sabato 15 settembre 2012

Le conseguenze di un micio

La cugina del Rufo è tornata in terra pugliese per il week end. La cugina del Rufo vive in zona romana con convivente, un gatto ed un cane. Essendo famiglie veracemente del sud, fino a quando la cugina ed il compagno non avranno la fede al dito, si dormirà esclusivamente ognuno a casa dei propri genitori, perché anche se vivono tutto il resto dell'anno insieme ed hanno entrambi 30 anni, non sta bene. Così ogni volta che scendono a casa, lui la porta a casa dei suoi, e poi col cane va dalla madre. Il problema è il micio. Dove lasciare il micio? Entrambe le famiglie dei genitori hanno cani, che tollerano già a malapena il cane della cugina. Ed ogni volta si pone il problema del micio. Per fortuna che c'è Wonder Woman.
Wonder Woman è la madre del Rufo, che ha sopravvissuto tutta una vita in una casa piena di maschi. E che maschi.  Wonder Woman adora gli animali, specialmente i gatti. Dopo la dipartita di Bianca, la loro amata, coccolata, viziata gatta, ha giurato che non avrebbe mai più avuto un gatto. Ma non ha detto nulla riguardo all'ospitarli.

Per questo motivo ieri mattina il micio è sbarcato a casa del Rufo. Spaventatissimo, diffidentissimo e carinissimo. Quando nel pomeriggio sono arrivata a trovarlo (non il Rufo, il micio), si era rintanato tra il divano ed il termosifone. Povero cucciolo. Poi ho preso confidenza e me lo sono messo sulla pancia.

-Guarda Rufo, guarda come gioca.
-Veramente si sta divincolando.
-Ti ho detto, CHE STA GIOCANDO. Oh, ha smesso, guardalo si è accucciato.
-Veramente si sta preparando a saltare.
-Rufo, con tutto l'amore del mondo, vaffanculo.

Dopo un po' io ed il micio siamo venuti a patti: purché io continuassi a grattarlo sotto il musetto, lui avrebbe continuato a ronfarmi sulla pancia.

Sarà stata la pet therapy, sarà stato il sole autunnale che entrava pallido nella stanza, ma è stato un bel pomeriggio, il Rufo alla scrivania ed io sul divano, un giallo ed il gatto sulla pancia. 

-Rufo, ma tu ci pensi mai ad un domani?
-Cosa fare domani sera? Veramente stavo pensando di...
-No, non quello stupido. Ad una casa nostra, un pomeriggio così, io sul nostro divano, col nostro gatto, tu al nostro computer...
-Il computer sarà sempre e solo mio.
-Ok, al tuo computer.
-Ma un bambino? Non dovrebbe esserci un bambino? Perché parli del gatto e non del bambino?
-Il bambino sta dormendo. Ed ecco, l'hai svegliato. Adesso gli vai a cambiare tu il pannolino puzzolente, mentre io rimango a coccolare il gatto.
-Forse hai ragione, nel pomeriggio che dici tu non c'è un bambino.
-Volevo ben dire...
-Però magari in un altro pomeriggio ci sarà...
-Ci sarà un altro gatto. 
-Che?
-Torna a studiare.

Decisamente, i gatti hanno conseguenze pericolose.

                                                                                                        Midori

venerdì 14 settembre 2012

Dentro la maschera

AlexV parla di Maschere e a me viene da ripensare al mio personalissimo approdo al trucco.
Io ho cominciato a truccarmi per protesta verso Mutti e verso la scuola. Mutti essendo generalessa fino a qualche anno fa non si truccava per niente, mai. E non che ne avesse bisogno. Se ci penso bene io ho iniziato a truccarmi anche prima di Lucia. Magari tardi per la media delle ragazze, ma in famiglia sono stata la prima.
Alle medie avevamo una professoressa di matematiche che non appena vedeva una d noi con un po' di matita o fondotinta, ci mandava a lavarci la faccia in bagno. Ok, a undici, dodici anni è presto, ma a tredici e quattorcidici il filino di matita ci può stare, anche perché quella è un'età ingrata, di bruttezza eternamente rinnovata,fatta di questi trucchi per sentirsi più carine o per lo meno meno cesse.
Il mio primo approdo al trucco è stato l'occhio pesto di matita nera. Sembravo un panda, ma mi ero convinta di stare facendo lo smokey. E allora, che volete dire ad una tredicenne grassissima, col monosopracciglio ed i baffi, ma che ha lo smokey? Da lì poi è stato il momento della terra (me la metteva una mia compagna di classe e sembravo un mascherone d'argilla), in un crescendo, fino a quando, per errori e tentativi, ho imparato a truccarmi. E l'ho insegnato a Mutti e Lucia, ma questa è un'altra storia.

Quello che volevo dire è che anche io ho avuto la tentazione del mascherone, dei 2 mm di trucco. Chi non si è mai svegliato la mattina, almeno una volta, guardandosi allo specchio e desiderando una faccia tutta nuova, tutta simpatica da mostrare al resto del mondo? 
Magari è così che si sveglia ogni mattina la ragazza del bar. Magari è così sbattuta che si ridipinge una faccia tutta nuova, o chissà, magari pensa che il truccarsi sia quello, sia un mascherare quelli che lei vede come difetti. O non conosce il trucco leggero. Tutto può essere.

A volte trovo difficile uscire senza trucco. Magari sono già per le scale, ma torno indietro e metto un filo di matita. Eppure se aspetto gente in casa non sento la necessità di truccarmi. Il trucco è una copertina di Linus, una minuscola corazza difensiva: se metto questo filino di matita, gli altri non mi vedranno veramente. 
Ci sono maschere e maschere, di tutte le dimensioni (ovvietà, lo so, ma andava scritta).

                                                                                                                            Midori

Questo è il Teatro degli Orrori

Grazie a tutti!Signori! 
E' il Teatro degli Orrori,signori!
Eccheccazzo!
foto di La Repubblica XL...tra l'altro, io ero proprio sotto al palco,
davanti al Capovilla.

Perché a un certo punto,ieri sera, erano le sette, è arrivato Dude a dirti che c'erano loro a due passi da casa, alle Terme di Caracalla, e allora non fai in tempo a raccattare Amando e al bando la pioggia e il vento e il freddo, tanto smetterà, andiamo!
Tra un panino zozzo e una birra che sembrava acqua di fonte,per la modica cifra di 4 euro, si incontra pure il Virgineo (che per ora Acidone non è,ma questo poi si vedrà).
Stiamo lì, ad aspettare che arrivino, godendoci il gruppo d'apertura, gruppo napoletano dal nome inglese lunghissimo e non proprio facile a ricordarsi, ma bravi (gran voce la cantante- il gruppo è The Mantra Above The Spotless Melt Moon- dopo il concerto ho preso il bigliettino).
Stiamo lì, subito sotto al palco, il parco che intanto si riempie, e quando arriva Pierpi (Capovilla eh) non ce n'è per nessuno.
Il Teatro degli Orrori mi piace, conosco quasi tutte le canzoni, anche se non sono il massimo dell'allegria (neanche i Baustelle del resto lo sono), ma dal vivo diventa qualcosa di esaltante: è un vero show, e ti coinvolge con la mente e con il corpo...soprattutto con il corpo, a giudicare dal pogo maschile, e pensare che ci sono pure finita in mezzo!
Capovilla è un pazzo:beve, fuma tra una canzone e l'altra, si muove, parla, urla, sputacchia (se tu fumassi meno magari), grida, si arrabbia, canta di nuovo, posa per le foto, ti guarda, ti coinvolge...e non parliamo del batterista che dalla sua postazione, senza far altro che quello che deve fare, rimane un vero personaggio.
Tra una carica e l'altra, spinte e ritorni elastici (?! mi sto mica trasformando in un ingegnere?) io sono sempre lì, sotto al palco, centralissima,anche grazie a Dude, che ogni tanto, quando sto per schizzare via sulla Luna per qualche urto un po' troppo violento, mi riacchiappa e mi rimette al mio posto.
Alla fine siamo fradici di sudore, stanchi, senza voce, le scarpe rotte, gli occhiali storti e un gran sorriso stampato in faccia.



Alex V


Dietro la maschera

Devo fabbricarmi un sorriso, munirmene, mettermi sotto la sua protezione, frapporre qualcosa tra il mondo e me, camuffare le mie ferite, imparare, insomma, a usare la maschera. 
Non è stato Cioran l'unico a capire che tutti noi, ogni giorno, portiamo una maschera, anzi, più maschere, a seconda dei casi e delle occasioni. Certo, c'è chi ne indossa una più visibile di altri...

Il solito tran-tran romano adesso comprende la sveglia la mattina mia e di Dude (Amando no, poverino, che lui gli esami li ha finiti, lasciamolo dormire) e una bella colazione con cappuccio e cornetto al bar sotto casa. Ed è lì che stamattina un ancora sonnacchioso Dude ha sbottato:
-Oh, ma l'hai vista quella? Ma come fa a lavorare tutto il giorno con quella maschera?
Alzo lo sguardo dal mio cappuccino, e imbrocco al volo la faccia della cameriera: cerone caraibico, 2 tonalità di ombretto in tinta che arrivano fino alla tempia, matita, eyeliner, mascara up and down, rossetto, matita, lucido. 
-Cioè quella c'avrà un anno più di noi e così conciata sembra ne abbia dieci di più! Ma avrà 2 mm buoni di trucco!
-Vabbè Dude, hai presente la Madrina?
-Sì
-L'hai mai vista senza trucco?
-No
-Nemmeno io.

Allora, io ho iniziato a truccarmi (il che vuol dire o occhi o bocca, mai entrambi insieme, e il massimo che faccio oltre a mettermi il mascara è dare una passata di eyeliner) l'anno scorso. Quindi mi manca sia la tecnica, sia la spavalderia, sia la cultura dell'andare in giro con una vera maschera al posto della faccia.Del resto, MiaMadre non si è mai truccata, quindi mi mancava sia l'esempio sia la materia prima, perché in casa mia i trucchi sono sempre stati ridotti all'osso (matita nera, mascara, fondotinta, fard: niente di più che il necessaire per le grandi occasioni). Però se ci penso bene non sono poche le persone che conosco che invece non escono senza almeno un filo di trucco, soprattutto qui a Roma. 
Perché lo facciamo?
Per apparire più belle?
Per apparire più curate?
-Ma se quei mascheroni vi fanno sembrare orribili (e lo so che Dude qui avrebbe voluto aggiungere anche "e oche e superficiali", ma questo perché è Dude).
Copertina di "La Maschera"
di Paola Poggioli, storia yaoi
che ha stregato la mia migliore
amica Orange (in effetti,
è un libro che si fa leggere ;))
Quando si parla di un make-up basic, chiaro, la vanità c'entra eccome.E c'entra anche l'idea che noi abbiamo di noi stesse (tanto per ricollegarsi alla famosa questione del bello). Ma quando si arriva al mascherone, secondo me, il nocciolo della questione è un altro.
Ci conciamo come alberi di Natale per sentirci protette, per concretizzare la massima di Cioran, inconsapevolmente. Mettiamo così una barriera più mentale che fisica tra noi e il resto del mondo, e possiamo affrontarlo con meno paura.
Non ho altra spiegazione. Perché veramente la cameriera del bar sotto casa sotto quei chili di fondotinta e chissà che altro è una bella ragazza,anche se lo nasconde bene.








Alex V

giovedì 13 settembre 2012

Non è bello ciò che è bello...

...ma è bello ciò che piace.
Vallo a dire a un esteta, che passa la sua vita alla ricerca del bello assoluto. E invece, secoli e secoli e ancora non si è capito o meno se davvero ci può essere oggettività nel bello. 
In ogni caso, le ragazze di Miss Italia (che non ho visto perché mi sono dimenticata e sono andata a vedere Batman, ma che non avrei visto comunque perché non ho la TV) mi sembrano tutte delle gran bellezze, oggettivamente parlando.
Poi è chiaro, i gusti son gusti, e infatti esistono coppie dove uno esterno si chiede: "Oh, ma come fa quel gran pezzo di...a stare con quel cesso!".

Filosofia a parte,il punto è che ho avuto una lunga, lunghissima chiacchierata con Dude su svariate cazzate,e alla fine parlando d'altro è venuta fuori anche questa cosa:
- Oh, ma sai quando sei venuta a casa mia quest'inverno? Oh, non t'incazzare, io non lo penso ma...oh, premesso che i miei amici sono dei grandissimi stronzi...ma...sei risultata universalmente un cesso.
- Ah sì, loro parlano? (ndr: se a darmi del cesso fossero stati una schiera di modelli di Abercrombie&Fitch, ammetto, ci sarei rimasta male...ma visto che era il bue a dare del cornuto all'asino, la cosa non poteva far altro che divertirmi)
-Sì, è vero, i miei amici sono dei cessi davvero- credo di essere io il migliore lì in mezzo. Comunque rettifico: più che altro, sei sembrata mascolina, probabilmente perché non sai neanche come comportarti con un maschio del sud*...
Bhè, comunque la cosa ha sconvolto me...anche perché qui (a Roma) è tutto il contrario...cioè, anche per me...
-Ma caro,non preoccuparti: io so di non essere universalmente un cesso, anzi, semmai, il contrario!
Scherzi (ed egocentrismi) a parte,l'unica volta nella mia vita in cui veramente mi sono sentita un cesso universale sono stati gli anni delle medie: magra magra, senza seno, goffa, timida...e pure secchiona! Mi mancavano gli occhiali, ché l'apparecchio ce l'avevo!
Devo dire che però quella cosa che tra i miei compagni di scuola mi aveva condannata, mi ha allo stesso tempo salvato dal crescere con dei gran complessi (anzi, proprio con delle orchestre!): l'altezza.L'estate al mare il mondo mi pensava sedicenne (quando di anni ne avevo 12 o 13), e quindi mi faceva guadagnare i complimenti e gli sguardi dei ragazzi più grandi, e a dire la verità anche qualche bacio, salvandomi dall'abisso della sfigaggine nella quale sarei senz'altro caduta. Perché a quell'età, dove sono cresciuta io, la figaggine si misura in limoni (anche se poi il passaggio da figa a troia è labile e spesso soggettiva).
Comunque, siccome a tutti piace piacere, e io non faccio eccezioni,in un impeto di narcisismo estremo, mi sono riguardata un po' di foto mie dal lontano 2006 a oggi (praticamente tutto l'archivio fotografico a mia disposizione su questo computer) e ho concluso che: 
anche se in alcuni momenti della mia vita ho avuto dei capelli infelici (e nessuno me l'ha mai detto, sciagura a coloro che l'hanno pensato e non me l'hanno detto, tanta tanta fortuna a chi mi ha visto e ha pensato che stavo comunque bene!), brutta non sono mai stata, un cesso tanto meno, sono sempre piaciuta  ad altra gente che pure piaceva a me e non solo a me(alla faccia di chi pensa il contrario), ma soprattutto: IO MI PIACCIO
E se non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace,e io mi piaccio, allora io sono bella. Non fa una piega, tié.
Ah, quasi dimenticavo:


Piacersi è la prima regola per piacere.

E questi giorni con l'autostima a 1000 mi fanno proprio stare bene.

Alex V

*: questa cosa sul "come porsi con un maschio della provincia del profondo sud" la approfondirò in un altro momento, e anche lì ci sarà da ridere**
**: piccola anticipazione: al di là del considerarmi un maschio, pare che mi considerino anche lesbica. WoW, exciting.

Omaggio a Clara

Una cosa che mi piace tanto la mattina quando accendo il computer, è guardare il doodle del giorno. E oggi celebra la nascita di Clara Schumann,al secolo Clara Wieck, pianista e compositrice tedesca di fama mondiale, all'epoca più famosa del marito, che in effetti deve almeno in parte la sua fama proprio all'attività della moglie, che inseriva le sue composizioni nei suoi seguitissimi concerti, che ha tenuto per tutta la vita. Insomma, meglio di Madonna. La sua è stata una vita completamente dedicata all'arte della musica, e fin dalla prima volta che ne ho sentito parlare ne sono rimasta affascinata.
Io ho studiato pianoforte* per qualche anno, pestando i tasti in maniera svogliata fino a quando non sono approdata con un vero insegnante, il buon Poddy. E lì sì che ho imparato a suonare davvero! Oddio, una virtuosa non lo sono mai stata, e comunque non è che stessi a sacrificare lacrime e tempo sugli spartiti; alla fine a 16 anni ho definitivamente relegato il pianoforte al muro e mi sono dedicata ad attività più gratificanti per me, per le mie orecchie e per quelle degli altri, decidendo che la musica mi piaceva ascoltarla, non farla.E con il senno di poi, tornassi indietro sceglierei un altro strumento, anche se un pianoforte in casa fa sempre la sua bella figura.
Eppure oggi, se fossi a casa, probabilmente al mio pianoforte scordato mi ci sarei messa, con il mio bello spartito delle Kinderszenen con la copertina color carta da zucchero**, e avrei suonicchiato qualcosa in omaggio a quella donna tanto paziente da sopportare il dolore, un marito pazzo (assistito fino alla fine,rinunciando pure a far sbocciare la passione segreta per l'amico Brahams-almeno così mi raccontava il mio maestro) e tante, tante, tante ore su una tastiera d'avorio.


il bello e delicato doodle di oggi
Alex V

*:è interessante notare che ho voluto io imparare a suonare il pianoforte e nient'altro che il pianoforte. E non solo per la bellezza estetica dello strumento in sé (che mi fu regalato per la comunione, dopo un anno appena di studio),ma anche e soprattutto per imparare a suonare "Per Elisa" (o, ognuno ha le sue fisse). E' ancora più interessante notare che nessuno dei miei insegnanti in sei anni di studio e un esame al conservatorio mi ha mai fatto studiare "Per Elisa", il primo perché vabbè, non capiva un'H (era l'organista della chiesa, fonte di tutte le mie inabilità tecniche al piano, parzialmente corrette sotto la guida di Poddy), il secondo perché pensava che fosse una cosa "stupida" e che si fa suonare ai bambini. Ergo, quando avrò un po' di tempo, dovrò impararlo da autodidatta. Ecco.
**:ho letteralmente adorato le edizioni Urtext. Davvero.

The brave

Finalmente ieri il Rufo mi ha accontentato. Praticamente da quando ho visto il trailer avevo iniziato a rompergli l'anima.
"Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave? Mi porti a vedere Brave?". 
Ha acconsentito, penso più per disperazione che altro.

Oltre ai prevedibili disagi di essere in una sala piena di bambini ("Mamma ma quella chi è? Ma adesso che fa? Mamma dammi l'acqua! Questo film non mi piace, è per femmine!") e seduti accanto ad una coppietta che aveva deciso di concepire il proprio pargolo al cinema, è stato un film meraviglioso. 
E non lo dico solo perché dopo anni i principesse con i capelli lisci od i boccoli a candelotto abbiamo finalmente una principessa con una selva di capelli bella, realistica e decisamente riccia. I capelli non sono mica l'unica cosa che distingue Merida dalle altre principesse Disney. Già con Tiana de La Principessa ed il Ranocchio si erano mossi dei passi decisivi: una ragazza umile che ottiene ciò che vuole non con la sua bella faccina ma ammazzandosi di lavoro. Eppure con Merida il discorso è diverso.
Il film si rivolge chiaramente al solito pubblico di bambini, adolescenti e giovani adulti cresciuti a pane e film Disney. La cosa interessante, però è che il pubblico infantile rimane la priorità. Non ci sono strizzate d'occhio al pubblico adulto, della serie "Ecco qua, ti piazzo un riferimento che un bambino non capirà ma che ricompenserà un adulto dall'essere andato ad accompagnare la prole al cinema". No. Lo si capisce principalmente dal fatto che manca una storia d'amore. Mettiamo il punto al voler sessualizzare i bambini, al mettere l'obbligo del fidanzatino e dell'amore, come se una ragazza si realizzasse solo in questo.
La protagonista non ha bisogno di un uomo al suo fianco per sentirsi realizzata. Vadano al diavolo Cenerentola, Biancaneve e tutte le altre principesse Diseny! Per non parlare di Aurora/Rosaspina, altra campionessa... Al diavolo i bei visini, al diavolo l'iperfemminiltà ed il rosa, al diavolo l'aspettare l'aiuto esterno. Merida ce la fa da sola. Anzi, ce la fa meglio che da sola. Ce la fa con l'aiuto della madre. 
L'altro aspetto bellissimo di questo film è il rapporto madre figlia. Il fatto che l'eroina non sia orfana dà il modo di esplorare tutta quella gamma di emozioni che negli altri film Disney non si calcola neanche: i genitori ci sono e sono presenti entrambi. Merida non ha un complesso d'Edipo schiacciante, non idealizza la figura di un padre sparito da tanto tempo come in quasi tutti i film Disney. Il film è la storia di un rapporto tra donne, con una madre in bilico tra il lasciar andare la figlia per la propria strada ed il volerla indirizzare il più possibile.

Anche la colonna sonora non era male, nonostante io debba sentire ancora quella in inglese. A parte un pezzo che ho adorato. Si tratta della ninna nanna in gaelico, questa:

 Si lo so, ho gusti discutibili. Ma il gaelico mi piace troppo a livello di musicalità. 

E adesso voglio i capelli rossi.

                                                                        Midori