venerdì 27 luglio 2012

Se una notte d'estate ad una festa

L'open bar di una festa di laurea può aprire la via delle Illuminazioni.

Questo pensava Midori l'Illuminata, tra il settimo e l'ottavo cocktail, mentre tra gli ulivi in una notte stellata la gente ballava. L'Illuminata guardava il mondo con occhi nuovi, conscia dei piccoli minuscoli legami che collegano ogni cosa ad un'altra, ogni sogno alla realtà, ogni caratteristica caratteriale a caratteristiche fisiche, trovando corrispondenze ontologiche tra le cose...

In breve, senza menarcela, ero abbastanza ubriaca.

Il festeggiato, il laureato in questione è una di quelle persone che quando hai tredici anni stalkeri a distanza, perché è praticamente una leggenda, non bello, ma affascinante, con un naso incredibilmente erotico. Una di quelle persone che a tredici anni sei sicura ti ignorerà per tutta la vita. E poi ci finisci alla festa di laurea. Questo tipino qui, tra l'altro, ha un harem di ragazze non indifferente, infatti ieri sera era un figaio. Oltre che una rimpatriata delle sezioni A e D della mia scuola media. Non scherzo. C'erano tutte, con i loro micro vestitini tatuati addosso o con le gonne di tulle asimmetriche  di Zara in tutti i colori disponibili, le molle delle gonne a vista. E tutte le ragazze con la riga al centro che va moda adesso, of course. Perché differenziarsi non è cool. Mah. La cosa interessante è che tutte le ragazze single presenti speravano di farsi il festeggiato. Tutte quelle fidanzate avevano sperato di farsi il festeggiato. Qualcuna delle single sperava di RIfarsi il festeggiato. Qualcuna delle impegnate si era fatta il festeggiato. Il tutto perché la megalomania del tipo in questione non è cosa sulla quale si possa scherzare. Infatti il tipo ha concluso la serata pomiciandosi un'invitata a caso. Olè.

Tra un cocktail e l'altro, nel frattempo, io e le mie amiche abbiamo fatto avanti e dietro dal bagno, perchè la pipì chiama e la ragazza media risponde. In una di queste visite al bagno, mentre col trucco provavamo a nascondere gli occhi sempre più stonati, vediamo l'invitata di un'altra festa che ci guarda. E ci riguarda.

-Scusate ragazze, ma voi andavate all'asilo X?
-Si...
-Io ero la vostra educatrice.
Immaginate la sorpresa. Immaginate lo shock. Non è una cosa che ci si aspetta.

Qualche cocktail dopo al bar.
-Mi darebbe un Cuba Libre, per favore?
-Scusa, ma tutti i cocktail che mi hai ordinato erano per te?
-Si.
-Ma li hai bevuti tutti?
-Si.
-E ancora ti reggi in piedi? Complimenti!

La serata è perfettamente riuscita.

                                                            Midori l'illuminata

Valentina e le Avanguardie parte 2

Non paghe di tanta bellezza, dopo la mattinata spesa all'Ara Pacis e un po' di shopping, il nostro dinamico duo diventa un trio, e con Cavallo Pazzo trotterelliamo verso Via dei Prefetti: lì c'è la Fandango Incontri, libreria, più caffè letterario, più sale esposizioni: che desiderare di più? Della serie: prima mostra, e poi aperitivo, che oltretutto al bar c'è il 10% di sconto se si visita la mostra!
(tra l'altro, un ristorante-caffè-alimentare equosolidale-libreria l'hanno aperto anche in Via del Corso ed è anche quello davvero figo! )

Valentina: si fatica a considerarla non reale. E la mostra non aiuta! E' un gioco di specchi in cui si racconta Crepax tramite Valentina, e Valentina attraverso Crepax, in un continuo scambio tra realtà e fiction. 
Valentina come personaggio la conosco praticamente da sempre.
Come Crepax prese spunto da Louise Brooks prima ancora di vedere un suo qualsiasi film, io ho preso spunto da Valentina prima ancora di conoscerne la storia.Del resto, non si può negare quanto la sua figura sia d'impatto, tra aggressività e fragilità, risolutezza e indecisione, l'uso della nudità, non puro esibizionismo ma segni di libertà interiore.
Tutta la storia e le caratteristiche che fanno di Valentina l'icona che è diventata articolate in un percorso tematico chiaro, preciso, coinvolgente.
E con la mostra ho preso veramente coscienza di quanto questo personaggio mi piaccia e lo senta vicino:

Sì, Valentina siamo tutte. Belle e possibili: così avremmo voluto nascere. 
Maria Laura Rodotà

Questa è una delle tante citazioni d'autore su Valentina di cui la mostra è disseminata. Per il resto, visitare per credere, anche (e soprattutto) chi di Valentina non ha mai sentito parlare (o ne ha sentito parlare vagamente)...

Alex V

Ps: il MioUomo dice, abbastanza scocciato (perché il primo a dirmelo non è stato lui), che io a Valentina ci somiglio pure. Sarà. Che poi, MiaMadre è stata a un passo così dal chiamarmi proprio Valentina. Invece alla fine mi chiamo con la versione femminile del nome di MioPadre. Che va bene lo stesso :)



ps2: BRAMO ardentemente il Gioco di Valentina (mai uscito in Italia, alla mostra era esposta la versione spagnola): un mix tra il classico gioco dell'oca e lo strip poker, il vincitore deve scegliere tra i giocatori quello che più gli piace e farsi togliere 3 o più vestiti. Anche in privato.
Altro che festa delle medie e gioco della bottiglia!

Valentina e le Avanguardie parte 1

O meglio: Le Avanguardie e Valentina, per rispettare l'ordine cronologico.


La mostra delle Avanguardie Russe all'Ara Pacis merita tanto. Se (incautamente) venite a Roma in questo caldo periodo, andateci, ma prima munitevi di copri-spalle perché dentro ci saranno 18 gradi, per permettere a quel belloccio del tipo che controlla che nessuno rovini i quadri di stare in  giacca e cravatta. 
Io ci sono andata con Ipazia, mia fida compagna di avventure in assenza dei corrispettivi ingegneri, e tutte e due siamo rimaste affascinate. Dentro infatti ci sono quadri di un giovanissimo Chagall (che venero da quando avevo 15 anni e per circostanze poco chiare finii nel suo museo a Nizza) e poi Kandiskij, e di lui dimenticatevi quadri cerchi e triangoli perché quelle nella mostra son opere in cui ancora l'astrattismo puro era lontano (però caspita, che belle!).
La sua Piazza Rossa di Mosca è incredibile, non l'avevo mai vista neppure su un libro (anche perché al liceo ho studiato Storia dell'arte ad cazzum) e son proprio rimasta di sale:


Avanguardie Russe in mostra allAra Pacis di Roma

Peccato non ci fosse una stampa, perché  mi piace parecchio...
Tutti gli altri pittori e artisti non li conoscevo (a parte Tatlin, di cui avevo vagamente sentito parlare) ma non mi hanno deluso affatto: 
dalla Goncharova, a Falk, Rodchenko, Lubov, Malevic, e ancora tanti altri!


Poi vabbé, davanti al poster di informazione che sentenziava "...la ricerca di un'arte esatta, simile al lavoro dell'ingegnere..." accanto al "Paraboloide iperbolico" di Marakova, ci è salita un'ansia da esame di analisi II (che nessuna delle due ha fatto direttamente, ma possiamo dire di averlo vissuto sulla nostra pelle!) che vai, ci stava una risata liberatoria (e di apprezzamento)!


Il tutto si completa e si corona con un bel video documentario sull'arte e la cultura nella Russia del primo Novecento, in cui non mancano i riferimenti all'ormai hipster-abusato Majakovskij che comunque ci piace e ci aggrada. 

In ogni caso la mostra merita anche solo per un quadro veramente attualissimo:tra quelli di Lubov, c'è questa Venere che sembra le haitiane di Cezanne, distesa nuda e languida sul letto, che guarda con fare picassiano lo spettatore, e dietro di lei... un gattone!
Vuoi vedere che Belen nel suo video aveva cercato la citazione colta? E invece tutti a chiedersi "Ma il gatto che c'entrava???"


O Tempora, O Mores!


Alex V






giovedì 26 luglio 2012

Tempo di vacanza

Per me è tempo di vacanza ma non ancora di mare: con le valigie pronte, nell'attesa dei miei,


vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi

No, quello era Cioran.


Io invece in questi giorni vago per la capitale, pazientando il MioUomo, ancora alle prese con l'ingegneria (portami via).


Così sono iniziati i miei giorni di shopping extreme (non ancora terminati) in compagnia di chiunque voglia accompagnarmi. Ecco il resoconto della mia 3 giorni di shopping:


giorno 1: Amando&Me: accoppiata fantastica e imprescindibile. Voglio fare compere con Amando per sempre. A parte che mi fa provare tutto quello che voglio (sì, anche i pantaloni pitonati che poi non ho preso perché, diciamocelo, non era proprio cosa) ma mi va anche a cambiare le taglie (perché da H&M ho una 36 che non avevo neanche a 14 anni) e mi lascia tutto il tempo che voglio!
Bottino: un paio di jeans a vita altissima-strettissimi-bellissimi. Dovevano essere miei,era scritto. Poi svariate canotte di svariati colori e una polo rossa per il MioUomo. Aveva appena fatto un esame. E io ero davanti al banco delle polo.


giorno 2: Ipazia&Me: io e la ragazza di Dude, anche lei tradita con l'ingegneria. Siamo entrate in tutti, e dico TUTTI, i negozi di via del Corso (spingendoci fino in Via dei Serpenti). E poi abbiamo piantato le tende da Zara. Al solito. E siamo uscite con gonne e vestiti. Al solito.


giorno 3: il dinamico duo formato da Ipazia&Me diventa un trio per l'aggiunta in extremis di Cavallo Pazzo, ormai anche lui fuori dalla sessione. Fare shopping a 3 non è mai stato così divertente:
a) perché in realtà siamo andate in giro per mostre
b) perché quello che doveva fare compere era C.P. e siamo finiti tutti ancora una volta da Zara ma stavolta ci siamo divertite a far provare a C.P. gli abiti, ma soprattutto, le combinazioni d'abiti e accessori più stravaganti. Uno spasso, insomma.


Adesso riesco a pensare solo che ho i piedi che mi fanno un male cane, le ballerine distrutte dopo aver camminato su tutti i sanpietrini del centro di Roma e domani mi spetta l'ultimo giorno di shopping senza i miei, ma con la Gattona, collega del MioUomo, una che all'inizio non sopportavo ma invece è piuttosto simpatica. 


E quindi ora mi siedo un attimo, poi mi preparo che stasera siamo io e il MioUomo. Per una volta, da soli e insieme.


Alex V

Paranormal activity

Ore 2.30 di notte. 
Mi alzo in preda ad un bisogno pazzesco d fare pipì. 
In casa tutto tace.
Non accendo la luce ed arrivo al buio in bagno.
Ben chiusa la porta dietro di me, accendo la luce in bagno. Ci ripenso e lascio la porta socchiusa.
Anche a 20 anni, ho il terrore che esca qualcuno dall'armadietto del bagno.
Mi siedo. Hanno di nuovo spostato la carta igienica sul bordo della vasca.
La pipì è liberatoria. Ieri sera ho bevuto troppa birra.
Scricchiolii di parquet in corridoio.
Nello spiraglio di porta aperta si insinua una mano, bianca,scheletrica.
Vorrei urlare, ma rischierei di svegliare tutti.
A tentoni la mano cerca l'interruttore, lo trova e lo spinge.
Il bagno piomba nell'oscurità.
Nonna P torna a letto, soddisfatta di aver spento la luce che qualcuno aveva lasciato accesa in bagno.
Rimango seduta sul gabinetto al buio.
Sospiro.

                                                                Midori

mercoledì 25 luglio 2012

Canzoni&cappelli

Passando davanti ad una merceria sono rimasta fulminata sulla via di Damasco. In vetrina c'era il più bel cappello che avessi mai visto. Entrare e svenare le mie già magre finanze per comprarmelo è stato un niente. E così martedì partirò per la Spagna armata di cappellone di paglia da turista americana.
A me piacciono i cappelli, ma la colpa non è mia.
La colpa è di Francesco De Gregori.

In origine ero una bambina normale. Poi in macchina di baba comparve un'audiocassetta con i più grandi successi di De Gregori, che il suddetto uomo proclamava essere il suo cantautore preferito. Essendo ai tempi nel pieno del complesso di Edipo, decisi che De Gregori meritava di diventare il mio cantante preferito. La motivazione vincente era che aveva il mio stesso nome. Ora, nella mia mente da bambina, se al mio babuzzo piacevano le canzoni, io dovevo essere come il testo di quelle canzoni, per essere sempre all'altezza di tutto.


Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi 
se per caso avevi ancora quella foto 
in cui tu sorridevi e non guardavi. 
Ed ecco che in tutte le mie foto da bambina sfodero uno sguardo storto, malefico e quasi strabico, condito da un sorrisetto quasi maligno. In tutte. E mica l'avevo capito che la canzone parlava di una tipa che se ne andava, lasciandolo lì. Ma che ne sapevo io.
E di seguito ho imparato ad andare in bicicletta per Il Bandito ed il campione. Ho provato ad imparare a giocare a calcio grazie a La Leva calcistica del '68. Ho cominciato ad apprezzare i gatti grazie ad Alice.


Ma i cappelli, direte voi.
La colpa è di Titanic.
Ci sta mia figlia che ha 15 anni e da Parigi ha comprato un cappello.
Il danno era fatto.
E per il resto della mia vita non ho fatto altro che comprare cappelli e comparire in foto dove sorridevo ma non guardavo. 
                                           Midori

Spiegazioni

Visto che a breve tornerò a casa, ho iniziato a fare le valigie, a metter via le cose e tutto quello che bisogna fare in caso di "trasloco". Ho colto l'occasione per mettere un po' d'ordine anche tra le cose che lascio...e così spacchettando e impacchettando ho ritrovato un po' di cose, come il diario che tenevo 2 anni fa, appena arrivata a Roma...prima o poi pubblicherò degli estratti, perché alcune cose (scritte nei momenti in cui uno ha più bisogno di scrivere, ovvero quando è più felice o è più triste) devo imprimermele bene nella mente e ricordarle sempre.

Ho trovato anche parecchie cose abbandonate dal MioUomo quando, facendo il trasloco, aveva abitato momentaneamente da me. La maggior parte le ho buttate (fogli di esercizi, un joystick della Ps2, una macchina del caffè rotta,vecchi poster del Milan- io simpatizzo per l'Inter, non avrebbe dovuto lasciarli qui) e altre invece son diventate mie (vari bei poster, una calcolatrice, sottobicchieri). Sopratutto ho trovato una foto della sua gita in Spagna del liceo: non era un ragazzo, 
era un pulcinoooooooo!!! 
(ammetto che per dire pulcino di uno che era comunque un metro e novanta un po' ce ne vuole, ma tant'è...)
Bellino lui...
il prossimo anno campeggerà in camera mia, e guai a chi me la tocca (lui compreso, l'ha lasciata da me per un anno buono, quindi è diventata mia!)

Poi mi è capitato tra le mani l' I Ching. Ecco, l' I Ching, o libro dei mutamenti, è una sorta di "oracolo" cinese: si tirano le apposite monetine o gli steli millefoglie, si compone l'esagramma corrispondente (che a volte sono due) e si va a cercare il significato dell'esagramma, e si legge il responso. Più che un oracolo, è una dispensa di suggerimenti di stampo confuciano, che consiglia modi di agire o di considerare la situazione corrente, più che futura.
Per averne un idea più precisa, si (ri)legga La svastica sul sole di Philip Dick (orig. The man in the high castle), e il perché è finito nella mia libreria sarà chiaro.

Ovviamente la tentazione di consultarlo è stata troppa: e quindi eccomi lì, tra i borsoni e gli scatoloni di libri da metter via, seduta per terra, con le mie monetine e il mio esagramma finale:
 E' uscito il 40: Ciài = Spiegare = Chiarire,Capire, Liberarsi da ldubbio

Senza neppure una linea mutante. Un responso definito per un quadro della situazione chiaro.

L'esagramma parla di attività, di fiducia, di sereno, con qualche sfumatura di perplessità (ma è umano avere ancora esitazioni quando si esce da momenti difficili).
Il tempo di Ciài è soprattutto un tempo di spiegazioni, quando, cioè, ci si libera dai dubbi impegnandosi a seguire situazioni e pensieri rimandati o tenuti in sospeso. E' con questo orientamento che si devono vivere i giorni dati dal volgere dei mutamenti per la nostra serenità e la definizione delle nostre cose.
Ciài: ci si muove e si sfugge dal pericolo. Il ritorno è presagio felice perché conforme alla giustizia. 
Tempo di chiarimenti e perciò anche tempo in cui si vedono gli errori, i difetti, le debolezze, le colpe degli altri, di gente che magari è importante nella nostra stessa vita e causa di nostre angosce passate di cui ancora portiamo le tracce. L'intelligenza sa capire e può perdonare appunto perché capisce. 
Tempo di chiarezza e di spiegazioni e quindi di ricominciare a sperare, a costruire, ad essere sereni.

il drago solo rimane un drago
ma gli uomini sanno farne un dio

Come sempre, vuol dire tutto e vuol dire niente. Ma io come sempre ci leggo qualcosa di me, della mia vita, del periodo che è passato, di quello presente e di quello che verrà.
E come al solito (e questo me lo confermano anche i miei diari passati) sono felice.

Alex V