende orientali, alle storie africane e nordamericane, ma non mi dà la stessa soddisfazione: sarà il mio essere mediterranea dentro, ma come la sapevano raccontare i greci, non ce la fa nessuno!
E il bello è che se si risale fino in fondo, sono tutte storie collegate: si prende un personaggio a caso,chessò, Teseo, e poi si può tranquillamente fare il gioco del numero di Bacon, e si vedrà che è difficilissimo andare oltre al 6...
Detto questo, le storie (e i personaggi) che preferisco in assoluto sono quelle del ciclo dei Cadmei: da Cadmo a Edipo e poi Antigone. Soprattutto Edipo e Antigone. Rielaborazioni moderne comprese. 
Un altro ciclo che mi ha sempre affascinato un sacco è quello degli Atridi: Atreo/Tieste, Agamennone/Menelao, ma soprattutto il "post-Troia": Clitemnestra, Oreste, Elettra. Le Erinni che diventano Eumenidi. E qui chiaramente la conoscenza della tragedia è stata fondamentale. 
Non a caso, un film che trovo intollerabile è Troy: tralasciando gli innumerevoli errori, le americanate, i tagli, le semplificazioni, le porcate con cui è stata bistrattata l'Iliade, non posso proprio passare sopra al fatto che Agamennone venga ucciso in loco, senza possibilità di far ritorno in patria. 
Parafrasando Nanni Moretti, mi vien proprio voglia di rivolgermi al regista in questi termini:

 "Lei non faccia il tunnel! Lei mi sta scavando sotto, e mi toglie il motore della storia, l'assassinio di Agamennone a Troia, da solo, non ha senso: l'Orestea (ma in generale tutta la tragedia greca, e anche la mitologia da cui essa è ispirata!-aggiungo in estemporanea) non è come una fiaba dei fratelli Grimm, che c'ha tutto dentro, è come uno zaino, lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro, inizia C'era una volta e finisce E vissero tutti felici e contenti. L'Orestea si regge su un equilibrio delicato. Non è come le poesie di Catullo...Le poesie di Catullo: cioè lei praticamente non ha mai letto assaggiato le poesie di Catullo?
Va bene,continuiamo così: facciamoci del male..."

Quello che dirò adesso sono parole forti, di accusa d'ignoranza, e derivano direttamente dal pensiero del mio professore di italiano del liceo. Che era strano e antiamericano, però, diamo a Cesare quel che è di Cesare, di certo sulla letteratura classica e moderna sapeva il fatto suo.
Perché uccidere Agamennone prima del rientro in patria è una delle più grandi bestemmie mai pensate, culturalmente parlando: così mi uccidi la civiltà ancora prima che nasca! Mi uccidi l'idea di mondo civile (ma del resto, sostiene il mio professore, gli americani non hanno per nulla la concezione di mondo civile. Lascia lì un vasetto di yogurt per cent'anni e vedrai che anche lui produce più cultura di un americano, si dice).
Cercando di non perdere il filo, ripercorriamo a braccio tutta la vicenda: se Agamennone non torna ad Argo (o a Micene, a seconda della fonte a cui vogliamo dar retta), Clitemnestra ed Egisto non possono ucciderlo, e quindi Oreste non ha motivo per vendicarsi e uccidere la madre. 
Ma se Oreste non uccide la madre (al di là del perdere una pietra miliare del teatro antico e moderno, comprensivo della scena in cui Clitemnestra si snuda il seno facendo presente al figlio che sta uccidendo colei a cui deve la vita, cosa che fa effetto, perché Oreste agisce solo perché a questo punto c'è Pilade che lo incita- dando così ragion d'essere anche al personaggio di Pilade, che se n'era stato per tutta la tragedia lì fermo dietro Oreste a fare il palo...) insomma dicevo, se Oreste non uccide la madre, non si scatenerebbero su di lui le ire delle Erinni, vendicatrici dei delitti contro la famiglia. 
E alle Furie, si sa, nessuno sfugge: la trasposizione mitologica del principio della faida.
Ma proprio quando ormai Oreste è perduto, ecco la soluzione: un tribunale terreno che ascolta le due parti, e giudica di conseguenza. Per la prima volta, accusato e accusatore (o meglio: perseguito e persecutore, perché ancora non vigeva il principio dell'innocenza fino a prova contraria, semmai tutto l'opposto!), seduti di fronte a una giuria, con il compito di decidere come comportarsi. Il primo tribunale. Certo, è presente e partecipa una divinità, Atena, ma che volete, era la prima volta, bisognava impratichirsi. E così Oreste viene assolto (soprassediamo sul perché, e cioè che il matricidio è giudicato meno grave del parricidio, ma insomma, ripeto, eran le prime volte, e poi si sa che il mondo greco era un mondo oltremodo maschilista), e le Erinni non lo perseguitano più, diventano Eumenidi.
E' nato il tribunale. E' nata la coscienza civile, il principio che non sono più costretto a farmi giustizia da solo se subisco un torto, ma c'è un'istituzione a cui posso rivolgermi. 
E' l'embrione della civiltà moderna. Almeno in teoria, poi in pratica ben sappiamo che non funziona proprio così...o almeno, non così bene come dovrebbe, ma questa è un'altra storia...o meglio, è la triste realtà.
Noi qui si parla di miti e leggende. E miti infranti.
Insomma, se mi uccidi Agamennone, mi uccidi la prima e necessaria tessera di un domino che mi porterà a concepire un nuovo modo di vivere la società.
Ma questo probabilmente il regista non lo immaginava neanche lontanamente...come non lo immagina la farfalla che sbatte le ali a Tokyo...

O tempora! O mores!


Alex V

domenica 27 gennaio 2013

Ricordare o dimenticare

Si fa presto a dimenticare. E' sempre più difficile ricordare che dimenticare. Correzione: è sempre più difficile ricordare quello che davvero è successo che dimenticarlo del tutto, o in parte. Come se i fatti non fossero altro che opinioni da modificare a proprio piacimento. 
E aggiungo una citazione di JFK: Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi



Alex V


venerdì 28 dicembre 2012

La stupidità umana

Alla luce dei rompimenti di balle degli avvenimenti degli ultimi giorni,ovvero la ricomparsa del Ricciolo puntuale e simpatico come le mestruazioni il primo giorno che rivedi il tuo uomo dopo 20 giorni di vacanza, nonché la cleverness  (non saprei come altro definirla) di quel prete di La Spezia con la sua invettiva contro le donne violentate a ragione perché provocatrici nate, della serie "le donne si dividono in zoccole e pure, le zoccole sono zoccole e le pure pure" (anche se chi mi fa più paura è chi gli dà ragione), ho rispolverato nella memoria uno di quelli che considero un libro che non è solo un libro, ma è anche un insegnamento di vita (dovrebbe campeggiare sulla mensola dei libri irrinunciabili, alla Manoel maniera), e dovrebbe essere fatto leggere obbligatoriamente in tutte le scuole (altro che la prof di mio fratello, che gli fa leggere "La solitudine dei numeri primi" -depression mode "ON").
Il libro di cui parlo, come ho già accennato a Gegge, è "Allegro ma non troppo", di Carlo Maria Cipolla, in particolar modo la seconda parte, il Saggio sulla stupidità umana.
Ora, visto che il libro ce l'ho giù a casa a Roma, mi appello alla memoria e a internet per citare un assaggino del libro, nonché la parte che in questo momento mi sta più a cuore:


Le 5 leggi fondamentali della stupidità umana
1- Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli stupidi in circolazione:...è impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo...
2- La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l'aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia. La percentuale di stupidi è la stessa in ambo i sessi (o in tutti i sessi a seconda di come si considerano).

Non si può trovare nessuna differenza del fattore Y nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera.

3- Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
4- Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide.
5-La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.  

Io non aggiungo altro, se non due link qui e qui per chi fosse interessato a saperne di più...

Alex V

giovedì 20 dicembre 2012

Donna Alex e il matrimonio - OGGI SPOSI

Scusate per il silenzio stampa: dopo aver dato tutti i dettagli del "prima" non ho dato nessuna notizia del "durante", e vi dico subito che sì, lo sposo c'era, la sposa si è presentata e quindi il matrimonio c'è stato.
C'è stato così tanto che ci ho messo 2 giorni a riprendermi, e i 2 giorni successivi avevo 2 esami (che non so come non hanno risentito né dell'alcool né della stanchezza), ma adesso sono in vacanza e posso ripensare a quello che ho visto al mio primo matrimonio.

Matrimonio che è stato sotto ogni punto di vista perfetto. Perfetto: è la parola giusta. Così tanto perfetto da sembrare quasi finto.
Sembrava il matrimonio delle favole, quello che ci dev'essere quando la fiaba finisce con 
E vissero tutti felici e contenti...
No, scherzi a parte, non ci sono stati momenti imbarazzanti: è stato un matrimonio vecchi-free e bambini-free, l'età media era trent'anni, e sono stati rigorosamente banditi i discorsi di congratulazioni degli amici durante la cena. Della serie: no gag, no intoppi, no ridicolo, sì al galateo (quindi noi ospiti a caccia di gag divertenti siamo rimasti a bocca asciutta).

Ma veniamo ai momenti salienti:

Anzitutto, SPOILER della fine: il bouquet della sposa l'ho preso IO!!!! 

Le malelingue dicono che era chiaro, ché ero la più alta. La verità è che mi è letteralmente caduto addosso. Poi è vero che l'agonista che è in me mi ha detto "PRENDILO! VINCI!", ma questa è un'altra storia. E comunque non importa, perché adesso campeggia glorioso a mo' di trofeo sulla mia mensola (nonostante la mamma dello sposo abbia provato a sottrarmelo, una volta che mi sono girata un attimo. NO! E' MIO! L'HO VINTO IO!).

Seconda cosa: ho aiutato anche io nella vestizione, per la gioia della zia Malcontenta. Due palle di donna,e pazienza, perché tutti abbiamo una zia Malcontenta in famiglia, ma questa ha pure dato della zitella a Thelma, l'altra sorella, di fronte a Thelma! Roba che se succedeva a me, la prendevo a calci nei denti. Quindi un plauso a Thelma, grande donna in carriera (nonché bellissima ragazza), che di fronte all'appellativo di zitella è riuscita a mantenere la calma. Cosa non si fa per una sorella che si sposa!
Tra l'altro, l'esser presente alla vestizione mi ha permesso anche di vedere il servizio fotografico matrimoniale a casa della sposa: 5 fotografi (5!) che gridavano neanche fossero stati a Hollywood:
- Louise! Di qua! Un po' più inclinata la testa! Mmmm Sì così! Louise Louise! Ora, più libidinosa...
Sì, proprio libidinosa. 
Ecco. ROTFL (rolling on the floor laughing). Letteralmente.

Dopodiché cerimonia perfetta e ricevimento perfetto in un palazzo storico di Roma, con un buffet diverso per ogni sala, una sala con tavolini d'appoggio e poi le varie sale con i tavoli per la cena. Io ero al tavolo d'onore, of course. Seduta lontana dal MioUomo, come vuole il galateo, of course (ve l'ho già detto quanto mi secca questa cosa?). E poi siamo andati in giro a intrattenere gli altri ospiti.Menzione speciale  va al fratello della fidanzata del fratello dello sposo, che, oltre a essere un grande gnocco (per inciso, va dietro alla sorella della sposa-della serie, tutto in famiglia) è pure molto simpatico. Anche perché io dopo un quarto d'ora mi ero già altamente rotta non è che mi divertissi troppo.

AAA: Nota per quelle che "l'abito è la cosa più importante": il vestito era a sirena, con un pelo di strascico, corpetto a cuore, pizzo ricamato sopra, con parecchi punti luce brilluccicosi, e una micro-cappa in pelliccia antifreddo. E velo. Lunghissimo velo. Altro che principessa Kate!

E così, con il jazz in sottofondo, ci siamo calati anche io e il MioUomo nell'atmosfera della festa, per onorare il nostro ruolo di "coppia più bella dopo gli sposi". Sì, ne è valsa la pena. 
E sì, è stato l'evento dell'anno. 


immagine di bouquet e bomboniera
dopo che mi ero già sbafata i confetti

Una menzione speciale va al parrucchiere che mi ha fatto i capelli sabato mattina alle 8, facendo una cosa totalmente diversa da quello che avevo chiesto ma che mi stava bene e non mi ha fatto sentire a disagio. 
Una menzione ancora più speciale va alla mia fantastica magica insostituibile truccatrice ufficiale, Midori. Che avrebbe fatto bene a truccare anche le altre ospiti...

Che dire di più?
Il tutto era tagliato a misura perfetta degli sposi.
Io che sono meno pariolina penso che non mi ricapiterà più una cosa così e meno male.


Se una pagina è occupata da un solo epigramma, tu la salti:
ti piacciono i carmi più brevi, non i più belli.
Ti è posto innanzi un ricco pranzo con i cibi provenienti da tutti i mercati, 
ma tu ami solo i manicaretti. 
Io non ho bisogno di lettori troppo golosi:
voglio lettori che non si sentono sazi se non mangiano pane.
Marziale

Alex V




sabato 24 novembre 2012

Le affinità elettive

I parenti non si scelgono, gli amici sì.
Ma se un tempo, da bambini, farsi degli amici era facile come bere un bicchier d'acqua, crescendo le cose si complicano. Perché anche l'amicizia, come l'amore,anzi meglio, come le persone, è una cosa complicata. Essere amici richiede uno sforzo notevole:mica si può essere amici di tutti, e mica tutti possono essere tuoi amici!
Prima di tutto, bisogna essere in due a volerlo. E ancora prima di tutto, ci dev'essere quell'affinità che ti spinge a voler diventare amico di un'altra certa persona.
Soprattutto quando si hanno amicizie provate e consolidate, diventa difficile trovare il tempo, la voglia e lo spazio per crearsene di nuove da zero.
Però penso a un sacco di gente con cui sono venuta in contatto e che ho poi perso di vista, per pigrizia, svogliatezza o semplicemente perché è così che succede. E mi dispiace, perché come a volte son sicura che con una persona non si potrà mai andare oltre il Buongiorno/Buonasera di cortesia (io per queste cose sono istintiva, vado a pelle), altre volte mi accorgo che inspiegabilmente quel soggetto mi piace, e che potrebbe venirne fuori qualcosa di buono.
Ad esempio, all'università: ci sono persone con cui passo dalle 5 alle 8 ore tutti i giorni, mi trovo pure bene, ma poi non trovo il tempo di frequentare al di fuori. 
Anche perché io sono esigente con le amicizie. Pretendo. E per pretendere si deve anche dare. Quindi per costruire un'amicizia bisogna impegnarsi.
Un minuto di silenzio per tutte le amicizie che ho perso o che non ho voluto o potuto costruire.
E adesso un sorriso per quelle che mi sostengono tutti i giorni.

Alex V

sabato 6 ottobre 2012

Profonditù VS Frivolezze

-Certo che sul blog tu sei quella profonda, io continuo a scrivere frivolezze.
-Vabbè dai, meglio, così bilanciamo e non diventiamo un mattone o una lagna continua.
-E lo so, ma questa cosa denota una mia profondità sentimentale pari a quella di un tonno pinne gialle.
-...
-Che poi alla fine neanche mi vengono le cose da scrivere, quelle profonde, perché non mi succede nulla.
-A me viene da scriverle proprio perché non succede nulla. Perché mi metto lì e penso.
-Ecco, invece se a me non succede nulla che fa scattare il grilletto rimango lì come una stupida. Penso che il problema è che sto diventando troppo...felice, serena?
-E te ne lamenti?
-No, è che mi lascio scivolare addosso tutto ormai. Tipo, l'altro giorno sono andata in farmacia con la Gatta. Il farmacista era il solito tipo viscido che ci ha provato con lei, mentre io aleggiavo lì tipo fantasma. Ai vecchi tempi ci avrei fatto un post lunghissimo, autoironico, in cui mi lamentavo di essere grassa e ridicolizzavo il genere maschile. La cosa che ho pensato, invece è stata "Sticazzi. Sono già più figa di tredici chili fa, migliorerò".Non mi sento più la Woody Allen di turno. Mi sto trasformando in Mila Portokalos dopo l'università, quando non fa più ridere.
-Eppure dovrebbe essere il contrario... la filosofia è nata quando gli uomini stavano bene e non dovevano preoccuparsi di sopravvivere o di fare la fame...
-Che poi io voglio capire perché oggi è il contrario, i filosofi fanno filosofia e fanno la fame. Non ha senso. Ed ok che è dalla sofferenza che nascono le vere perle, etcetera etcetera etcetera, ma insomma...
-...
-Questa cosa mi ha messo malinconia. Come si chiama la parte del cervello che controlla la memoria?
-L'ippocampo.
-Ecco, la malinconia è passata. Mi è bastato sentirmi ripetere che ho un cavalluccio marino in testa.


                                                                              Midori

venerdì 5 ottobre 2012

Dubbi esistenziali- Confessioni post esame

A volte mi chiedo se nella vita non ho sbagliato tutto. Se uno dopo l'altro i miei errori non abbiano finito per portarmi alla deriva, lontano da quello che mi ero prefissata. Che poi, cosa mi ero prefissata e immaginata in fondo non lo so nemmeno io.
A volte mi chiedo come ho fatto a buttare via da un giorno all'altro Lui e la nostra storia, i nostri sogni, il nostro futuro. E andare avanti contenta.
Poi ci penso bene e mi ricordo che erano i suoi sogni e il suo futuro. La storia no, bhè, quella si fa in due. Anche se in effetti alla fine era rimasto solo anche lì.
Però a volte mi chiedo cosa mi abbia spinto a non stringere i denti e a perseverare in quella strada già iniziata e facile, anziché mollare tutto, lanciarmi in un'avventura dopo l'altra, strabattermi sola fino a Roma per dare il sangue (metaforicamente e non) sui testi di medicina; potevo abbattere i costi, rimanere a Pisa, continuare a vivere nella bambagia, non farmi rompere i coglioni da MioPadre per ogni esame sbagliato (che chissà cosa sei a fare lì? ma studi? No, babbo, guarda, mi gratto tutto il giorno).
Per che cosa, poi? La gloria di dire "Io me ne sono andata e ce l'ho fatta, non mi sono persa o dispersa"?
A volte mi chiedo davvero se non sarebbe stato più utile lavorare fin da subito, cercare un'indipendenza che non fosse solo distanza formale tra me e casa, ma qualcosa di più materiale. Mi chiedo come ho potuto spezzare il cuore di Lui, che mi ha amato alla follia, e perché ci ho dato su pure con i gradi e le caserme. Come ho fatto a trovare quel fantastico uomo che è il MioUomo, e come ho fatto a mollarlo, sostituirlo e riprenderlo in un battito di ciglia. Senza chiedermi neanche come mai, e perché mai.La facilità con cui si fanno certe cose è sconcertante. A volte mi chiedo addirittura perché ho voluto entrare a medicina, e non qualcos'altro, magari, di più tranquillo, con meno responsabilità. Ma sarebbero comunque sempre stati esami su esami su esami, numeri e fogli di carta che pretendono di dirti chi sei. Quindi almeno peno per qualcosa.
Ma perché non ho fatto l'attrice (di teatro, ben inteso), che mi piaceva tanto calcare le scene? 
Tanto nella vita non esiste un giusto assoluto, quello che va bene per altri può non andar bene per me, e la pelle è la mia, non posso prenderla o darla in prestito.
La felicità non ha mezzi termini: o lo sei o non lo sei.
Io lo sono? Non lo sono? Ma soprattutto:perché non dovrei esserlo? 
Forse i romani avevano ragione: prima di poter definire un uomo felice, bisogna aspettare che sia morto.




A volte ho paura di deludere il mondo, quando in realtà sto deludendo solo me stessa.
In fondo, sono sempre stata una grande egoista.
E nonostante questo, o forse proprio per questo, sono rimasta a galla.

E io questo ancora non me lo spiego.

Alex V

venerdì 21 settembre 2012

Chewingum

Certe relazioni sono come le gomme da masticare:

prima le mastichi di gusto, poi ti stufi perché non sanno più di nulla, le sputi e le butti.
Ed è allora che ti si appiccicano sotto la scarpa.

Anche se sei stato rispettoso e ti sei ricordato di avvolgerle ben benino nella apposita cartina, come minimo ti rimane attaccata quella d'un altro.

E allora sei punto e a capo, perché proprio non ne vogliono sapere di venir via!

Alex V

domenica 16 settembre 2012

Ma tu sei vergine?

No, sono bilancia.

La prima volta che ho sentito fare questa battuta avrò avuto sì e no 9 anni, da un paio di compagni delle elementari. E all'epoca ci ho riso, eccome se ci ho riso!
Alle medie iniziò la damnatio memoriae della DDP (donna del popolo) di turno che aveva osato sbaciucchiarsi tutti e dico tutti quelli in circolazione,e allora giravano leggende quasi mitologiche sulle zozze gesta di queste,e la domanda del titolo veniva fatta con sospetto (infondato, per altro, perché vergini lo eravamo ancora tutti).
Poi i primi anni del liceo la gente ha iniziato a farsi più cauta con i commenti al vetriolo,i pasticci che si combinavano con il tipo di turno era meglio riferirli solo alla migliore amica o tenere la bocca chiusa: la verginità si perdeva in silenzio, e chi s'era visto s'era visto. 
Alla fine del liceo la nostra prima volta l'avevamo avute più o meno tutte, di solito accompagnata da una seconda e una terza, e anzi si parlava di chi non l'aveva avuta, e dei più disparati perché.
E' un po' come con l'emoglobina: legare il primo ossigeno è un processo lento e difficile, ma una volta fatto, gli altri 3 vengon da sé.
Il vero scoglio è il primo: a una ragazza nessuno dice niente, se non le amiche più esperte, ma quando sei la prima della tua compagnia, bhè, non resta che o temporeggiare o buttarsi a pesce. Io mi sono buttata a pesce. La verginità per me non è mai stata un valore, e perderla è stato traumatico solo perché è stato con la persona sbagliata. E nessuno era sceso nei particolari. Ma non mi manca. Era uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo.
Di sicuro, meglio allora che ora.
Anche perché...
ora che l'hai tenuta in serbo non sai per chi e adesso forse saresti interessata a fare il passo, il massimo che riesci a fare è farti tutti quei pipponi mentali, e alla fine rinunci senza provarci nemmeno perché,sinceramente,non sapresti da dove cominciare. E allora speri che la tua cotta si innamori di te perdutamente, e ti faccia recuperare in un colpo solo tutti quei passi che portano dallo stare mano nella mano al distruggere la testiera del letto. Perché farlo con qualcuno a cui non frega niente di te è brutto a 13 come a 40 anni. E questo non vale solo per la prima volta!
Anche perché...
ti ritrovi a parlare con un tuo amico che è sconvolto perché si è messo con l'amica di sempre, coetanea,e ha scoperto che è vergine. E sul più bello non ce l'ha fatta. Né lei, né lui. Perché com'è vero che noi non siamo preparate per la nostra prima volta, il macho della situazione 99 volte su 100 lo è ancora meno.
Anche perché...
ti ritrovi con la Bitchy che si vede che gli piace o questo o quello e non sa assolutamente come fare, cosa fare, quando fare, e allora muore d'imbarazzo e lascia perdere.
Anche perché...
regalarla a 14-15 anni non è certo il modo più sicuro per trovare il principe azzurro; ma neanche tenerla chiusa a doppia mandata fino ai 25, mentre si aspetta il principe azzurro, che non esiste, perché ce lo creiamo noi a ogni relazione (o almeno ci proviamo). 
E quindi, ancora una volta, si riconferma la massima: in medio stat virtus.
Anche perché...
la prima volta, sia con chi sia, è solo la prima. 
E con quel pizzico di consapevolezza, il sesso è decisamente divertente.

Alex V

venerdì 14 settembre 2012

Dietro la maschera

Devo fabbricarmi un sorriso, munirmene, mettermi sotto la sua protezione, frapporre qualcosa tra il mondo e me, camuffare le mie ferite, imparare, insomma, a usare la maschera. 
Non è stato Cioran l'unico a capire che tutti noi, ogni giorno, portiamo una maschera, anzi, più maschere, a seconda dei casi e delle occasioni. Certo, c'è chi ne indossa una più visibile di altri...

Il solito tran-tran romano adesso comprende la sveglia la mattina mia e di Dude (Amando no, poverino, che lui gli esami li ha finiti, lasciamolo dormire) e una bella colazione con cappuccio e cornetto al bar sotto casa. Ed è lì che stamattina un ancora sonnacchioso Dude ha sbottato:
-Oh, ma l'hai vista quella? Ma come fa a lavorare tutto il giorno con quella maschera?
Alzo lo sguardo dal mio cappuccino, e imbrocco al volo la faccia della cameriera: cerone caraibico, 2 tonalità di ombretto in tinta che arrivano fino alla tempia, matita, eyeliner, mascara up and down, rossetto, matita, lucido. 
-Cioè quella c'avrà un anno più di noi e così conciata sembra ne abbia dieci di più! Ma avrà 2 mm buoni di trucco!
-Vabbè Dude, hai presente la Madrina?
-Sì
-L'hai mai vista senza trucco?
-No
-Nemmeno io.

Allora, io ho iniziato a truccarmi (il che vuol dire o occhi o bocca, mai entrambi insieme, e il massimo che faccio oltre a mettermi il mascara è dare una passata di eyeliner) l'anno scorso. Quindi mi manca sia la tecnica, sia la spavalderia, sia la cultura dell'andare in giro con una vera maschera al posto della faccia.Del resto, MiaMadre non si è mai truccata, quindi mi mancava sia l'esempio sia la materia prima, perché in casa mia i trucchi sono sempre stati ridotti all'osso (matita nera, mascara, fondotinta, fard: niente di più che il necessaire per le grandi occasioni). Però se ci penso bene non sono poche le persone che conosco che invece non escono senza almeno un filo di trucco, soprattutto qui a Roma. 
Perché lo facciamo?
Per apparire più belle?
Per apparire più curate?
-Ma se quei mascheroni vi fanno sembrare orribili (e lo so che Dude qui avrebbe voluto aggiungere anche "e oche e superficiali", ma questo perché è Dude).
Copertina di "La Maschera"
di Paola Poggioli, storia yaoi
che ha stregato la mia migliore
amica Orange (in effetti,
è un libro che si fa leggere ;))
Quando si parla di un make-up basic, chiaro, la vanità c'entra eccome.E c'entra anche l'idea che noi abbiamo di noi stesse (tanto per ricollegarsi alla famosa questione del bello). Ma quando si arriva al mascherone, secondo me, il nocciolo della questione è un altro.
Ci conciamo come alberi di Natale per sentirci protette, per concretizzare la massima di Cioran, inconsapevolmente. Mettiamo così una barriera più mentale che fisica tra noi e il resto del mondo, e possiamo affrontarlo con meno paura.
Non ho altra spiegazione. Perché veramente la cameriera del bar sotto casa sotto quei chili di fondotinta e chissà che altro è una bella ragazza,anche se lo nasconde bene.








Alex V

giovedì 13 settembre 2012

Non è bello ciò che è bello...

...ma è bello ciò che piace.
Vallo a dire a un esteta, che passa la sua vita alla ricerca del bello assoluto. E invece, secoli e secoli e ancora non si è capito o meno se davvero ci può essere oggettività nel bello. 
In ogni caso, le ragazze di Miss Italia (che non ho visto perché mi sono dimenticata e sono andata a vedere Batman, ma che non avrei visto comunque perché non ho la TV) mi sembrano tutte delle gran bellezze, oggettivamente parlando.
Poi è chiaro, i gusti son gusti, e infatti esistono coppie dove uno esterno si chiede: "Oh, ma come fa quel gran pezzo di...a stare con quel cesso!".

Filosofia a parte,il punto è che ho avuto una lunga, lunghissima chiacchierata con Dude su svariate cazzate,e alla fine parlando d'altro è venuta fuori anche questa cosa:
- Oh, ma sai quando sei venuta a casa mia quest'inverno? Oh, non t'incazzare, io non lo penso ma...oh, premesso che i miei amici sono dei grandissimi stronzi...ma...sei risultata universalmente un cesso.
- Ah sì, loro parlano? (ndr: se a darmi del cesso fossero stati una schiera di modelli di Abercrombie&Fitch, ammetto, ci sarei rimasta male...ma visto che era il bue a dare del cornuto all'asino, la cosa non poteva far altro che divertirmi)
-Sì, è vero, i miei amici sono dei cessi davvero- credo di essere io il migliore lì in mezzo. Comunque rettifico: più che altro, sei sembrata mascolina, probabilmente perché non sai neanche come comportarti con un maschio del sud*...
Bhè, comunque la cosa ha sconvolto me...anche perché qui (a Roma) è tutto il contrario...cioè, anche per me...
-Ma caro,non preoccuparti: io so di non essere universalmente un cesso, anzi, semmai, il contrario!
Scherzi (ed egocentrismi) a parte,l'unica volta nella mia vita in cui veramente mi sono sentita un cesso universale sono stati gli anni delle medie: magra magra, senza seno, goffa, timida...e pure secchiona! Mi mancavano gli occhiali, ché l'apparecchio ce l'avevo!
Devo dire che però quella cosa che tra i miei compagni di scuola mi aveva condannata, mi ha allo stesso tempo salvato dal crescere con dei gran complessi (anzi, proprio con delle orchestre!): l'altezza.L'estate al mare il mondo mi pensava sedicenne (quando di anni ne avevo 12 o 13), e quindi mi faceva guadagnare i complimenti e gli sguardi dei ragazzi più grandi, e a dire la verità anche qualche bacio, salvandomi dall'abisso della sfigaggine nella quale sarei senz'altro caduta. Perché a quell'età, dove sono cresciuta io, la figaggine si misura in limoni (anche se poi il passaggio da figa a troia è labile e spesso soggettiva).
Comunque, siccome a tutti piace piacere, e io non faccio eccezioni,in un impeto di narcisismo estremo, mi sono riguardata un po' di foto mie dal lontano 2006 a oggi (praticamente tutto l'archivio fotografico a mia disposizione su questo computer) e ho concluso che: 
anche se in alcuni momenti della mia vita ho avuto dei capelli infelici (e nessuno me l'ha mai detto, sciagura a coloro che l'hanno pensato e non me l'hanno detto, tanta tanta fortuna a chi mi ha visto e ha pensato che stavo comunque bene!), brutta non sono mai stata, un cesso tanto meno, sono sempre piaciuta  ad altra gente che pure piaceva a me e non solo a me(alla faccia di chi pensa il contrario), ma soprattutto: IO MI PIACCIO
E se non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace,e io mi piaccio, allora io sono bella. Non fa una piega, tié.
Ah, quasi dimenticavo:


Piacersi è la prima regola per piacere.

E questi giorni con l'autostima a 1000 mi fanno proprio stare bene.

Alex V

*: questa cosa sul "come porsi con un maschio della provincia del profondo sud" la approfondirò in un altro momento, e anche lì ci sarà da ridere**
**: piccola anticipazione: al di là del considerarmi un maschio, pare che mi considerino anche lesbica. WoW, exciting.

mercoledì 12 settembre 2012

Quando le apparenze sono importanti

Io lavoro e penso a te, torno a casa e penso a te...io non dormo e penso a te...

E' un paio di giorni che mi arrivano mail su questo tenore. Ovviamente è la riscossa, infruttuosa quanto insensata, del Ricciolo. Che non ne ha mai abbastanza di sentirsi rifiutato.
Visto che sono mail persistenti, mi sono ritrovata a scrivergli in chat

-Ricciolo, le mail la notte...
-Ti fanno piacere? Sono tutte cose sentite
-...EVITA

Il fatto è che io mi domando ancora cosa sia che spinga una persona a questo livello di ossessività e servilismo: carattere, amore, presa di posizione o più banalmente pigrizia mista a vittimismo?
In generale, io non so se sarei capace di sopportare il fatto di stare continuamente e ossessivamente dietro a un'altra persona, venendo pubblicamente rifiutata. Ogni volta. Anche in malo modo. Mi ricordo di una mia amica che dai 13 ai 15 anni stalkerava (letteralmente) un ragazzo che aveva avuto la colpa di baciarla, una volta. Lui alla fine non la tartassava più neanche: fuggiva, letteralmente. Non ne poteva più. E la mia amica che non si rendeva conto, e diceva "Fa così ma io lo so che in fondo mi ama" e dava la colpa ai suoi amici. Ha sopportato per anni umiliazioni immense, eppure continuava a pensare che continuando così l'amore (ma quale?) avrebbe trionfato.
Ora, è un po' quello che sta succedendo con il Ricciolo, solo che di anni ne abbiamo 20 suonati. 
Ma il fatto è che io, nei loro panni, ne soffrirei tantissimo, molto più che a far finta di niente. O meglio, starei male, perché se la persona amata non ricambia, c'è poco da fare, si sta male, ma almeno starei orgogliosamente e cocciutamente male in silenzio. 
Da un certo punto di vista, l'abnegazione e la costanza di queste persone sono quasi ammirabili. Peccato che sia l'obiettivo a non apprezzarli. 
Io invece preferisco dare l'impressione che la cosa mi sfiori sì, ma relativamente. Soprattutto, non vorrei mai dare la soddisfazione all'altro di sapere che io mi struggo per lui. 
Se una persona che mi ha fatto soffrire (e un minimo lo sa o se lo immagina) mi incontra, mi parla, o semplicemente mi vede da lontano, non deve assolutamente immaginare il tormento che ho dentro. Per infantilismo o dignità o testardaggine o paura, come vi pare.
Poi magari su quanto sto male ci scrivo un libro, rimbambisco le amiche, faccio prosperare la Kleenex.
Ma in questo caso continuo a pensare che mantenere una certa apparenza sia importante.

Alex V

ps: ah, e comunque buongiorno!




giovedì 23 agosto 2012

Come si può dimenticare un amore?

La risposta è molto semplice: non si può.
Non si può dimenticare un Amore che sia stato tale, non si possono cancellare le emozioni che quel rapporto ha destato in noi. Ma attenzione: non si può dimenticare neanche un amore che più che un amore è stato una dipendenza, o un'amicizia importante, o un rapporto che per quanto breve ha rappresentato una fase o un momento importante della nostra vita: semplicemente, non si può dimenticare un'esperienza sentimentale che in qualche modo ci ha fatto crescere.
Che poi, quello che vorremmo cancellare non è tanto il rapporto, quanto le emozioni negative (se lo vogliamo dimenticare) che il ricordo ci suscita.
In realtà, bisogna prendere coscienza che quando si comincia ad amare una persona, si presenta all'altra una parte di sé che ancora non si conosce, che ancora è senza forma: la forma viene fuori dopo e durante il rapporto, che possiamo assimilare a una crescita. 
Il problema principale sorge dopo che ci si lascia (perché non esiste in realtà il concetto del "mi ha lasciato" o "l'ho lasciato", semplicemente ci si lascia, in due, perché qualcosa non è andato): sorge dopo che ci si lascia, perché abbiamo bisogno di maturare internamente un'esperienza così importante. E' giusto ricordare, sarebbe molto più sbagliato dimenticare. Ma dobbiamo internalizzare al meglio quell'esperienza, accettarla come una parte di noi, serenamente. Se no, non si può andare avanti.

Ho riportato, più o meno fedelmente (a memoria), le parole di Paola Pompei, che ieri a quella conferenza-?-incontro?-meeting culturale?-show televisivo?- parlava di memoria e amore. Lo riporto a) perché la cosa mi ha fatto riflettere b) perché era la parte per me più interessante, visto e considerato che Maffei parlava di approcci alla demenza senile e poi quell'altro di cui non mi ricordo nemmeno il nome ha dato una simpatica dimostrazione di come ricordarsi una serie di numeri associando a ogni cifra da 0 a 9 una consonante e formando parole che ricordino il suono delle due consonanti associate alle cifre componenti il numero. Ma purtroppo non credo mi serva a molto per ricordare le formule dei metabolismi. E comunque sto divagando.
Paola Pompei non ha detto niente di nuovo, intendiamoci, son cose che tutte, mamme, nonne, amiche, io stessa, pensiamo e diciamo, soprattutto a chi si è appena lasciato e non riesce proprio a farsene una ragione. Però sentirlo dire con una lucidità quasi scientifica (su un argomento che di scientifico ha poco e niente) aiuta a razionalizzare, a pensarci su e dire "questi sono stati i sentimenti...questi sono i fatti...questa sono io. Ok, le cose sono andate così. E' il passato. E' stato bello. Adesso, però, passo oltre. Cresco ancora".
E' inutile: per innamorarsi basta un niente. Ma per innamorarsi e amare di nuovo bisogna avere coraggio, e crescere. Senza negare il passato, ma andando comunque oltre.
L'amore è una lama sottile*, è vero, senz'altro. Ma è anche vero che d'amore non si muore, ed è  giusto andare avanti.

Se mi lasci, non ti cancello**:



Alex V

*: è il titolo del libro della Pompei, che non ho letto
**: il film "Eternal sunshine of the spotless mind", a dispetto del titolo italiano "Se mi lasci ti cancello", è veramente bello. Buona visione!

mercoledì 25 luglio 2012

Spiegazioni

Visto che a breve tornerò a casa, ho iniziato a fare le valigie, a metter via le cose e tutto quello che bisogna fare in caso di "trasloco". Ho colto l'occasione per mettere un po' d'ordine anche tra le cose che lascio...e così spacchettando e impacchettando ho ritrovato un po' di cose, come il diario che tenevo 2 anni fa, appena arrivata a Roma...prima o poi pubblicherò degli estratti, perché alcune cose (scritte nei momenti in cui uno ha più bisogno di scrivere, ovvero quando è più felice o è più triste) devo imprimermele bene nella mente e ricordarle sempre.

Ho trovato anche parecchie cose abbandonate dal MioUomo quando, facendo il trasloco, aveva abitato momentaneamente da me. La maggior parte le ho buttate (fogli di esercizi, un joystick della Ps2, una macchina del caffè rotta,vecchi poster del Milan- io simpatizzo per l'Inter, non avrebbe dovuto lasciarli qui) e altre invece son diventate mie (vari bei poster, una calcolatrice, sottobicchieri). Sopratutto ho trovato una foto della sua gita in Spagna del liceo: non era un ragazzo, 
era un pulcinoooooooo!!! 
(ammetto che per dire pulcino di uno che era comunque un metro e novanta un po' ce ne vuole, ma tant'è...)
Bellino lui...
il prossimo anno campeggerà in camera mia, e guai a chi me la tocca (lui compreso, l'ha lasciata da me per un anno buono, quindi è diventata mia!)

Poi mi è capitato tra le mani l' I Ching. Ecco, l' I Ching, o libro dei mutamenti, è una sorta di "oracolo" cinese: si tirano le apposite monetine o gli steli millefoglie, si compone l'esagramma corrispondente (che a volte sono due) e si va a cercare il significato dell'esagramma, e si legge il responso. Più che un oracolo, è una dispensa di suggerimenti di stampo confuciano, che consiglia modi di agire o di considerare la situazione corrente, più che futura.
Per averne un idea più precisa, si (ri)legga La svastica sul sole di Philip Dick (orig. The man in the high castle), e il perché è finito nella mia libreria sarà chiaro.

Ovviamente la tentazione di consultarlo è stata troppa: e quindi eccomi lì, tra i borsoni e gli scatoloni di libri da metter via, seduta per terra, con le mie monetine e il mio esagramma finale:
 E' uscito il 40: Ciài = Spiegare = Chiarire,Capire, Liberarsi da ldubbio

Senza neppure una linea mutante. Un responso definito per un quadro della situazione chiaro.

L'esagramma parla di attività, di fiducia, di sereno, con qualche sfumatura di perplessità (ma è umano avere ancora esitazioni quando si esce da momenti difficili).
Il tempo di Ciài è soprattutto un tempo di spiegazioni, quando, cioè, ci si libera dai dubbi impegnandosi a seguire situazioni e pensieri rimandati o tenuti in sospeso. E' con questo orientamento che si devono vivere i giorni dati dal volgere dei mutamenti per la nostra serenità e la definizione delle nostre cose.
Ciài: ci si muove e si sfugge dal pericolo. Il ritorno è presagio felice perché conforme alla giustizia. 
Tempo di chiarimenti e perciò anche tempo in cui si vedono gli errori, i difetti, le debolezze, le colpe degli altri, di gente che magari è importante nella nostra stessa vita e causa di nostre angosce passate di cui ancora portiamo le tracce. L'intelligenza sa capire e può perdonare appunto perché capisce. 
Tempo di chiarezza e di spiegazioni e quindi di ricominciare a sperare, a costruire, ad essere sereni.

il drago solo rimane un drago
ma gli uomini sanno farne un dio

Come sempre, vuol dire tutto e vuol dire niente. Ma io come sempre ci leggo qualcosa di me, della mia vita, del periodo che è passato, di quello presente e di quello che verrà.
E come al solito (e questo me lo confermano anche i miei diari passati) sono felice.

Alex V

sabato 21 luglio 2012

Un nuovo giorno o un giorno nuovo

Studere studere post mortem quid valere?


La notte non è mai nera se sei in buona compagnia.
Ballare un liscio con un argentino.
Esser brasiliana d'adozione per un brasiliano.
Assaggiare la vera capirinha.
Scoprire che dopo la seconda pinta di birra si parla un inglese sciolto ché neanche fosse la lingua madre.
E cantare cantare cantare canzoni italiane e inglesi e musica latina che non è solo bossa nova.
Sentire il sonno andarsene piano piano e aspettare l'alba di fronte a un cappuccino con tutti i sacri crismi.



L'aria frizzantina di Roma alla mattina presto. Quando tutti dormono ancora, nel bel mezzo della sua eternità splendente di brina azzurro e energia ancora non colta.
E quando l'alba arriva è sempre una rivelazione.

Alla fine, che cos'è il mondo se non il luogo giusto per incontrarsi?


Tornare a casa, giusto in tempo per studiare di nuovo, ma più felici e ricchi ma con le tasche vuote, eppure piene  di esperienze variegate mescolate nuove.


E poi ho scoperto che i brasiliani hanno una parola unica per indicare l'incavo del collo:
cangote (da leggere cangoci).




Buongiorno mondo
Buongiorno estate
Buongiorno vita


Alex V

mercoledì 18 luglio 2012

Sulla saggezza

Ma chi l'ha detto che "saggezza" va di pari passo con "anzianità"?
Certo, più si va avanti e più si fa esperienza, e in teoria le esperienze dovrebbero insegnare a non commettere gli stessi errori. Dovrebbero aiutare a crescere.


Ma un bambino, che non conosce come va il mondo eppure istintivamente sa come dovrebbe andare nel regno di utopia, non è forse più saggio?
Quello che noi chiamiamo "beata ignoranza", nel suo candore, non sarebbe forse più valida di qualsiasi esperienza?
Non sarebbe forse meglio affidarsi alla semplicità e al cuore, che cercare poi con il cervello e in maniera razionale di ricostruire qualcosa di perso per sempre?
Certo, il mondo va in un altro modo, e siamo invariabilmente destinati a peggiorare. Un po' il danno è della società, un po' della volontà.

Mi chiedo se non sia stato sempre così, e se in fondo i tempi non c'entrino granché.


Irrefrenabile decadenza del singolo, che non è neanche più capace di sognare.


Prendete me, ad esempio:
Io una volta, e neanche troppo tempo fa, ero una persona più saggia. 


All'epoca in sogno mi appariva Socrate (e che chiacchierate!), adesso mi appare Buffon.


Poi uno si chiede perché dormo poco.


Alex V

domenica 15 luglio 2012

Ubriachezza

Stasera sono ubriaca. Sono ubriaca di vita.
Non ho bevuto vino, eppure sono convinta che questa sia la verità. Non ho bevuto niente in realtà, ma sono felice lo stesso. Sono allegra, sono euforica.
Per cosa?
Per niente e per tutto.
Tutta la sera a ridere per il biotipo El tor che ha causato la settima pandemia di colera.
E della diarrea esplosiva del Giappone di vibrio paraemolitico.
Praticamente rido per niente. 
-Dai, dinne un'altra.
E che devo aggiungere? Amando non smette di fomentarmi.
-Va bene va bene
Orientia Tsutsugamushi.
Ed è un piegarsi in due (in due).

Questo voleva essere un post serio sulla felicità che ti coglie così, a vent'anni, tra cuore e cervello, tra naso e bocca (come uno schiaffo) ti scuote da capo a piedi senza un vero perché...e invece è il solito post delirante senza né capo né coda.
Ma io questa la volevo condividere (quanto voglia di leggermi una raccolta di Prevert in questo momento):



E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
e il letto spalancato
e la posta sprangata
e tutte le stelle di vetro
nella bellezza e nella gioia
risplendevano nella polvere della camera spazzata male
ed io ubriaco morto
 ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda nelle mie braccia

Jacques Prevert

Perché stasera è una sera come tutte le altre, eppure è diversa. 
Com'è come non è, io stasera vado a letto contenta.
E mi ascolto Daitarn che mi fomenta sempre:



Alex V